Comunicato apertura CUAV a Perugia

Il Consiglio Comunale di Perugia, nel 2021, ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno, presentato dai consiglieri Massimo Pici del gruppo consiliare Perugia Civica e Cristiana Casaioli del gruppo consiliare Progetto Perugia, per l'apertura di uno "Sportello per uomini maltrattanti”. Pochi giorni fa, abbiamo appreso dalla stampa locale che il centro è di prossima apertura, Vi riproponiamo quindi il comunicato che abbiamo preparato all'indomani della delibera comunale. Comunicato Udi Perugia del 22.02.21 Noi donne dell’Udi di Perugia restiamo basite e preoccupate di fronte a tale scelta, peraltro presa all'unanimità da tutti i membri del Consiglio Comunale, perché siamo convinte che la violenza maschile contro le donne non sia un problema individuale, del singolo uomo maltrattante, il più delle volte considerato malato e bisognoso di cure, ma un fenomeno strutturale che può essere contrastato solo con un reale cambiamento culturale e sociale che investa tutti, uomini e donne. Un uomo che agisce violenza nei confronti di una donna non cambia in pochi mesi. Se decide di intraprendere un percorso di cambiamento e di assumersi la responsabilità del proprio comportamento di maltrattamento fisico e/o psicologico, deve anche farsi carico del costo di tale percorso, senza dover necessariamente usufruire di fondi pubblici che, invece, andrebbero destinati alle donne che scelgono di uscire da relazioni violente. La maggior parte delle donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza versano in condizioni economiche precarie e vivono sotto la soglia minima di povertà. Il disagio economico influenza i tempi di permanenza nelle Case rifugio che si allungano sempre di più. Mentre negli anni 90 ci volevano circa sei mesi per permettere alle donne di concludere il percorso di fuoriuscita dalla violenza, oggi i tempi necessari alla costruzione dell’autonomia economica vanno da un anno e mezzo a tre, quando ci si riesce. Ci chiediamo, quindi, perché non impiegare risorse economiche pubbliche per creare un fondo per aiutare le donne a pagare canoni di affitto o utenze, per sostenere i costi di un percorso di sostegno psicologico quando hanno necessità di elaborare il trauma della violenza o ancora per il risarcimento materiale o morale per i danni subiti. Ravvisiamo, inoltre, un'altra criticità in questi percorsi che rigurada l’uso strumentale che ne viene fatto da parte dei maltrattanti. Le richieste ai Centri d’ascolto per uomini maltrattanti, da parte di coloro che sono stati denunciati per maltrattamenti in famiglia o che hanno in corso procedimenti di separazione o relativi all'affidamento dei figlie/e minori in ambito civile, sono finalizzati ad ottenere sconti di pena e/o benefici in relazione ai diritti di visita con i figli. Molti di questi uomini e padri, dopo aver frequentato per poco tempo i centri per maltrattanti, senza neanche concludere il percorso, chiedono l’affidamento condiviso dei figli che, in molti casi, rifiutano di incontrare i padri violenti. Sappiamo bene che nei tribunali civili, la paura dei bambini e delle bambine di frequentare padri violenti viene spiegata facendo ricorso all'Alienazione Parentale, teoria priva di fondamento scientifico, utilizzata nelle aule giudiziarie per screditare le donne che in sede di separazione richiedono protezione in favore dei figli e figlie che si rifiutano di avere rapporti con i padri perché traumatizzati dalla violenza assistita. In sostanza si finisce per non riconoscere il trauma dei bambini e delle bambine e per colpevolizzare la madre che intende proteggerli/e. La Commissione sul femminicidio ha il merito di aver aperto un’inchiesta su oltre 500 casi, anche se non è chiaro quali iniziative saranno prese per porre rimedio alle continue violazioni della Convenzione di Istanbul e delle Convenzioni Internazionali che tutelano i diritti dei bambini e delle bambine vittime di violenza assistita. Ci sono voluti anni molti anni per avere in Umbria un sistema antiviolenza e i Centri Antiviolenza residenziali, ma sia gli sportelli che i Cav non vengono finanziati adeguatamente e sono sempre in difficoltà nel prevedere percorsi per le donne che vi si rivolgono, a causa della mancanza di risorse strutturali In conclusione siamo convinte che l'istituzione di un Centro per uomini maltrattanti sia l’ennesima beffa per le tante donne che ogni giorno rischiano la vita tra le mura domestiche, abbiamo necessità di politiche sociali e culturali di altra natura, che incidano sul welfare, abbiamo bisogno che le risorse pubbliche vengano utilizzate per sostenere le donne che hanno subito violenza attraverso interventi in termini economici, abitatiti, lavorativi, così da non essere più soggette al ricatto economico degli uomini maltrattanti quando decidono di allontanarsi e di proteggere se stesse e i loro figli.​    

