Comunicato sulla situazione in Afghanistan

Ancora una volta misuriamo l’ipocrisia e il cinismo della politica maschile e i suoi effetti devastanti su donne, uomini e bambini e bambine. Dopo 20 anni di guerra, giustificata con la necessità di combattere il terrorismo jihadista, di esportare la democrazia, di affermare i diritti delle donne, si abbandona un Afghanistan straziato in mano ai talebani, di cui l’occidente ben conosce efferatezza e estrema misoginia. Arrivano già messaggi, notizie di tremende violenze contro le donne che disperate chiedono il nostro aiuto. Anche noi, come tante e tanti altri, pretendiamo che il nostro governo intervenga immediatamente in tutti i modi possibili, corridoi umanitari, accoglienza e altro, per mettere in salvo donne, bambini e bambine e vi chiediamo di firmare tutte le petizioni che vanno in questa direzione. Sappiamo tuttavia che non è sufficiente e che dovremmo fare di più. Dovremmo dire basta ai sogni mortiferi di onnipotenza maschile che portano alle guerre e che generano morte e distruzione. Dovremmo smetterla di chiedere di essere incluse in un mondo sempre più dominato, dietro una parvenza di falsa democrazia, dalla logica del più forte. Dovremmo dire basta al potere maschile e confliggere con coraggio e consapevolezza invece di chiedere quote per condividerlo. Dovremmo dire basta alla politica paritaria che porta a credere che gli uomini, le loro scelte, la loro politica, siano la misura migliore dello stare al mondo e che i diritti siano sinonimo di libertà. Le donne presenti nelle istituzioni dovrebbero mostrare autonomia e prendere le distanze da una politica affaristica, compromissoria e finalizzata al potere. Dovremmo prendere nelle nostre mani, ricche di esperienza femminile e di una differente visione della realtà e della politica, le redini del mondo. È l’unica strada per non continuare a rimediare ai mali, come sempre le donne hanno fatto, causati dalla stoltezza maschile. Udipalermo     

