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Attraverso l’azione politica, culturale e sociale, lavoriamo da ottant'anni per l'autodeterminazione della donna, per affermare il rispetto e l’inviolabilità dei corpi, contro ogni forma di sfruttamento e mercificazione. Crediamo che i diritti delle donne siano una misura fondamentale dei diritti umani e una condizione indispensabile per una società più giusta. Riaffermiamo con immutata convinzione il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e promoviamo la pace tra i popoli, la nonviolenza e la difesa non armata. 

 

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I ragazzi di Villa Perla

Pubblicato originariamente su giorinaldi.com.  I ragazzi di Villa Perla1° Giugno [1954], Giornata Internazionale dell’Infanzia: vi presentiamo i ragazzi ospiti di Villa Perla, a Genova. Sono i bimbi più cari al cuore delle donne italiane, simboli vivi delle glorie della lotta di Liberazione, in cui i loro genitori lasciarono la vita per il bene di noi tutti.Articolo di MARIA ANTONIETTA MACCIOCCHI(da “Noi donne” del 30 maggio 1954)Se vi capita, questa estate, di percorrere la strada che va da Genova a Portofino, la strada che stringe a terra come una cintura la grande superficie del celebrato mare della costiera, fermatevi a Villa Perla. Dico fino a questa estate perché a settembre i bimbi che vi sono dovranno andar via. In alto c’è una grande costruzione, l’albergo Eden, già molto famoso, ma non è qui Villa Perla: Villa Perla si apre, quasi sulla strada, dietro un grande cancello di ferro, una palazzina dalla facciata rigonfia, quasi circolare, ornata da un peristilio, dove una volta i ricchi signori che frequentavano l’albergo si recavano a giocare d’azzardo.Qui, nel ’46, andarono ad abitare un gruppo di bimbi piccolissimi, lasciati orfani dai genitori caduti nella lotta di Liberazione, figli di deportati, di martiri partigiani: alcuni erano così piccoli che vi furono portati in braccio, e l’alto cancello che era stato varcato dalle grandi macchine di lusso dei milionari, si aprì davanti al carretto della frutta, del latte, della verdura, si aprì all’uscita e all’entrata della schiera di bimbi che nello chalet del gioco d’azzardo avevano trovato una casa: la chiamarono così Villa Perla.L’unità dei Comitati di Liberazione Nazionale si trasformò in unità nella volontà di assistere i bimbi: a Villa Perla arrivarono i lettini, i banchi di scuola, i tavoli, la biancheria, i grembiuli. Partecipavano le autorità con i sussidi prescritti a mantenere i bimbi di Villa Perla, partecipavano i cittadini di Genova, della Liguria, d’Italia. Lo stesso grande industriale Gaslini, in quei tempi in cui i capitalisti facevano le fusa, come i gatti, attorno al movimento democratico sorto dalla guerra di Liberazione, concesse che la dependance dell’albergo Eden di sua proprietà fosse occupata dai bambini. Tuttavia «dimenticò» di firmare una carta che estendesse nel tempo questa concessione: a questa «dimenticanza» si deve il fatto che, mutati i tempi, l’industriale ha preso a reclamare il possesso della sua ex casa da gioco e, dopo molte proroghe, ha ottenuto che le autorità giudiziarie firmassero una sentenza di sfratto, che dovrà aver luogo in settembre. In questi anni, mentre tutto il popolo italiano combatteva la sua battaglia per il rispetto dei diritti conquistati nella lotta di Liberazione nazionale, anche i bimbi di Villa Perla, quella piccola schiera di bimbi dagli occhi ancora aperti con innocenza sul mondo, hanno combattuto la loro. I sussidi governativi sono stati ridotti, si sono trovate mille scuse e sottigliezze per stabilire che quei bimbi non rientravano nella categoria degli «assistibili», finché si è giunti, da parte del Governo, a sovvenzionare solo due dei sessanta bambini che Villa Perla ha in questi anni sistematicamente ospitato. Ora, se è dura la lotta degli operai di una fabbrica per non farsi affamare, immaginate che cosa è stata quella di questo gruppo di bimbi, che tanto poco sapevano ancora della vita, per non farsi tagliare fuori dalla vita. Il muro contro cui si è spezzato il piano di distruzione di Villa Perla messo in opera dal Governo, è stato quello dei sorrisi, dei canti, dell’amore dei bambini di Villa Perla per tutti gli uomini. Chi andava a trovarli li trovava così fermi, così incrollabili in questa loro volontà di vita, così pronti a mostrare il meglio di se stessi nei compiti, nei giochi, nella solidarietà fra compagni, così fiorenti nella salute e nella forza morale che, amico o nemico, se era un uomo onesto, non poteva non desiderare di aiutarli. Così commercianti, bottegai, professionisti, hanno in questi anni mandato a Villa Perla quello che potevano. Ma i grandi amici sono stati l’Unione Donne Italiane, il Comune di Genova quando fu retto dal sindaco Adamoli, sono stati i lavoratori del Porto di Genova:– Quando sentivamo le sirene dei piroscafi, ha scritto un bambino di Villa Perla, pensavamo a loro che lavoravano per noi… I bimbi crescevano belli, bravi, lindi, ordinati. Chi li vedeva, in estate, andare sulla spiaggia a fare i bagni credeva che si trattasse di bimbi di un collegio di lusso: infatti un giorno un industriale, il padrone di una fabbrica tessile che aveva villeggiato in