Solidarietà alla preside Annalisa Savino

Nell’esprimere solidarietà alla Preside Annalisa Savino, minacciata neppure troppo larvatamente dal ministro Valditara, vogliamo ringraziarla pubblicamente per non aver dimenticato il ruolo educativo della scuola, ed avere con la sua lettera chiarito l’importanza dell’educazione civica, materia scolastica talvolta cancellata e spesso trascurata. Ricordiamo al ministro Valditara che: 1)- il fatto che i ragazzi picchiatori siano stati individuati e denunciati non esime  dal commentare l’episodio per quello che è: un attacco squadrista. Su questo la Preside ha giustamente richiamato l’attenzione degli studenti, non accettando che un simile episodio sia derubricato come semplice rissa. Poi si aspetterà il corso della giustizia, ma il commento è d’obbligo.Grazie Preside per non essersi sottratta  a quello che, giustamente, ha sentito come suo preciso dovere.  2)- la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza ed è antifascista,, dunque anche la scuola pubblica lo è. Non esiste solo il fascismo storico, con un inizio e una fine, altrimenti la nostra Costituzione sarebbe basata su valori obsoleti che si possono sempre rivedere. Così non è. 3)- Anche la nostra Associazione, Unione Donne in Italia, che non si riconosce in nessun partito o schieramento politico, nasce dalla Resistenza ed è antifascista per statuto.  Dunque si può, nella Repubblica nata dalla Resistenza, che si è data la Costituzione su cui Lei ha giurato, si può e si deve respingere il fascismo vecchio e nuovo. Al silenzio della Presidente Meloni fanno da sinistro contraltare le sue  pesanti parole contro la Preside Annalisa Savino. Lei  tradisce il suo ruolo e fa un danno alla scuola e al Paese, prima che ad una Preside coraggiosa. UDI- Unione Donne in Italia  Roma 24 febbraio2023    ​

