
12/2/2021
Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite.Noi siamo la cura.
Alleghiamo il documento prodotto dalle donne dell’Assemblea della Magnolia che si incontrano dal mese di luglio su iniziativa della Casa Internazionale delle Donne di Roma. LEGGI IL PDF
30/1/2021
Interruzione volontaria di gravidanza: una guerra globale anche in Italia
La guerra contro la legge 194, da quarant’anni a questa parte, richiede parole spesso uguali su scenari che cambiano e quasi sempre in peggio.La questione dell’aborto, ormai vera cartina di tornasole per stabilire lo stato di cittadinanza femminile in un mondo maschile e patriarcale, non è mai vinta del tutto o per sempre, non solo in Italia. Le donne polacche che riempiono le strade per difendere un loro diritto, sono lì a dimostrare che quello dell’aborto è un tassello fondamentale della democrazia.Le ultime vicende sulla RU486 legate alla regione Umbria, le illuminanti parole del capogruppo FDI nel Consiglio regionale delle Marche (che ha respinto l’adeguamento alle nuove linee guida del Ministro della Salute), dopo una interrogazione sul rispetto delle leggi dello stato da parte di unaconsigliera Pd, parole che negano la legittimità della legge e delle linee guida del Ministro, imputando alle donne che scelgono l’IVG la denatalità del paese, compreso il paventato scivolamento verso la “sostituzione etnica” (chiaro riferimento, anche se non esplicitato, al “Movimento di ultra destra per il ritorno all’ordine naturale delle cose”, finanziato da miliardari e fondamentalisti reazionari), queste vicende e queste parole, dunque, chiariscono bene quanto lo scenario si sia allargato.È globale, (anche se si manifesta in un Consiglio Regionale), e al contempo, è piccolo e crudele, rivelando la forma mentis primitiva e retrograda dell’uomo irrispettoso di donne e leggi dello stato che però sta lì, in un posto istituzionale a fare leggi anche per noi.Ma tutto è cominciato prima, non solo in questi difficili tempi di Covid, prima con la globalizzazione che devono pagare le donne, con Pillon & co., con lo scenario ampio suprematista, maschio contro femmina, bianco contro nero, ricco contro povero, migrante contro nativo. Messo poi, provocatoriamente, nei mesi scorsi, su manifesti terroristici e inguardabili, dove la RU486 è paragonata ad un veleno che uccide, manifesti comparsi soprattutto in determinate Regioni, spesso subito tolti per le nostre proteste.Mentre l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha risposto alla nostra richiesta che fosse lei a denunciare il reato di tacciare come veleno un farmaco da lei autorizzato.La Regione Umbria, dopo aver riproposto, questa primavera, in piena pandemia, il ricovero ospedaliero per la RU486, fatta marcia indietro dopo la protesta delle donne, ora non si adegua alle nuove linee Guida del ministero che ribadiscono il day hospital o i consultori là dove adeguatamente predisposti. Dunque la RU486 rimane in regime di ricovero ospedaliero e il termine per l’interruzione non si sposta alla nona settimana.L’apoteosi pro life del capogruppo FDI del Consiglio Regionale delle Marche, con l’accusa all’interruzione di gravidanza di causare denatalità e sostituzione etnica, dimentica i dati della disoccupazione giovanile e femminile e soprattutto quanti giovani ogni anno emigrano dal nostro paese che non ha lavoro né uno stato sociale degno di questo nome.Ora, di fronte al meritorio testo della Regione Lazio che, sempre sulla somministrazione della RU486 decide invece di adeguarsi alle Nuove Linee Guida ministeriali (ma non riusciamo a capire come ciò potrà avvenire, nella situazione attuale), ripetiamo le nostre parole in difesa della autodeterminazione delle donne, nel rispetto della legge e della sua applicazione che per la RU486 è validata da decenni nel mondo.La RU486 non cambia nulla della legge 194, è solo una metodica, per molti aspetti meno invasiva di altre, meno costosa, e come tale va considerata. In quanto metodica risente dell’evolversi della pratica medica. La sua somministrazione, rimane sotto controllo medico, ma, può avvenire in strutture adeguate, magari anche ambulatoriali. Tutte le obiezioni alla somministrazione in regime di non ricovero fanno ribrezzo, in un momento in cui si curano a casa i malati di Covid e addirittura i malati terminali. L’obiettivo è solo aumentare la sofferenza delle donne.La legge non prevede “dissuasione” della donna che chiede di abortire, prevede solo “prevenzione dell’aborto” rimuovendo cause rimuovibili e con il consenso della donna; la prima forma di prevenzione è evitare gravidanze indesiderate che avvengono anche grazie alla irresponsabilità della sessualità maschile.Dunque no ai movimenti pro vita nei consultori e nelle cliniche. Dunque contraccezione gratuita, cultura contraccettiva, coinvolgimento in essa anche degli uomini. Potenziamento dei consultori e di una cultura paritaria, non sessista.La legge non prevede obiezioni di struttura, ma solo individuali. Ogni struttura convenzionata è tenuta ad applicarla, dunque deve prevedere un tetto alle obiezioni del personale medico interno.Il calo delle nascite non è legato agli aborti che sono anch’essi in calo, ma alle difficili condizioni di vita e di lavoro delle donne e degli uomini di questo paese, alla mancanza di veri sostegni alla scelta di procreare. Le nascite sono infatti aumentate, in Europa, solo in quei paesi che hanno investito in seri provvedimenti legislativi in merito, riconoscendo il valore sociale della maternità e paternità.Seri significa che non hanno proposto alle donne di stare a casa e di lasciare il posto agli uomini, come invece fanno i globalizzati, suprematisti, maschilisti, misogini e razzisti di casa nostra.Per concludere: quando arretrano le donne arretra tutto il paese; senza le donne non c’è vera democrazia e libertà. I nostri diritti non si toccano e non si barattano per equilibri politici passati presenti o futuri. L’UDI è e sarà sempre a fianco delle donne che instancabilmente fanno argine contro ogni arretramento culturale e sociale.Non illudetevi: non potete farci fuori perché noi siamo il vaccino anche per i vostri misfatti.
