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45 anni di 194
Quarantacinque anni fa entrava in vigore nel nostro ordinamento la legge 194. Questa legge, voluta soprattutto dalle donne e ottenuta con anni e anni di lotte, rappresenta ancora un baluardo di tutela contro l’aborto clandestino che mieteva vittime soprattutto fra le donne più povere. Difendiamo questa legge basata sull’autodeterminazione delle donne e denunciamo l’obiezione di coscienza “selvaggia” che ne compromette il funzionamento.Pretendiamo, dopo 45 anni che finalmente sia garantito il principio dell’autodeterminazione non solo dalla lotta delle donne, ma da una decisa inversione di tendenza da parte della società e della politica. Noi continueremo a lottare per fare rispettare l'obbligo delle strutture di rispondere positivamente alle donne, come previsto dalla legge 194, e per difendere e potenziare i consultori a livello territoriale. Legge 194 e autodeterminazione delle donne sono inscindibili: non c’è una senza l’altra.
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Oltre Dafne a Bergamo
Pubblichiamo il materiale inviatoci dalla sede UDI Velia Sacchi. Dott. Cubelli DirigenteUfficio Scolastico Territoriale Bergamo Dirigenti, docenti, allieve/i partecipanti al concorso“Oltre Dafne, fermare Apollo” La giuria del concorso collegato alla mostra Oltre Dafne, fermare Apollo. Immagini di storia e cambiamenti in Italia, esposta a Bergamo nel novembre 2022 in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha deliberato l’assegnazione dei premi ai lavori pervenuti.Nella scelta dei lavori da premiare la giuria ha tenuto conto della coerenza con le finalità del concorso, del percorso svolto, dell’efficacia comunicativa della realizzazione e dell’originalità dell’ideazione.Hanno partecipato al concorso classi, gruppi di allieve/i e singole/i di 9 scuole della città e della provincia di Bergamo per un totale di 35 elaborati.La giuria, tenendo conto del numero e della qualità dei lavori inviati dalle scuole, ha deliberato di assegnare cinque premi e quattro riconoscimenti consistenti in buoni-libro di diversa entità(dell’UDI Velia Sacchi BG, dell’associazione Aiuto Donna, dell’associazione Donne per Bergamo). I PREMI E I RICONOSCIMENTI SONO STATI ASSEGNATI A:Liceo Artistico Manzù Bergamoprof. ssa Macetti Clementina5 ELABORATI ARTISTICI: LIBRO D’ARTISTA E PROGETTI PER ISTALLAZIONE CONTRO LA VIOLENZA DIGENERELocatelli Anna, Tartari Valentina , Pelliccioli Francesca, Martinelli Sofia, Berlanda Maddalena (classe 5 C) Un premio e un riconoscimento speciale complessivo per i cinque lavori Istituto Superiore Mamoli Bergamoprof.ssa Gregis IreneVIDEO E INDAGINE SUL FENOMENO DEL REVENGE PORNBonzanni Anna, Cassi Jennifer, Fall Khadija, Gerosa Laura, Ennajdaoui Najoua, Mbengue Arame (classe 2 BP)PODCAST SUL TEMA DELL'ABORTOSerio Viktoriya , Zigliana Martina, Rossetti Alice, Losi Ingrid, Anani Kenza (classe 2 BP) Un premio complessivo per i due lavori LIBRO: MEDUSAJacob Bauer, Thiaro Diop, Habiba Ait, Giulia Ghiran (classe 2 B) Un riconoscimento Istituto Superiore Caniana BergamoPROGETTO DONNE: SVELA LA VIOLENZAAllieri Chiara, Baldelli Erika, Tomasoni Perla (realizzazione dell'abito con la tecnica del moulage), Ruotolo Melany (aspetto grafico della locandina) (classe 1 AP indirizzo moda)Supervisione del progetto:prof.ssa Spallina Danila, cura dell'abito prof. Perico Marco, cura della fotografiaprof. Gioffrè Alessandro, cura dell'aspetto grafico della locandina Un premio Istituto Superiore Zenale e Butinone Treviglioprof.ssa Limongi Barbara2 ELABORATI GRAFICI CONTRO LA VIOLENZA DI GENEREPezzoli, Galesi, Zacchetti (classe 3DTG) Un premio complessivo per i due lavoriVIDEO SU VIOLENZA E DISCRIMINAZIONE DI GENEREMurrai, Villaverde, Kondyreva (classe 4 DTG) Un riconoscimento Istituto comprensivo Carducci Dalmine - Scuola sec. I° grado Camozziprof.sse Privitera Margherita e Gianserra EricaLIBRO: DAFNE RACCONTA, PEZZI DI STORIA AL FEMMINILEBolis Alyssia,Camoglio Irene, Chafai Osama, Cosentino Gabriele, Furtuna Alexandru, Gath Thiane, Gotti Riccardo, Macrì Martina, Mbaye Mamadou Lamine, Piras Rachele, Pontillo Federica, Rehan Muhammad, Sala Gaia, Specchio Letizia, Tafuno Viola (classe 3 D)Un premio ELABORAZIONE GRAFICA: FUSIONI DI LIBERTÀCapoferri Allyson (classe 3 C)prof. Angelo Margarone La consegna dei premi e dei riconoscimenti si terràmercoledì 8 marzo alle ore 10,00presso la sala Sala consiliare della Provincia di Bergamo via T. Tasso 8, BergamoPer informazioni e per confermare la partecipazione alla consegna dei premi (con numero partecipanti) telefonare o messaggio W. A. al numero 3281997791 e/o inviare mail a Cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le scuole, le/gli insegnanti, le allieve e gli allievi che hanno partecipato con impegno, generosità e creatività, auspicando che sia solo l’inizio di un dialogo fecondo per il cambiamento positivo per il quale tutte e tutti vogliamo lavorare. Le componenti la giuria Bergamo 20 febbraio 2023 CLICCA QUI PER VEDERE I LAVORI DALLE SCUOLE
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Tantissimi auguri Renata!
Oggi 29 Aprile la nostra Renata Muliari compie la bellezza di 95 anni. È difficile trasmettere in poche righe quanto importante Renata sia per l'UDI tutta, quanto lavoro e quanti anni abbia dedicato all'associazione, e quanto affetto abbiamo nei suoi confronti. La sua forza e determinazione, lo spirito di collaborazione, l'atteggiamento sempre positivo di fronte alle difficoltà e la sua capacità di coinvolgere le persone attorno a sé sono doti veramente rare. Come associazione e come donne le dobbiamo tantissimo. Buon compleanno, Renata.
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25 aprile 2023 | La Liberazione da preservare tra passato e presente
Solo 78 anni fa si concludevano anni di lutti e privazioni di ogni genere, nonché persecuzioni e il più grande genocidio dell'era moderna. Il nostro Paese usciva a pezzi da una guerra durata 5 anni seguita a 20 anni di dittatura fascista in cui tantissimi uomini e donne avevano pagato il loro antifascismo e la loro Resistenza al regime con anni di galera e confino, o espatriando, o vivendo braccati in nascondigli, o sulle montagne come ribelli, spesso protetti o aiutati dalle donne. E 78 anni fa mai avremmo immaginato una nuova guerra in Europa, così come mai avremmo immaginato valutazioni della Resistenza come quelle ascoltate da massime cariche dello stato. Oggi siamo qui per ricordare a tutte/i che la festa della Liberazione per noi è una tappa determinante della democrazia in questo Paese, che un mondo migliore è possibile ce lo hanno insegnato le nostre madri Costituenti e le tantissime donne, oltre 80mila, che sono state l’ossatura portante della Resistenza al nazifascismo. Una formidabile generazione soprattutto di ragazze che come ebbe a dire una di loro, partigiana medaglia d’oro al valore militare e tra le fondatrici di UDI “ Non avevamo nulla di mitico, eravamo ragazze, dotate solo di sentimenti tramandati dalle generazioni precedenti come la libertà, la solidarietà, la pazienza, la tolleranza, il sacrificio, il coraggio, il dovere civile”. La Resistenza fu un movimento di popolo di donne e uomini che ci ha consegnato valori su cui affonda le sue radici la nostra Repubblica e la nostra Costituzione. È da qui che nasce una coscienza collettiva e l’affermarsi di un pensiero proiettato verso il cambiamento che le donne vogliono per un Paese completamente rinnovato. Di libertà e di diritti per le donne