La guerra non ci dà pace

È trascorso un anno dall’inizio della sciagurata guerra nel cuore dell’Europa. Un anno di paura, fuga, disperazione, morte, dolore, miseria, distruzione per il popolo ucraino e per tutti gli altri popoli che subiscono la logica della forza brutale. Un anno di condizioni economiche peggiorate e povertà dilagante. Un anno in cui è andata crescendo la spesa per il riarmo e l’escalation del conflitto. Stiamo pericolosamente correndo verso il disastro globale. Le guerre tra le nazioni, contro le popolazioni, le guerre dei governi contro le donne non ci danno pace: sono il pensiero che ci assilla, l’impotenza a cui ci ribelliamo. Nessuna guerra inizia il giorno in cui è dichiarata: si arriva da un lungo percorso, passo dopo passo, e non si torna indietro. La guerra è il veleno del militarismo patriarcale, devastazione dei territori, sterminio di civili, distruzione di ogni fonte di vita. La guerra è decisione di chi sta al riparo e manovra le pedine della morte. La guerra è interesse di pochi che impoverisce tutti gli altri e soprattutto le donne. La guerra genera guerra. La pace si fa passo dopo passo: cominciamo a camminare in questa direzione. La pace è libertà di esistere come donne e uomini liberi. La pace per le donne è possibilità di studiare, lavorare, amare senza costrizioni, senza sfruttamento, senza divieti. La pace per le donne è autodeterminazione nelle scelte riproduttive. La pace per le donne è costruire relazioni in un orizzonte di giustizia. La pace per le donne è fare pace con la terra che abitiamo. Investiamo in un piano di pace. Togliamo risorse agli eserciti imponendo un bilancio di pace. Facciamoci granelli di sabbia che inceppano gli ingranaggi della guerra. Siamo figlie della lunga storia delle donne che hanno desiderato pace e ricevuto guerra, che hanno riparato, curato, assistito vittime e territori, ricostruendo ogni volta la vita sulle macerie. Siamo profondamente addolorate ma anche piene di ammirazione per il coraggio delle donne iraniane e afghane che ancora oggi sono costrette a mettere in gioco la vita solo per esistere come donne. Siamo vicine a tutte le donne che lottano per la vita nelle tante guerre dimenticate. Ci vuole coraggio e inventiva per farsi granelli di sabbia e inceppare gli ingranaggi della guerra. Facciamo appello alle donne che non vogliono essere spettatrici silenziose. Costruiamo la pace. L’UDI è l’associazione delle molte donne che hanno contribuito a generare la repubblica democratica e delle madri costituenti che hanno scritto “L’Italia ripudia la guerra”: di questa eredità ci sentiamo custodi. L’8 marzo nasce in Italia con la mimosa come gesto solidale da donna a donna per ricostruire insieme dalle macerie di una guerra terribile. Nella nostra precaria nicchia di pace, i pensieri assediati dalla guerra, vogliamo rinnovare quel gesto nella potenza di un patto di pace. Abbiamo bisogno di molte mani per tessere la trama resistente di una pace che metta la guerra fuori dalla storia. Il nostro 8 marzo sarà dalla parte della pace, con determinazione e speranza, per il futuro che comincia qui ed ora nei nostri passi. --- We can’t resign ourselves to war It’s been a year since the start of this unfortunate war in the heart of Europe. A year of fear, fleeing, despair, death, pain, misery, destruction for the Ukrainian people and for all the other people who suffer under the logic of brute force. A year of worsening economic conditions and rampant poverty. A year in which the spending on rearmament and the escalation of the conflict has been increasing. We are dangerously running towards global disaster. We can’t resign ourselves to wars between nations, against populations, wars of governments against women: the thought of them haunts us, we can’t accept to stand by helplessly. No war begins the day it is declared: it comes from a long path, step by step, and there is no turning back. War is the poison of patriarchal militarism, it’s devastation of territories, extermination of civilians, destruction of every source of life. War is the decision of those who stay behind and manoeuvre the pawns of death. War benefits few and it impoverishes everyone else, especially women. War begets war. Peace is built step by step: let's start walking in this direction. Peace is the freedom to exist as free men and women. Peace for women is the possibility of studying, working, loving without constraints, without exploitation, without prohibitions. Peace for women is self-determination in reproductive choices. Peace for women is building relationships within a horizon of justice. Peace for women is making peace with the land we inhabit. Let’s invest in a plan for peace. Let’s take resources away from armies by imposing a budget for peace. Let's become the grains of sand that jam the gears of war. We are the heirs of a long history of women who have longed for peace and received war, who have mended, healed, assisted victims and territories, each time rebuilding life on the rubble. We are deeply saddened but also full of admiration for the courage of Iranian and Afghan women who are still forced to put their lives on the line just to exist as women. We support all the women who are fighting for their lives in the many forgotten wars. It takes courage and ingenuity to become grains of sand and jam the gears of war. We appeal to all the women who don't want to be silent spectators. Let’s build peace. UDI was created by the many women who made Italy a democratic republic, who wrote in our Constitution that “Italy repudiates war”: we feel we are the custodians of this legacy. March 8 was born in Italy with the mimosa flower as a gesture of solidarity from woman to woman to rebuild together from the rubble of a terrible war. From our precarious nook of peace, with our thoughts besieged by war, we want to revive that gesture with all the power of a peace pact. We need many hands to weave the resistant fabric of a peace that pushes war out of history. Our March 8 will be on the side of peace, with determination and hope, for the future that begins here and now in our steps.   ​

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