
20/11/2023
Ogni giorno dell’anno è il 25 novembre
Il bel film di Paola Cortellesi “C’è ancora domani” rappresenta bene la violenza, e non solo quella fisica, che le donne sono state costrette a subire all’interno del sistema patriarcale. La storia del film è ambientata nella realtà difficile dell’Italia del dopoguerra e la speranza di un domani diverso è affidata al diritto di voto, la cui conquista fu soprattutto merito della nostra associazione e del CIF. Da allora grazie anche alle lotte dell’UDI la condizione delle donne è migliorata notevolmente ma ancora molto dobbiamo fare e pretendere perché, venuta al mondo la libertà femminile, le donne siano davvero in grado di agirla. Dall’inizio dell’anno sono già ben oltre 100 i femminicidi e purtroppo tendenzialmente non calano rispetto al passato. Siamo tutte scosse dal ritrovamento del corpo di Giulia, la ragazza di Vigonovo sequestrata e ferocemente assassinata dall’ex fidanzato, catturato poi in Germania mentre era in fuga. I dati sul femminicidio sono agghiaccianti e mostrano con chiarezza che i diritti sono necessari ma non sono sufficienti a modificare in profondità la relazione uomo - donna. Spesso dimentichiamo che veniamo da una storia e una cultura millenarie che hanno segnato donne e uomini, prescrivendo il loro modo di essere, di agire, perfino di pensare, attraverso la rigida costruzione dei due generi: maschile e femminile in cui il maschile rappresentava il suprematismo. Le donne, grazie al lavoro fatto anche dentro di sé, si sono sottratte ai condizionamenti del genere e al dominio patriarcale. Ma gli uomini non sanno confrontarsi con la libertà femminile e di fronte ad una donna che dice no, usano la violenza per riconfermare il loro dominio. D’altronde il patrimonio culturale androcentrico che viene ancora oggi trasmesso a scuola, acriticamente, legittima la violenza maschile sulle donne. Basti pensare a cosa può significare per dei ragazzi e delle ragazze la lettura in classe della Lupa di Verga se non è accompagnata da una adeguata visione critica del contesto patriarcale in cui è stata scritta. È necessario, prima di aggiungere nuove discipline, che le/i docenti siano in grado di analizzare criticamente la loro pratica didattica e pedagogica e gli stessi contenuti delle discipline che insegnano, alla luce della rivoluzione compiuta dalle donne e dei saperi da loro elaborati. Occorre quindi investire nella scuola e nella formazione delle/dei docenti per decostruire l’ordine maschile del sapere. Purtroppo si va in direzione opposta, continuando a smantellare la scuola pubblica e votando leggi sulla violenza maschile senza politiche per la prevenzione e a costo zero o, detto con più eleganza, ad invarianza economica.Il femminicidio è l’apice di una violenza culturale e simbolica che svalorizza l’essere donna, minimizzando le sue competenze e i suoi saperi. È violenza costringere una donna a fare salti mortali per conciliare lavoro e maternità dal momento che la società non è organizzata in base alle sue necessità. È violenza nascondere che circa un terzo del PIL proviene dal lavoro gratuito non riconosciuto che le donne sono costrette a svolgere in mancanza dei servizi sociali. In più le donne fanno risparmiare lo Stato sia perché delinquono meno (un carcerato costa allo Stato 137 euro al giorno), sia perché dopo aver versato i contributi, che rimangono nelle casse della previdenza, non arrivano al minimo pensionabile. Nonostante questo, hanno stipendi più bassi e sono maggiormente esposte al rischio povertà ed esclusione sociale, oggi, come dice il rapporto Caritas 2023, molto alto, essendo anche venuto meno per molte il reddito di cittadinanza. Inoltre, essendo le donne più degli uomini impegnate in lavori precari, è aumentata la percentuale di donne morte sul lavoro a causa della mancanza delle necessarie misure di sicurezza. Pagina davvero triste e vergognosa del nostro paese! Come è triste e vergognoso che questo paese non riesca ad affermare il diritto di protezione alla vita dei bambini da padri violenti che si vendicano con i figlicidi, la strage degli innocenti. È violenza contro le donne non riconoscere l’importanza del legame tra la madre e la creatura che viene al mondo, nonostante tutti gli studi lo confermino, e con una riforma rendere facoltativa e non più vietata la pena detentiva per le donne incinte e con figli piccoli. C’è del sadismo nella proposta di legge d’iniziativa popolare del movimento Pro vita che intende obbligare le donne che decidono di abortire ad ascoltare i battiti del cuore del feto per rendere più dolorosa la necessità di ricorrere alla legge 194, già di difficilissima applicazione per l’altissima obiezione di coscienza. Ancora una volta una visione misogina e punitiva che considera le donne delle irresponsabili. Le donne sanno invece bene quello che fanno! In questo momento storico segnato da epidemie, disastri climatici, guerre, volute e dichiarate dagli uomini, che massacrano i civili, tra cui molti bambini e distruggono la natura e tutto ciò che si è edificato in anni e anni di fatica, non mancherebbe certo lavoro per chi vuole davvero proteggere e curare la vita! Tante, troppe cose limitano pesantemente la libertà delle donne e offendono la loro dignità. Negli ultimi tempi ci sono state sentenze oscurantiste, intrise di sessismo, che lasciano senza parole, ancora di più perché in alcuni casi emesse da giudici donne. Questo per ricordarci la difficoltà anche per noi donne di scrollarci di dosso millenni di patriarcato.Il 25 novembre non è quindi per noi una ricorrenza di un giorno, ma l’impegno di tutta una vita. Sempre! Roma, 20 novembre 2023