prima avevano parlato piccole avanguardie. È con la lotta di Liberazione che si produce la rottura storica con la tradizione che voleva le donne completamente subalterne all'uomo e relegate nella sfera domestica e apolitica. Ma le donne non ci stanno più e la parola conquistata con grandi sofferenze continuano a usarla ieri come oggi, mettendo in discussione il neo patriarcalismo e la sua politica che fa di tutto per ricacciarci indietro. Ogni giorno siamo bombardate da slogan, da parole di propaganda che dovrebbero tener occupata la mente e non farci pensare ai problemi veri e reali. Ma noi donne invece siamo vigili sui temi per cui abbiamo lottato per essere libere. Sui diritti acquisiti non si torna indietro e siamo pronte a difenderli perché sappiamo che la dignità, autonomia, emancipazione e libertà vengono da lì. I diritti sono il riconoscimento dell’essere Donne. Per restituire dignità, creare consapevolezza, realizzare solidarietà, affrontare insieme problemi per un migliore livello di coscienza, noi donne abbiamo la forza della vita e nessuno ci farà tornare al passato. W la Resistenza di ieri e di oggi W la Liberazione Il 25 aprile è la data fondamentale della nostra Repubblica
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Mirella Alloisio
Mirella Alloisio nasce a Sestri Ponente nel 1926 da una famiglia operaia e antifascista, il nonno era socialista e pacifista. Durante la temporanea separazione dei genitori, si trasferisce a studiare in un collegio a Recco e torna a casa solo per le vacanze. La sua vita scolastica è scandita dalle date delle “imprese” del fascismo: l’Africa, la Spagna e infine l’entrata in guerra dell’Italia a giugno del 1940. Le città iniziano a essere pesantemente bombardante; anche se Sestri Ponente sembra essere risparmiata dalle incursioni, molti abitanti, inclusi i suoi zii e i suoi nonni, abbandonano la città per rifugiarsi in campagna. Mirella con i suoi genitori, nel frattempo tornati a vivere insieme, resta in città. Nell’anno scolastico 41/42 inizia a frequentare l’Istituto Magistrale San Tommaso D’Aquino, unica scuola d’istruzione superiore di Sestri Ponente. Le insegnanti si uniformano maggiormente alle direttive del regime rispetto a quelle del collegio – “purtroppo non eravamo abituate alla dialettica, assorbivamo senza approfondire, senza chiedere di andare oltre” –. Intanto la guerra prosegue con i razionamenti dei generi alimentari e con le corse nei rifugi per il rischio dei bombardamenti; il suo rifugio é la cantina puntellata con travi e con un cassone di legno riempito di sabbia davanti alla porta, cassone che servirà a molti del palazzo impegnati nella Resistenza per nascondere armi e manifestini. Con la caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, la gente festeggia andando a caccia di simboli del regime da distruggere, scoprendo anche quante e quali scorte alimentari nascondevano i gerarchi fascisti quando in città la gente faceva la fame. Conosce l’amico dello zio antifascista di una sua amica, Germano Jori, un comunista che aveva viaggiato molto come cameriere di bordo e aveva trascorso qualche anno in carcere dove, a contatto con altri politici, aveva allargato la sua cultura – ”con linguaggio semplice mi spiegava che si poteva costruire una società più giusta, in cui anche le donne avrebbero avuto uguali diritti” –. Poi viene l’8 settembre, il giorno dell’Armistizio, a cui seguono giorni di confusione, le fughe disperate dei soldati; davanti a ogni stabilimento sostano i tedeschi in assetto di guerra e molti uomini vengono deportati. A quel punto Mirella comprende che “la giovinezza era forzatamene finita, che niente era cambiato e che bisognava tutti fare qualcosa” e riprende i contatti con Jori. Inizia la sua attività