
Dopo la relazione ministeriale relativa al 2016 -legge 194 e consultori

A chiunque sarà il/ la prossimo/a ministra della salute vorremmo ri-presentare, nel senso che tante volte sono state poste, alcune questioni per noi irrinunciabili e chiedere serie verifiche e cambiamenti rispetto alla annuale (ormai biennale per continui ritardi) relazione sulla legge 194. Verifiche in merito a criteri di raccolta dati, quindi verifiche sulla veridicità e credibilità degli stessi, infine cambiamenti rispetto alle scelte e politiche conseguenti.
Condividiamo in pieno quanto scrive AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) a commento della tardiva (dieci mesi di ritardo) e quasi clandestina relazione ministeriale sull’attuazione della legge 194, relativa all’anno 2016. In particolare è da sottolineare il fatto che, seppur con vari distinguo, si riconosce che la diminuzione del numero delle interruzioni di gravidanza, al di sotto delle 100.000 per il terzo anno consecutivo, potrebbe essere in parte riconducibile all’eliminazione della prescrizione medica per la contraccezione d’emergenza. E dunque ci chiediamo noi, come si chiede AMICA, che cosa si aspetta ad eliminarla anche per le ragazze minorenni e distribuirla gratuitamente nei consultori pubblici e nei poliambulatori?
Ma, aggiungiamo, se così è, come e perché e per quanto tempo ancora la contraccezione di emergenza può essere oggetto di restrizioni e gravi limitazioni, dovute in molti casi ad obiezioni di medici e farmacisti, obiezioni del tutto fuori legge? Quando finirà questa illegalità diffusa sulla pelle delle donne?
Se dunque si riconosce, finalmente, l’importanza di una cultura contraccettiva sia per prevenire il ricorso all’aborto che per vivere una sessualità consapevole, è evidente che contemporaneamente va fortemente richiesto che la contraccezione, attualmente a pagamento, venga riconsiderata tra le prescrizioni gratuite del servizio sanitario nazionale. O salute e libertà femminile non sono obiettivi primari?
Sui consultori e il loro numero, poi, le finzioni ministeriali mostrano tutta la loro nocività. I numeri dati dalla relazione ministeriale, 0,6 consultori ogni 20.000 abitanti (mentre dovrebbero essere 1 ogni 20.000 abitanti) mostrerebbero una situazione solo scarsamente critica. Peccato che di questi consultori, a detta proprio della relazione, molti sono dedicati all’età evolutiva o hanno solo alcuni servizi e non altri, ad esempio non trattano l’IVG. Infine grave è la riduzione di orario e di personale dedicato e competente.
Eppure la legge 194 prevede proprio i servizi consultoriali come strutture privilegiate sia per la prevenzione che per l’applicazione della legge. Una lettura onesta di tutto ciò dovrebbe portare a percepire quali e quante criticità vi sono attorno ai consultori e alla legge 194, dove alcuni luoghi e regioni cosiddette virtuose (in realtà con obiezioni comunque attorno al 50% e chi si accontenta gode) sono solo meno inadempienti di altre.
E’ il dato nazionale dell’applicazione della legge 194 rispetto all’obiezione (sette su dieci, con una percentuale nazionale media del 70%, ma con punte in certe regione di oltre il 90% che comporta anche il 100% in molte strutture) e lo svuotamento progressivo dei consultori che dà il segno del piano inclinato su cui ci troviamo. Un piano inclinato che porta all’inapplicabilità progressiva della legge 194, dunque ad una revisione privatistica del diritto all’interruzione di gravidanza, quando non ad una sostanziale messa in discussione. L’ineffabile ormai ex ministra Lorenzin dovrebbe chiedersi che cosa è un consultorio, quali sono i servizi che deve contenere e dunque quali équipes in esso debbono inequivocabilmente esservi. Solo dopo può rifare i conti e dirci in realtà quanti sono i consultori, sul territorio nazionale, regioni “virtuose” comprese. Sempre meno, sempre più sotto organico, perché quasi mai chi va in pensione viene sostituito.
Sull’obiezione di coscienza , infine, la relazione ministeriale mostra il suo vero volto, il volto di chi da più di quarant’anni boicotta questa legge che le donne hanno ottenuto. E allora via con giravolte numeriche, messe in atto solo per nascondere la realtà. Gli aborti calano, le obiezioni crescono e , udite udite, calano mediamente anche i tempi di attesa. Non viene in mente che, come denuncia AMICA, la facilità con cui si possono reperire farmaci abortivi anche online, e la relativa “sicurezza” degli stessi, contribuisce a far slittare molte interruzioni nell’area della clandestinità. Ma è una sconfitta, è una non applicazione della legge che intendeva anche responsabilizzare la società tutta. UDI non ha mai chiesto aborto libero, fatto in casa, solo depenalizzato o altro, ha chiesto una legge dello stato, ha chiesto che se ne facesse carico il servizio sanitario nazionale. Ha chiesto che anche psicologicamente e culturalmente l’aborto uscisse dalla clandestinità e venisse affrontato per quello che è. Solo così si può sperare di prevenirlo, diffondendo una cultura diversa dei rapporti uomo donna e allargando le conoscenze e le informazioni e gli accessi alla contraccezione per giovani, meno giovani,per italiane e straniere.
NON POSSIAMO DARLA VINTA A CHI proteggendo e praticando l’obiezione selvaggia, ricaccia l’aborto nel privato, nella clandestinità, nel non detto. E riducendo via via il peso specifico e il numero dei consultori priva di fatto le donne, soprattutto se in difficoltà economica, di presidi fondamentali della loro salute. Comprese le donne immigrate
Perché la 194 sia applicata veramente UDI ribadisce la sua richiesta di una legge nazionale di regolamentazione dell’obiezione di coscienza: tetto massimo di obiettori per struttura; consultabilità degli elenchi dei medici obiettori, per la scelta del medico di base, funzioni apicali e di dirigenza solo a non obiettori, penalizzazioni in denaro o in ore di lavoro per chi si dichiara obiettore alla legge 194. Riconoscimenti per chi applica con onestà una legge dello stato! Per come sono andate le cose fino a qui, sembrano richieste “estreme”, in realtà sono il minimo in un paese civile.
Quando mai chi obietta ad una legge dello stato ha funzioni di responsabilità e di dirigenza proprio in relazione alla legge stessa? Avete mai visto un colonello, o anche solo un ministro alla difesa obiettore rispetto all’uso delle armi? Perché alle donne si può fare di tutto? ADESSO BASTA! lo abbiamo detto e ripetuto. L’obiezione di coscienza è uno strumento pensato per difendere i diritti di minoranze rispetto ad una maggioranza. Non può essere il contrario.
Un numero di obiettori che raggiunge anche punte oltre il 90% in tanta parte d’Italia, lo svuotamento dei consultori, le vacue relazioni ministeriali che non sanno fare due più due uguale a quattro, sono uno scenario che non vogliamo più vedere. A tutti i livelli chiediamo una svolta.