costiera, sotto questa impressione scrisse: «Onorevole UDI, vorrei sapere qual è la vostra retta per far trascorrere al mio bambino l’inverno nel vostro Collegio…».Io ho visto Villa Perla in un giorno di settembre dello scorso anno, quando le tinte della Costa azzurra si fanno di più intenso e caldo splendore, con Renata Agostini, l’animatrice di questa grande istituzione, che mi guidava avanti e indietro, fra i dormitori, il refettorio, le aule scolastiche, la palestra, circondate dai bambini.Anche se da quel giorno è passato tanto tempo, i bambini di Villa Perla mi sono restati nel cuore, e io li rivedo come allora.Permettete che ve li presenti.Ecco Verrecchia, allora un bimbo di Monteccasino, ora un ragazzo robusto di 14 anni. È quegli sulla cui bocca l’espressione «Villa Perla è casa nostra», suona con il più tenero accento.Ricordo gli occhi azzurri, bellissimi, e le ciglia nere folte di Rodolfo Pastore; ed ecco Mario Borgnino con i riccioli biondi, il viso dolce, la figura elegante: non ha padre, la madre partigiana è morta tubercolosa, la nonna vive lavando le scale dei grandi palazzi di Genova. Borgnino ha una grande, accesa fantasia: racconta ai compagni il suo giro del mondo: arriva in elicottero, attraversa i mari nel profondo con sommergibili, fa esplorazioni strabilianti: ma quando parte, parte sempre da Rivarolo, il suo paese che conobbe bambino.C’è Massimo Morandi ora, senza padre, con la madre tubercolosa che non si occupa di lui, un bambino assetato di affetto: se al cancello si ferma qualcuno dirà ai compagni che è venuto a trovarlo, e inventa zii, nonni, cugini che, per i più strani impedimenti del mondo, non possono ricongiungersi a lui.E poi altri, altri. I due fratelli Mazzola, di 10 anni, che hanno il padre, partigiano, disoccupato e la madre risposata che ha avuto altri figli; Luigi De Giovanni, orfano di guerra con la madre ammalata; Nicola Odopenko, figlio di una slava che nel campo di concentramento conobbe un italiano già sposato e padre di figli, da cui Nicola nacque: ora è come se non avesse né padre, né madre.I bambini di Villa Perla cantano: le loro voci sono acute, tenere, entrano nel cuore, fanno impallidire dalla commozione. Quando hanno cantato quella volta: «Fischia il vento, soffia la bufera…», con Giorgio Benedettini, orfano della guerra di Liberazione, che faceva «l’a solo», a me è capitato di piangere, per quanto con tutte le forze volessi proibirmi, così grande davanti a bimbi così piccoli, di dare segni di debolezza.Ma con quel canto tornava tutta l’epoca eroica, tornava su quei bimbi ad aleggiare il volto sbiadito dei padri e delle madri che essi non conobbero quasi, tornava la visione di quel nostro esercito formato sui monti, di quelle brigate partigiane che non avevano pane, e anche tutte le lotte di questi anni perché il sacrificio loro fosse rispettato.Quel «pensate a noi: i nostri padri hanno pensato a voi!», che i bimbi di Villa Perla avevano scritto sulla scheda di sottoscrizione, acquistava un valore morale altissimo.Ora bisogna aiutare i bambini di Villa Perla: a Genova, in Liguria la sottoscrizione a Noi Donne, sarà unita a quella per Villa Perla; bisogna unire ancora una volta tutti attorno ai bambini di Villa Perla, al tempo stesso in cui chiamiamo le donne all’unione attorno al nostro giornale, per l’emancipazione della donna, nella lotta contro le armi termo-nucleari.I bimbi di Villa Perla hanno scritto essi stessi, a mano, su un loro quaderno, quel che dobbiamo fare e pare di sentire le loro voci ripeterci le frasi infantili.Dice Borgnino: «C’è un terreno a Prà sul mare… è nostro».E l’altro: «Dicono che se i nostri amici ci aiuteranno a costruire la casa ce la faremo…». E Maltese: «Se non avete mattoni da darci, regalateci dei soldi e noi con quelli compreremo mattoni e gli abbaini e i vetri per le finestre…».E Massimo Morandi: «Perché se ci aiutate la casa sarà veramente nostra questa volta e nessuno ci manderà più via e nessuno sentirà più parlare di quella brutta parola: sfratto!».I bimbi ci hanno mandato un disegno: eccoci nella casa nuova, è intitolato. E da tutte le finestre si affacciano grosse teste di bimbi e attorno alla casa si fa il girotondo e si vede perfino il mare con il sole che ride contento. Sotto il disegno i bimbi hanno scritto: «Se ci aiutate, questo disegno diventerà vero: Grazie!».  Maria Antonietta Macciocchi(Fonte “Noi donne”, IX, n. 22, 30 maggio 1954 – Archivio storico online)Nota (ndr)Successivamente, anche con la partecipazione del Comune di Genova, Villa Perla ha accolto orfani, minori e bambini con difficoltà d’inserimento nella vita sociale.La struttura, coerente con gli ideali che l’hanno ispirata, si è mobilitata in modo del tutto particolare, in concomitanza con luttuosi avvenimenti nazionali quali l’alluvione del Polesine, il terremoto del Belice, il terremoto del Friuli.Nel 1978 Villa Perla si trasforma in Cooperativa Sociale Villa Perla Onlus.La Cooperativa Sociale Villa Perla gestisce ed effettua servizi sociali, educativi, sanitari, assistenziali, riabilitativi e terapeutici (residenziali, diurni, domiciliari) rivolti a minori adulti, disabili ed anziani, accentuando la vocazione socio-educativa e sviluppando servizi in parte convenzionati con il Comune di Genova.     