Aiuti umanitari all'Afghanistan: lettera pubblica al Presidente della Repubblica

IllustrissimoSignor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella  noi associazioni della società civile e autorità di garanzia: Federazione Italiana per i Diritti Umani, Presidente Antonio StangoCNCA, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, con 260 associazioni federate, Presidente Riccardo De FacciCONADI, Consiglio Nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Presidente Umberto PalmaUDI, Unione Donne in Italia, Vittoria Tola, Responsabili nazionali Giulia Potenza e Laura PirettiAssociazione 'Turchia in Europa subito', Segretario generaleMariano Giustino, nonché corrispondente di Radio Radicale dalla TurchiaSindacato Medici Italiani, Segretario Generale, Pina OnotriASSIMEFAC, Società Scientifica di Medicina Generale, Presidente Nunzia PlacentinoGarante per i Diritti del Minore Regione Puglia dott. Ludovico Abbaticchio Garante dei Diritti della persona Regione Molise, dott.ssa Leontina Lanciano Garante dei Diritti del Minore Regione Abruzzo, dott.ssa Maria Concetta Falivene Garante dei Diritti del Minore Regione Piemonte, dott.ssa Ylenia SerraGarante dei Diritti del Minore Regione Liguria, dott. Francesco LallaGarante dei Diritti del Minore Provincia Autonoma di Bolzano, dott.ssa Daniela Holler ASMEV Onlus Calabria dott. Roberto PitittoSalesiani per il Sociale, Presidente don Francesco PreiteAssociazione Viola Dauna, Presidente Stefania Di Gennarocon   la   giornalista   Maria   Grazia   Mazzola,   che   nel   2009   -    con    un documento tv Rai esclusivo- denunciò e fece espellere un imam dall’Italia per i suoi proseliti e i suoi rapporti con i terroristi di Al Qaeda, Ci rivolgiamo a Lei perché Garante dei valori della nostra Costituzione contro la guerra e la difesa dei diritti umani e civili. Nessuno di noi può più avere pace dopo l’esplosione della grave crisi  in Afghanistan,  con  la  ritirata  delle  forze  occidentali  e  la  defezione dell’esercito afghano, che hanno portato al potere nuovamente i talebani. Non possiamo rimanere inerti davanti alla tv con le immagini di bambini e adolescenti che non hanno più né sicurezza né cibo da mangiare, in condizioni disumane, con le loro mamme, le famiglie, che non riescono a lasciare il Paese, pur volendolo. Non possiamo avere  pace nel vedere che i Paesi più prossimi all’Afghanistan continuano ad alzare e a prolungare muri invece di andare incontro alle migliaia di profughi. Non è umano. In migliaia abbiamo ribadito in Italia la nostra disponibilità all’accoglienza. Apprezziamo gli sforzi del Governo italiano nel rimpatriare quanti hanno collaborato col nostro Paese. Ora il problema più urgente, ci sembra, sia quello di aprire anche strade umanitarie via terra per andare a tirare fuori dalle cantine donne e bambine terrorizzate, senza nutrimento né tutela perché contenute nelle liste di proscrizione dei talebani. Molti infatti non possono raggiungere     l’aeroporto     di     Kabul     né     mostrarsi     per     le     strade controllate dai talebani. Occorrono con urgenza cordoni umanitari ‘bianchi’ interni all’Afghanistan, di ONG riconosciute sul piano mondiale, che possano raggiungere le famiglie più gravemente in pericolo di vita presso le loro abitazioni, ammesso che nel frattempo non vengano giustiziate, come denunciano alcuni filmati sui social media. Siamo consapevoli che ciò che chiediamo sembra impossibile, ma rispondiamo con le parole di Gino Strada che ha lasciato un monito a tutti noi: ‘niente è impossibile” e lo ha dimostrato con i fatti. Siamo in contatto via twitter con la realtà afghana e la situazione è esplosiva: dalle leader dei diritti civili  e dai leader della resistenza, ci arrivano filmati e denunce allarmanti, che dimostrano come ‘il nuovo corso’ annunciato dai talebani, sia mera propaganda. Ci sentiamo responsabili del tempo che scorre e gli occhi dei bambini pieni di terrore ci inchiodano: ogni minuto che passa   è una vita umana che può essere spenta, una bambina rapita e data come merce ai talebani. Siamo al bivio di un genocidio-speriamo di sbagliarci- ma senza alcun dubbio di crimini contro l’umanità. In vent’anni l’Afghanistan é cambiato, le donne hanno riconquistato il diritto al proprio nome e alla parità tra uomo e donna, i bambini il diritto all’istruzione democratica in classi miste, così come i giovani. Ci   appelliamo   a   Lei,   alla   tradizione    storica    italiana    basata    sulla    solidarietà e l’accoglienza che ci ha reso amati nel mondo: chiediamo    il    Suo    intervento,    la     Sua     sollecitazione     internazionale   affinchè i bambini, le donne, le famiglie siano aiutate a fuggire, ma anche per la popolazione che resta il diritto al cibo e alle cure. Con grande stima e fiducia rivolgiamo a Lei questo appello, ringraziandoLa di cuore. Roma 26,agosto 2021     

L’ Unione Donne in Italia alza la sua voce

Risponde all’appello delle donne afghane che per un sogno di libertà sono in pericolo di vita: pronte all'accoglienza! L’UDI raccoglie il grido disperato delle donne afghane e l’appello accorato della regista Sahraa Karimi, prima donna presidente del cinema afghano, ora in fuga da Kabul verso una località segreta essendo un obiettivo militare dei talebani, come tutte le donne, le bambine, le professionalità afghane che in vent’anni, sono state protagoniste di un percorso storico di evoluzione e di emancipazione.Gravissime sono le responsabilità per quello che sta succedendo dell’occidente e del nostro paese che ha condiviso le scelte belliche degli Stati Uniti verso l’Afghanistan in nome della lotta al terrorismo, della democrazia e della libertà delle donne.Di fronte ad una tragedia di cui tutti i governi italiani, a partire dal 2000, sono corresponsabili, l’UDI chiede al Governo in carica l’immediata istituzione di un organismo dotato di poteri e risorse economiche che:- appronti e gestisca programmi governativi immediati e rapidi di evacuazione dall’Afghanistan per tutti quelli che vogliono lasciare il Paese;- individui i percorsi migliori per rendere possibili corridoi umanitari per donne, bambini e bambine;- gestisca l’accoglienza nel nostro paese, organizzando anche il volontariato sia delle associazioni sia delle/i singole/i;- disegni un futuro che preveda ad esempio per le donne il riconoscimento di rifugiate politiche.Per passare dalle parole ai fatti, dai proclami teorici alle soluzioni concrete, sono tante le donne in Italia, pronte ad accogliere altre donne, quante si ritrovano nella lista di proscrizione dei talebani. Come negli anni '40, la Resistenza internazionale contro ogni violenza e sopruso non è mai finita e l’UDI, coerentemente con le proprie radici storiche, partecipa attivamente ancora oggi alla nuova Resistenza, partendo dalle donne e dall’accoglienza.    ​

...
...