VIDEO CONF STAMPA ALL’UDI - UCCISIONE FEDERICO BARAKAT IN AMBITO PROTETTO

Questa mattina si è tenuta la Conferenza Stampa indetta da Federico nel cuore Onlus e UDI per informare la stampa in merito al ricorso inviato all’ALTA CORTE EUROPEA contro la sentenza CEDU dell’11 maggio scorso che ha assolto l’Italia nel caso Penati vs Italia. ALLA CORTE DEI DIRITTI UMANI NON SONO BASTATE 37 COLTELLATE INFERTE AD UN BAMBINO AFFIDATO ALLO STATO PER CONDANNARE L’ITALIA PER LA VIOLAZIONE DELL’ART.2 (DIRITTO ALLA VITA): UNO SCANDALO ITALIANO CHE RICADRA’ SU TUTTA L’INFANZIA EUROPEA. Antonella Penati, madre di Federico Barakat, insieme ai suoi avvocati prof. Bruno Nascimbene, Avv. Federico Sinicato, ha fatto un appello a tutta la stampa italiana ed estera e a tutte le organizzazioni affinché sostengano a gran voce la necessità della revisione della sentenza CEDU presso che la Grande Camera. Hanno aderito alla richiesta di sostegno l’UDI, la Rete dei Centri AntiViolenza di Di.RE, CGIL, CISL, UIL nazionali, La Lobby delle donne europee, l’Associazione Dieci.​                      

Comunicato sulla situazione in Afghanistan

Ancora una volta misuriamo l’ipocrisia e il cinismo della politica maschile e i suoi effetti devastanti su donne, uomini e bambini e bambine. Dopo 20 anni di guerra, giustificata con la necessità di combattere il terrorismo jihadista, di esportare la democrazia, di affermare i diritti delle donne, si abbandona un Afghanistan straziato in mano ai talebani, di cui l’occidente ben conosce efferatezza e estrema misoginia. Arrivano già messaggi, notizie di tremende violenze contro le donne che disperate chiedono il nostro aiuto. Anche noi, come tante e tanti altri, pretendiamo che il nostro governo intervenga immediatamente in tutti i modi possibili, corridoi umanitari, accoglienza e altro, per mettere in salvo donne, bambini e bambine e vi chiediamo di firmare tutte le petizioni che vanno in questa direzione. Sappiamo tuttavia che non è sufficiente e che dovremmo fare di più. Dovremmo dire basta ai sogni mortiferi di onnipotenza maschile che portano alle guerre e che generano morte e distruzione. Dovremmo smetterla di chiedere di essere incluse in un mondo sempre più dominato, dietro una parvenza di falsa democrazia, dalla logica del più forte. Dovremmo dire basta al potere maschile e confliggere con coraggio e consapevolezza invece di chiedere quote per condividerlo. Dovremmo dire basta alla politica paritaria che porta a credere che gli uomini, le loro scelte, la loro politica, siano la misura migliore dello stare al mondo e che i diritti siano sinonimo di libertà. Le donne presenti nelle istituzioni dovrebbero mostrare autonomia e prendere le distanze da una politica affaristica, compromissoria e finalizzata al potere. Dovremmo prendere nelle nostre mani, ricche di esperienza femminile e di una differente visione della realtà e della politica, le redini del mondo. È l’unica strada per non continuare a rimediare ai mali, come sempre le donne hanno fatto, causati dalla stoltezza maschile. Udipalermo     