Lettera aperta alle istituzioni a difesa delle donne turche

Roma, 20 marzo 2021Al Presidente del Governo italianoAl Presidente del Parlamento europeoAl Presidente del Consiglio D’EuropaAlla Presidente della Commissione EU Oggetto: Misure urgenti a tutela dei diritti e delle libertà delle donne turche Da poche ore è stata diffusa la notizia che la Turchia ha dichiarato di voler ritirare la propria adesione alla Convenzione di Istanbul, pur essendone stata  nel 2011 a suo tempo essa stessa la prima firmataria, in nome della salvaguardia della famiglia e della potestà maritale e paterna... Questa decisione era già stata preannunciata nel 2020 da Erdogan e  fortemente osteggiata dalle donne turche.Proprio per questo, già nel luglio scorso, l'UDI ha inviato una lettera al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli in cui denunciava preoccupazione per la situazione delle donne turche e delle donne polacche, chiedendo che l'Europa si mobilitasse in tutti i modi per la salvaguardia dei loro diritti  e delle loro libertà minacciate dai loro stessi governi.  Nell'ottobre scorso, il Presidente Sassoli ci rispondeva confermando l'impegno proprio e dell'istituzione che rappresentava nella vigilanza sulla salvaguardia dei traguardi di civiltà già raggiunti dai Paesi nella parità e nella libertà delle donne come diritti umani.  Oggi, di fronte a questa intollerabile restaurazione patriarcale e reazionaria  contro i diritti delle donne da parte del governo di un Paese che nel 2020 ha registrato 300 femminicidi e 171 casi di donne morte in circostanze sospette, chiediamo a tutte le istituzioni nazionali, europee ed internazionali, di condannare senza se e senza ma la decisione del governo turco, e di adottare tutte le misure sanzionatorie possibili nei confronti dello stesso, poiché uno stato che deliberatamente revoca il proprio consenso alla tutela dei diritti e delle libertà delle donne contro la violenza maschile in tutte le sue forme, così come sanciti dalla Convenzione di Istanbul, è uno stato che revoca il proprio consenso alla tutela dei diritti umani.  Chiediamo quindi con urgenza azioni concrete a tutela delle donne turche e di tutte le donne violate nei loro diritti.  UDI-Unione Donne in Italia    ​