8/11/2023
Il decreto Caivano non riguarda le donne
La violenza maschile extradomestica contro le donne riguarda il rapporto di sopraffazione da parte di uomini non ascrivibili a categorie di età, censo, alle qualità ambientali/abitative o al grado di scolarizzazione ed emancipazione sociale. La risposta del governo alla cosiddetta emergenza stupri, diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale, potrebbe limitarsi, per ora al decreto Caivano, che però provvede a predisporre un complesso di provvedimenti che in realtà riguardano il recupero dell’abbandono annoso e colpevole di una particolare zona del napoletano, dove si è acceso l’interesse per la copertura economica di progetti improntati alla visione dei soggetti che li promuovono e che rimandano al privato le competenze pubbliche. Non è la prima volta che l’indisponibilità di case rifugio per le donne è stata supplita con iniziative confessionali. Salvaguardare le donne, è chiaro anche in questo caso, non è una priorità del governo, ed anzi tutto si riduce a “curare e educare gli offenders”, che sono dei veri criminali: un’impresa sulla quale si interroga da sempre la comunità scientifica. Inoltre se poi questa “cura si limita ai minorenni”, la domanda di libertà e salvaguardia che viene dalle donne esce dalle prospettive di governo ed amministrative, il livello che si dovrebbe occupare della sicurezza dei trasporti, che per le donne a volte sono un salto nel buio. Le bambine di Caivano, levate alle madri, resteranno col loro dolore insieme a tutte quelle che in questi mesi si sono trovate di fronte alla fossa dei leoni e al muro dei potenti. Quello che si rifiuta di fare la politica istituzionale, con i partiti e i centri dell'informazione, è guardare dentro, e non intorno come fa, al crimine, è rendere giustizia alle vittime, invece di metterle sotto esame. Si deve probabilmente tornare a una rete militante che offra il proprio sapere quando e dove il pericolo si presenta: le donne devono sapere che un'altra donna farà in modo di aiutarla a sottrarsi alla minaccia. bisogna passare dalle parole pietose ai gesti concreti in modo che lo facciano anche quelli che finora non lo hanno fatto. Stefania Cantatore dell’UDI di Napoli Napoli, 7/11/”23
6/11/2023
Al sindaco di Napoli circa manifesto e raccolta di firme "un cuore che batte"
Al Sindaco di Napoli Prof. Gaetano Manfredie p.c. ai componenti della Giunta Gentile Sindaco, in tutta Italia, e purtroppo a Napoli, la raccolta delle firme per la modifica della legge 194, con un articolo che assegna al personale sanitario l’obbligo di imporre l’ascolto, da parte delle utenti, del battito cardiaco prima di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza, l’aborto garantito dalla legge, procede lanciata da una campagna. Abbiamo inoltre notizia di volonterosi che agiscono anticipazioni, illegittime, dell’ascolto del cuore fetale. Prima ancora di segnalare che i manifesti di detta campagna sono affissi in spazi di concessione comunale e nel sito del Comune, le ricordiamo che detti manifesti sono fuori dai canoni dalle raccomandazioni Europee, che fanno capo alla CEDAW, essendo improntati da immagini altamente offensive per la dignità femminile, le ricordiamo la delibera adottata il 25 novembre 2010 dal Comune di Napoli per la quale sono state rimosse immagini propagandistiche lesive, fino a tutta l’ultima consiliatura. Anche il Senato su proposta del 2020, visto il tenore della comunicazione nel nostro paese, ha ritenuto di dover deliberare in materia comunicativo/pubblicitaria, così come prescritto dalla ratifica (anche il nostro comune ha provveduto a ratificarla) della Convenzione di Istanbul. La convenzione è una legge, come quella sull’aborto, che non è mai stata accettata, è anzi osteggiata dal movimento pro-vita, secondo l’orientamento emerso in Turchia, Iran, Russia, Polonia ed altri che postulano la libertà di imporre l’ordine religioso/patriarcale all’interno delle famiglie. Come garante della salute di ogni cittadino sul territorio urbano e sul mantenimento delle garanzie legali, la invitiamo a verificare la tenuta della legge 194 e ad accertare che nei presidi sanitari non vengano svolte pratiche minatorie della salute psicologica e psichica delle donne che accedono a tali servizi. Abbiamo già avuto occasione, in ordine a una delibera dell’ASL 1 di Napoli, di intervenire per abusi progettati dal movimento antiabortista, che intendeva introdursi nei reparti di IVG e nei consultori, e nel caso, come da legge, la direzione sanitaria e quella amministrativa regionali hanno provveduto ad annullare il provvedimento. Chiediamo per questo la rimozione, dal sito del Comune dell’avviso del movimento pro-vita e quella dei manifesti rappresentano il feto simbolico sovrapposto al ventre femminile, ricordando che fino alla nascita la gravidanza è nel corpo femminile, inviolabile e non sottoposta a volontà altre che non siano quelle delle donne. Supportate, se necessario, dalla Costituzione che non permette il governo del ventre, così come vieta l’imposizione di trattamenti in ambito sanitario. UDI di Napoli, Arcidonna, Associazione Salute Donna, Aps Psy.com, la Camera Blu, le Minerve Aps, Donne Medico Napoli, 5/011/23