Conferenza stampa Federico nel cuore

Associazione Federico nel cuore Onlus e UDI - Unione Donne in ItaliaVi invitano alla CONFERENZA STAMPA sul caso CEDU "PENATI Vs ITALIA"  "ALLA CEDU NON SONO BASTATE 37 COLTELLATE INFERTE AD UN BAMBINO AFFIDATO ALLA STATO, PER CONDANNARE L'ITALIA PER VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA VITA" 1° settembre 2021, h. 11.00 am Presso la sede dell'UDI-Unione Donne in Italia, Via Penitenza 37, 1°piano, 00165 ROMAA seguito della grave sentenza CEDU (Penati vs. Italia) che ha assolto lo Stato Italiano da ogni responsabilità per la morte del Piccolo Federico Barakat, sebbene sia stato ucciso dal padre nel corso di un colloquio in ambito protetto, in una struttura pubblica dell'ente affidatario del minore.   Preoccupanti sono gli scenari che si prefigurano per quanto riguarda gli obblighi e le responsabilità dello Stato nel momento in cui diventa affidatario di un minore, e preoccupanti sono i rischi che i minori potrebbero correre in conseguenza dell'affermazione del principio contenuto nella sentenza.  Per questo motivo abbiamo deciso di indire una conferenza stampa nella quale forniremo importanti informazioni rispetto ai pericoli che pesano sull'infanzia europea e italiana e sui prossimi passi che la madre del piccolo Federico porrà in essere per far riconoscere il diritto alla vita e alla protezione dei bambini e delle bambine, diritto costituzionale ed indisponibile che dovrebbe essere garantito a tutte le cittadine e i cittadini.  La pericolosità della sentenza è di così vasta portata che, per tale ragione, chiediamo a tutta la stampa nazionale e internazionale di partecipare numerosa e di portare all'attenzione dell'opinione pubblica italiana ed europea i pericoli che ricadranno su tutti i bambini. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo dell'11 maggio 2021, Barakat c. Italia, ha assolto l'Italia, affermando che lo Stato non aveva l'obbligo di difendere un figlio a lui affidato, prelevato alla custodia della madre contro la volontà e restituitole morto.  Purtroppo gli effetti ricadranno su tutti i bambini europei affidati allo Stato, il problema quindi non riguarda più solo Federico e sua madre, ma tutti noi.  La conferenza Stampa è aperta anche alle organizzazioni che si battono contro la violenza domestica e per la tutela dei diritti umani E' gradito l'accreditamento via e-mail a :  presidente@federeiconelcuore.org indicando nome e cognome + testa di riferimento e /o nome dell'Organizzazione di riferimento. N.B LA CONFERENZA STAMPA SI SVOLGERÀ SIA IN PRESENZA, NEL RISPETTO DELLA NORMATIVA SUL COVID-19, SIA TRAMITE ZOOM AL LINK SOTTO INDICATO Entra nella riunione in Zoomhttps://gmail.us20.list-manage.com/track/click?u=dbb08044dff67aa516f2219d9&id=f2b1547fd6&e=196132890c Trova il tuo numero locale:  ID riunione: 813 1124 9003Passcode: 259343​    

CALL FOR ACTIONS in support of AFGHAN WOMEN

While RAWA sincerely thanks V-day and One Billion Rising for generous support in the very tragic moments for the Afghan women, we call upon all justice-loving, progressive and like-minded friends around the world to take part in two distinct actions for rising their voice for Afghanistan and its suppressed women: on Wednesday, 1st Sep 2021 Online on Social Media, and on in the Streets on Saturday, 25 September. The online action of 1st Sep. is especially important to carry out successfully the action in the Streets on Saturday, 25 September. The message for these actions are: Women of the world and our allies stand with the women - and all vulnerable groups - of Afghani-stan against imperialism, militarism, fundamentalism and fascism. None of us are free until the women of Afghanistan are free. Women Of The World And All Our Allies Rise, Roar And Rage For The Women In Afghanistan.A Global Solidarity Action In Your City, Town, School. Everywhere. RISE in the streets, stage creative political protests and artistic risings. Invite everyone, reach out to activists, students, artists, social justice groups, and more. We follow the lead of Afghan women on the ground. We urgently call upon governments, the UN Security Council and regional entities to: • Refuse to recognize a Taliban government, which has no legitimacy beyond the brutal force it commands and which terrorizes the people of Afghanistan, girls and women in particular.• Stop all forms of support to the Taliban, including funding, providing of arms and technical knowhow.• End imperialism, militarism, fascism and religious fundamentalism. Stop and prevent manipulat-ing women’s rights for commercial and other interests.• Support the women’s resistance to the Taliban inside Afghanistan. Respect and support Afghan women and people’s exercise of their democratic and human rights, including their right to self-determination.• Evacuate women and men, human rights defenders, journalists, police officers, public employ-ees, athletes, and LGBTI+ who wish to leave the country and ensure their safe passage.• Create an independent body of observers, made up with a majority of women, who have a track record of promoting women’s human rights to monitor the situation in Afghanistan.• Welcome refugees, with the US and their allies assuming the responsibility of financing the cost of resettling displaced people from Afghanistan.• Immediately open humanitarian corridors to support the people of Afghanistan.• Stop arms trade policies and the military industrial complex, which profits from the ongoing wars in Afghanistan and elsewhere the world. The link for signing in for both actions is:   You may email the organizers on: creative@vday.org. RAWA highly appreciates your solidarity in action.