28/1/2021
Umbria: per le destre un laboratorio contro la libertà delle donne
Prosegue l'iter per l'approvazione della proposta di legge a firma Lega per modificare il testo unico in materia di Sanità e Servizi Sociali della Regione Umbria.Una proposta che stravolge il TITOLO IV del testo di legge riguardante le “POLITICHE PER LE FAMIGLIE” tentando, in maniera neanche tanto velata, di affermare l'esistenza di un'unica tipologia di famiglia, con un'impostazione anacronistica e retrograda.Una proposta che apre al privato, equiparando non meglio specificate “strutture convenzionate” ai consultori, già fortemente indeboliti da anni di tagli e disinvestimenti. Inoltre, nei pochi consultori sopravvissuti, le associazioni delle famiglie diventano “guardiane” e assumono un potere enorme insegnando la contraccezione ‘naturale’ e dissuadendo dall’aborto. Si parla di “interventi a sostegno della natalità”, ma non si fa alcun riferimento a politiche del lavoro, a un rafforzamento del welfare pubblico, mentre si torna all'idea di istituire un assegno prenatale per le madri che decidono di portare avanti la gravidanza: siamo alla monetizzazione della maternità.Ritorna ancora la mediazione familiare quale unico strumento per la risoluzione dei conflitti familiari, anche nel caso dei padri violenti, senza mai far riferimento alle donne che subiscono violenza, né tanto meno alla Convenzione di Istanbul.Con questa proposta di legge l'Umbria si configura sempre più come un laboratorio politico di una destra fondamentalista patriarcale ed omotrasfobica ,contraria alla libertà delle donne e completamente scollegata dalla realtà sociale del 21esimo secolo. Chiamiamo dunque tutte e tutti, società civile, associazioni, sindacati, politica alla mobilitazione permanente contro questo tentativo di cancellare le conquiste di libertà delle donne, degli uomini, delle persone LGBTQI: difendiamo le norme di civiltà e democrazia dell’Umbria e dell’Italia conquistate negli anni. RU2020- Rete Umbra per l'Autodeterminazione Agedo TerniAltrascuola - Rete degli studenti mediAltroVento UmbriaANPI MoliseANPI provinciale PerugiaAmelia PrideAmnesty International UmbriaAssociazione BottegArtAssociazione Il PettirossoAssociazione Sinistradem Campo Aperto UmbriaAssociazione spazio donna onlusArt.1 UmbriaCentro Antiviolenza AuroraCiviltà LaicaCittadinanzattiva UmbriaCGIL PerugiaCGIL TerniCGIL UmbriaCobas (sindacato di base)Coordinamento Umbria PrideCommissione Pari Opportunità Comune di NarniDemocraticheDemocrazia ateaDonne contro la guerraD.i.Re - Donne in Rete contro la violenzaE Se Domani TerniEuropa verde per l'UmbriaVolt UmbriaFamiglie arcobalenoForum Donne AmeliaGruppo consiliare misto "Libera Differenza" MarscianoGruppo Udi - donne di oggi Cernusco e MartesanaIl filo di EloisaIPPF europeaL'Albero di AntoniaLegambiente UmbriaLibera UmbriaLibera...mente DonnaLibertà e Giustizia - Circolo dell'UmbriaOmphalos LGBTIPartito della Rifondazione Comunista TerniPotere al Popolo TerniPro-choice rete italiana contraccezione e abortoRete delle donne AntiViolenzaSenonoraquando? TorinoSinistra Universitaria - UDUSocietà di mutuo soccorsoTerni DonneTerni ValleyUAARUmbria EquosolidaleUdi CataniaUdi PerugiaUdi SavonaUdi - Unione donne in ItaliaUds PerugiaUds TerniVolt Umbria