nella Resistenza con il nome di battaglia “Olga”; si occupa della propaganda, impara a curare i feriti e a usare le armi. L’organizzazione clandestina a Sestri va sempre più allargandosi e sorgono i Gap (Gruppi di Azione Patriottica) e molte Sap (Squadre d’Azione Patriottica), delle quali anche il padre di Mirella fa parte. La rete dei Gdd (Gruppi di Difesa della Donna e per l’assistenza ai combattenti della libertà) si allarga e, a causa del tradimento di due ragazzi, Mirella è costretta a cambiare nome e diviene “Marika”. La dirigente dei Gdd della Liguria è “Elena” (Marcellina Oriani), nata a Cusano Milanino, antifascista di vecchia data, condannata dal Tribunale Speciale e incarcerata nel penitenziario di Perugia. Dopo la caduta del fascismo opera subito nella Resistenza lombarda; ricercata e minacciata di fucilazione viene trasferita a Genova. È lei a decidere che Mirella deve occuparsi del materiale propagandistico e perciò una notte le porta un’enorme macchina da scrivere (all’epoca pericolosa perché tutto il materiale propagandistico era battuto a macchina e perciò la sua presenza insospettiva i fascisti che facevano le perquisizioni).All’inizio di luglio del 1944 “Elena” le dice che è arrivato il momento di un compito di maggiore responsabilità: dovrà far parte della segreteria del Comitato di Liberazione regionale, tenendo i collegamenti con i Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) periferici, con il gruppo degli intellettuali e con la segretaria del Comando militare. Nell’inverno del ’44, il professor Federici viene arrestato dalle Brigate Nere e, non resistendo alle torture, fa il nome di “Marika”; quindi Mirella deve per la terza volta cambiare il nome di battaglia, che sarà “Rossella”. Nel frattempo si iscrive alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Cà Foscari, perché fa parte dei suoi progetti di vita, ma anche perché pensa che possa servirle per giustificare i movimenti che la sua attività nella Resistenza richiedevano. Nel frattempo l’Italia del Sud viene liberata e giunge l’eco di cambiamenti radicali; in particolare a Mirella interessa il Comitato Pro Voto, nato a Roma nell’ottobre del ’44, grazie al quale si otterrà il diritto di voto. La notizia del voto alle donne giunge attraverso la stampa clandestina: in edizione ciclostilata viene infatti diffuso Noi Donne, organo dei Gdd. É questo uno strumento importante di propaganda, di preparazione di scioperi e manifestazioni, grazie alle edizioni regionali che consentono un rapporto più diretto con le realtà locali: in Liguria escono cinque numeri. La Liberazione di Genova avviene il 26 aprile 1945 con la resa delle forze tedesche ai Volontari della Libertà; le truppe americane entreranno in città il giorno seguente con sindaco, prefetto e questore già nominati e le strutture principali già funzionanti. Mirella si ritiene una privilegiata per avere vissuto direttamente un momento eccezionale, forse unico nella storia, quello di vedere un esercito regolare che si arrende a un esercito di popolo – “Quei giorni, quelle ore li ho vissuti intensamente, con una emozione così forte che per molto tempo non ho potuto ricordarli, come per molto tempo non ho voluto parlare del periodo della Resistenza: pudore di sentimenti troppo forti? ricordi dolorosi di tanti giovani morti? Impegni troppo gravosi per la mia giovane età? Forse tutto un insieme di questi controversi sentimenti. Quello che è certo è che scriverne mi costa ancora molto” –. Per la sua attività di partigiana viene insignita della Croce di Guerra al Valor Militare. Dopo la Liberazione Mirella si rende conto che proprio la pluralità di idee arricchisce la società e pertanto ritiene di dover scegliere e orientarsi verso un partito; si iscrive così al