Cecilia Mangini​

Ricordiamo Cecilia Mangini, la grande documentarista italiana da poco scomparsa all’età di 93 anni, con la diffusione del video, realizzato da Alessandro Scippa e montato da Mauro Santini, di Quando vedrete il mio caro amore, un successo di Donatella Moretti del 1963, arrangiato da Ennio Morricone, reinterpretato da Canio Loguercio e Monica Demuru.Il filo narrativo del video, che si apre con i versi di Maria Grazia Calandrone letti da Sonia Bergamasco, è offerto da alcune immagini del suo bellissimo documentario Essere donne, fornite dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.Con questa testimonianza vogliamo rendere omaggio a una maestra assoluta del cinema, protagonista di tante battaglie di libertà e di emancipazione.  https://youtu.be/Ab8XGUmmjKI

8 marzo - tutti gli eventi

      

Volantino 8 marzo

L’8 marzo, giornata internazionale delle donne, costituisce un appuntamento che quest'anno, per le donne di tutto il mondo, è segnato dalla pandemia di Covid-19.Per le donne italiane si presenta anche con la novità di un nuovo Governo appena insediato. Di fronte a noi troviamo gli storici problemi che, di anno in anno, hanno segnato la vita delle donne e dunque le lotte dell’UDI, e quelli inediti, o il modo inedito in cui si sono presentati, che abbiamo imparato ad affrontare in questo ultimo, difficile anno. Tra questi non ci può non preoccupare la frattura sociale tra persone garantite e meno garantite, ma ancora di più tra generazioni. Sul fronte dell'occupazione femminile siamo preoccupate vedendo l'aggravarsi di una situazione, che già si presentava in Italia ben poco positiva. In quest'ultimo anno sono peggiorate le condizioni lavoratrici e lavoratori di qualunque tipologia e categoria.Siamo tutti e tutte nello stesso mare in burrasca, ma le barche con cui lo affrontiamo non sono le stesse.Il divario occupazionale per le donne, si è ulteriormente aggravato: le donne occupate sono meno del 50% ed il divario tra uomini e donne occupati rimane uno dei più alti d'Europa.Molte lavoratrici dipendenti, sia pubbliche che private, ma anche le professioniste, si sono improvvisamente dovute cimentare in emergenza con la nuova organizzazione del lavoro costituita dallo smart-working.Molte lavoratrici sono passate, da un'occupazione, ad un lunghissimo periodo di cassa integrazione con riduzioni consistenti dei salari e spesso con ritardi nell’erogazione, mentre per molte non c'è nemmeno la certezza di poter tornare al lavoro. Il confinamento dovuto alla pandemia ha messo in evidenza il valore sociale del lavoro di cura, spesso svolto dalle donne, ma ha anche messo drammaticamente in luce la scarsa condivisione del lavoro domestico e le carenze dei sistemi di welfare. In tutto questo ultimo anno con più chiarezza si è constatato quello che tante volte abbiamo denunciato: l'assenza o la grave carenza di una medicina territoriale preventiva. La stessa difficoltà di far avanzare rapidamente il piano di vaccinazione si scontra con queste carenze. La violenza degli uomini contro le donne ed i femminicidi, ma anche la violenza contro  bambine e bambini, ha subito una recrudescenza tale che non può non preoccuparci. Si sono aggravati gli attacchi all'autodeterminazione delle donne con lo scopo di impedire l'applicazione della legge 194. L’attacco all’aborto farmacologico, aggrava, in piena pandemia,  le difficoltà delle donne nel far valere i loro diritti. Di fronte a tutto questo e non solo a questo, la nostra iniziativa politica si deve rafforzare e, nonostante il periodo ancora molto difficile, trovare un nuovo slancio. Non abbiamo più bisogno di politiche "creative", ma di interventi strutturali ed organizzati.Di fronte ai fondi previsti del Recovery fund (il Next Generetion EU) non vogliamo che si inseriscano solo misure specifiche per le donne, ma chiediamo che di tutto il Piano, per ogni intervento, sia fatta una valutazione ex ante, in itinere e post in ogni suo asse, ambiti di sviluppo e progetti, in merito a come e quanto gli investimenti incidano sulla vita reale, sul lavoro, sullo sviluppo sociale per donne e uomini. Le prime proposte in ordine ai problemi occupazionali delle donne non ci tranquillizzano. Ci sembrano ancora una volta una serie di misure (per ora solo annunciate) frammentate e a volte chiaramente da rigettare: quale la gender tax che prevedrebbe di detassare il reddito del secondo coniuge assunto. Per il resto siamo ai soliti annunci. Centrale nel progetto di rinascita vogliamo oltre il lavoro, la piena autodeterminazione nella maternità e più welfare: nidi e scuole per l’infanzia in quantità adeguata da nord a sud, investimenti necessari per superare i bassi tassi di natalità nel Paese. Teniamo ferme le parole d’ordine di questo 8 marzo, donne, memoria e futuro, non stancandoci di difendere i diritti che ci siamo conquistate, e, nello stesso tempo pretendendo che questi diritti e la nostra cittadinanza nel mondo non siano costantemente minacciati.     ​