Lettera ai talebani  -  luglio-agosto 2021

a cura di Carla Pecis Le donne afghane  parlano di futuro e di politica, si rivolgono ai talebani con questa lettera, parlano dal loro Paese nel corso di queste settimane in cui migliaia di loro sono in pericolo.Ascoltiamole, a noi non chiedono solo solidarietà.                                                                                                                            Lettera appello ai talebani – le nostre voci, il nostro futuro.La lettera che segue, indirizzata ai talebani,  è stata scritta e diffusa in luglio da un gruppo di donne afghane di appartenenze diverse e di età diverse, ventenni dell’attuale generazione che non hanno conosciuto la vita sotto il regime dei talebani e adulte di generazioni precedenti che ricordano chiaramente come era la loro vita sotto quelle ‘regole’.                                                                                                                                                                  Sono ben consapevoli che il prezzo della pace sarà pesante, per tutte le donne coraggiose, sono sotto attacco le trasformazioni dell’ultimo ventennio della loro storia nazionale. Negli ultimi due decenni il popolo afghano ha sperato che il processo di pace avrebbe messo fine a quarant’anni di conflitto nel nostro amato Paese. Ma malgrado questa speranza e questo ottimismo in tutto il Paese bambine e bambini, adulti e ragazzi vengono uccisi e mutilati ogni giorno. La gente comune, gli afghani qualunque hanno portato il peso di questo conflitto e hanno sofferto terribilmente. Chiedono che questa guerra finisca.Gli afghani ricordano l’ottimismo che regnava lo scorso anno dopo che avete dichiarato la vostra volontà di avviare colloqui di pace. Era un sentimento di gioia e di speranza che finalmente la pace potesse arrivare nelle nostre case.                                                                                                                    Ma gioia e speranza sono state spazzate via dall’ondata di violenza che è arrivata alle nostre porte. Questa violenza, sviluppata soprattutto per vostra responsabilità, ci ha annientati e ci ha fatto perdere la speranza della pace e della fine dei bagni di sangue nel nostro Paese.                                                                                        Negli ultimi anni siamo state colpite dal divario tra le vostre dichiarazioni e le vostre azioni. Alcuni vostri dirigenti che vivono a Doha ci hanno detto che i vostri punti di vista si erano evoluti, che riconoscevate il diritto delle donne all’istruzione e al lavoro “secondo la charia e le tradizioni afghane”. Contemporaneamente gli stessi dirigenti, da altre tribune, scherzavano sui diritti dell’uomo, sulle elezioni e sulla democrazia come “concetti occidentali”, quando invece si tratta degli stessi valori cari all’Islam. Vi siete rifiutati di spiegare la vostra interpretazione della charia e delle tradizioni afghane di cui parlate  e con le quale giustificate le vostre azioni.                                                                                                                                    Ancor più grave, vi siete rifiutati di impegnarvi in una vera trattativa per mettere fine alle morti e alle ferite dei civili, cioè a ciò a cui aspirano tutti gli afghani e di cui abbiamo tanto bisogno.Ci lascia perplesse il fatto che per vent’anni avete giustificato l’assassinio di afghani inermi qualificandolo come jihad e affermando che eravate impegnati a combattere “le forze di occupazione americane e della Nato, gli eserciti infedeli”, come li chiamate voi.Con grande sorpresa del mondo intero nel febbraio del 2020 avete concluso un accordo con queste stesse forze offrendo loro la vostra protezione. Abbiamo approvato la decisione di non uccidere più americani o forze della Nato, ma è sconcertante, ingiustificata, ingiustificabile la vostra incessante campagna di assassini del popolo e delle forze afghane, che sono mussulmani.La doppiezza delle vostre parole e dei vostri comportamenti è altrettanto nauseabonda quando qualificate l’intervento straniero in Afghanistan come atto d’occupazione mentre voi continuate a consultare regolarmente generali e politici pakistani. Ci chiediamo: dove è la fierezza e l’indipendenza afghana? Come volete che gli afghani e il mondo intero si fidino delle vostre intenzioni di combattere “per la liberazione” ?Per dimostrare che siete davvero impegnati per la pace e che avete a cuore la stabilità e i’indipendenza del nostra Paese vi invitiamoa impegnarvi veramente nel negoziato e mettere fine a quattro decenni di guerraa dichiarare che ogni uccisione di civili in Afghanistan è contraria all’Islam e allo spirito di pacea costruire un dialogo costruttivo con la società civile afghana, comprese le donnea rompere i rapporti col Pakistan e gli altri paesi che non sostengono una pace vera in Afghanistan e a privilegiare invece le consultazioni dei dirigenti e del popolo afghanoa non impedire l’accesso di aiuti umanitari in tutto il Paesea cessare gli attacchi ai soggetti tutelati dalla Conferenza di Ginevra e dalla regolamentazione internazionale in materia di diritto umanitario.Mentre gli afghani attraversano questo periodo difficile, speriamo che ascoltiate le voci degli afghani innocenti che invocano pace e stabilità per il nostro Paese. E’ compito di tutti gli afghani unirsi per mettere fine a decenni di guerra, una guerra che non ha vincitori ma solo sofferenze senza fine. Per la pace e per la giustizia – il nostro futuro.       

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