Partito Socialista di Unità Proletaria. La politica viene da lei vissuta con spirito di servizio a favore della collettività, come preminenza del bene pubblico sugli interessi particolari, senza dimenticare mai i valori e l’urgenza morale. Rimarrà nel Partito Socialista fino al 1980. Si occupa anche dell’Udi (Unione Donne Italiane), l’organizzazione nata dai Gdd, di cui è segretaria provinciale. Nella prima metà del 1946 è impegnata per il Referendum istituzionale: il 2 giugno, infatti, si deve scegliere tra Monarchia e Repubblica e sulle donne pesa la diffidenza di tutti, in particolare della sinistra. Le donne sono il 53%, quindi la maggioranza dell’elettorato, ed è la prima volta che votano. All’Udi si decide di sostenere la campagna per la Repubblica, con riunioni e dibattiti e con la pubblicazione di un numero di Noi Donne dove si spiega l’importanza della Repubblica e si presentano le candidate all’Assemblea Costituente. È l’occasione per la sua prima esperienza nel giornalismo. Nel 1947 entra come impiegata alla Sepral (Sezione provinciale dell’alimentazione) e il 3 marzo del 1949 si laurea; dal mese di ottobre inizia a insegnare francese alla Scuola di Avviamento Industriale maschile di Sampierdarena. Nella primavera del 1951, alle elezioni amministrative riservate al nord del Paese, Mirella fa campagna elettorale, questa volta da candidata, accanto ai nomi più prestigiosi del socialismo genovese e risulta la prima dei non eletti. Nel Centro-Sud le elezioni vengono fissate per la primavera del 1952 e poiché l’Udi partecipa alla campagna elettorale, sostenendo i partiti di sinistra, Mirella viene trasferita a Perugia e qui conosce il senatore Francesco Alunni Pierucci che sposerà e con il quale avrà il figlio Donatello. In Umbria Mirella continua a insegnare fino a settembre del 1979: “Nel buon rapporto che riuscivo ogni volta a stabilire – cambiai gradi di scuole, cambiai paesi – credo avesse il suo peso il mio impegno politico, che mi consentiva di essere aggiornata su argomenti che potevano interessare anche i ragazzi e che comunque mi faceva apparire un po’ fuori della norma”. Alle elezioni amministrative del 1956 viene eletta alla Provincia e le viene affidato l’Assessorato alla Pubblica Istruzione. Dopo questo impegno, nel 1960, riprende la collaborazione con il quotidiano di Genova Il Lavoro e intensifica la collaborazione con l’Avanti!. I suoi interessi si focalizzano sempre di più su due temi: la questione femminile e la scuola, temi che aveva avuto modo di seguire e approfondire nelle due commissioni nazionali del Partito socialista di cui faceva parte. Nel 1985 inizia a collaborare con Patria Indipendente, rivista dell’ANPI, dove affronta temi che, pur avendo origini nell’antifascismo, trovano nell’attualità riferimenti precisi. Oggi il suo impegno continua nelle Associazioni antifasciste, attraverso la stesura di articoli e la partecipazione a incontri. (Biografia tratta da Inseguendo un sogno, Editoriale Umbra, Collana Memorie, 2009) Mirella Alloisio è presidente onoraria del Comitato Provinciale dell’A.N.P.I. di Perugia e dell’A.N.P.I.Bonfigli Tomovic di Perugia. Tra le sue pubblicazioni:Mille volte no: testimonianze di donne della Resistenza, AA.VV., Edizioni UDI, 1965Mille volte no: dai no di ieri ai no di oggi, con testi di Ferruccio Parri, Editori Riuniti, 1975La donna nel socialismo italiano, tra cronaca e storia (1892-1978), con la prefazione di Riccardo Lombardi, Edizioni Lerici, 1978Domani la pillola, in collaborazione con G.B. Fenu, Intermedical Edizioni, con Giuliana Gadola Mazzotta, 1981 – 1985, 2003Inseguendo un sogno, Editoriale Umbra, Collana Memorie, 2009 Inoltre, Mirella Alloisio compare nel documentario Bandite di Alessia Proietti e Giuditta Pellegrini, 2009