Comunicato detenute/i NOTAV

Denunciamo le dure condanne e le dure condizioni detentive che sono state applicate a Dana Lauriola, Nicoletta Dosio, Fabiola De Costanzo, Stella Gentile e tante altre donne e uomini del movimento NOTAV della Val di Susa per avere bloccato pacificamente nel 2012 un casello autostradale per circa 15 minuti, permettendo che le auto passassero senza pagare il pedaggio.Per Dana, incensurata, sono state rifiutate perfino le misure alternative, pur essendocene in astratto le condizioni.  La decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata definita dall'Associazione Nazionale Giuristi Democratici "inaccettabile e inspiegabile". Sulla base delle motivazioni del provvedimento, l'Associazione dichiara che "ciò che fa ritenere Dana pericolosa socialmente, al punto di doverla costringere a scontare in carcere la pena, pur essendo incensurata prima di questa condanna, è il fatto di non aver abdicato ai suoi ideali e di aver scelto come luogo di residenza proprio quella Valle ritenuta in sé pericolosa per il movimento che ospita ormai da 30 anni". Oltre alle condanne particolarmente aspre, Dana e le altre detenute hanno denunciato: gravi carenze strutturali e igieniche all’interno della casa circondariale; assenso totale di un percorso di sostegno alle donne vittima di violenza; dotazione a tutte le detenute in ingresso e già presenti in carcere di un regolamento penitenziario; miglioramento del vitto quotidiano; rimozione delle griglie strette oltre le sbarre delle finestre; acqua calda in cella.  Allo stesso modo, clamoroso ed eclatante è il caso di Maria Edgarda "Eddi" Marcucci, l’italiana attivista NOTAV che ha anche combattuto in Siria contro i jihadisti, e per la quale fino al marzo 2022 è stata confermata la sorveglianza speciale: non potrà partecipare a riunioni pubbliche, rientrare a casa dopo le 21, uscirne prima delle 7 (indipendentemente dalle misure anti Covid), avvicinarsi a locali pubblici dopo le 18 ed altro ancora. Anche lei, incensurata, è stata destinataria di un provvedimento particolarmente aspro in quanto ritenuta soggetto pericoloso, nonostante le azioni di protesta compiute in Italia siano state del tutto pacifiche.  Da mesi, ogni giovedì, si riunisce il gruppo "mamme in piazza per la libertà di dissenso"  di fronte al carcere Le vallette di Torino per protestare nei confronti delle condanne “esemplari” subite dalle loro figlie e figli, condanne che appaiono quasi un monito per chiunque voglia manifestare liberamente il proprio dissenso. Noi donne dell’UDI, che abbiamo lottato e lottiamo ancora per affermare e preservare la dignità e la libertà delle donne, esprimiamo la nostra vicinanza e piena solidarietà alle Mamme in piazza per la libertà del dissenso, e ci mobiliteremo per iniziative che possano informare l'opinione pubblica su quanto avvenuto e sollecitare l'attenzione degli organi competenti per ripristinare una giustizia giusta.   

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