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Comunicato sulla situazione in Afghanistan
Ancora una volta misuriamo l’ipocrisia e il cinismo della politica maschile e i suoi effetti devastanti su donne, uomini e bambini e bambine. Dopo 20 anni di guerra, giustificata con la necessità di combattere il terrorismo jihadista, di esportare la democrazia, di affermare i diritti delle donne, si abbandona un Afghanistan straziato in mano ai talebani, di cui l’occidente ben conosce efferatezza e estrema misoginia. Arrivano già messaggi, notizie di tremende violenze contro le donne che disperate chiedono il nostro aiuto. Anche noi, come tante e tanti altri, pretendiamo che il nostro governo intervenga immediatamente in tutti i modi possibili, corridoi umanitari, accoglienza e altro, per mettere in salvo donne, bambini e bambine e vi chiediamo di firmare tutte le petizioni che vanno in questa direzione. Sappiamo tuttavia che non è sufficiente e che dovremmo fare di più. Dovremmo dire basta ai sogni mortiferi di onnipotenza maschile che portano alle guerre e che generano morte e distruzione. Dovremmo smetterla di chiedere di essere incluse in un mondo sempre più dominato, dietro una parvenza di falsa democrazia, dalla logica del più forte. Dovremmo dire basta al potere maschile e confliggere con coraggio e consapevolezza invece di chiedere quote per condividerlo. Dovremmo dire basta alla politica paritaria che porta a credere che gli uomini, le loro scelte, la loro politica, siano la misura migliore dello stare al mondo e che i diritti siano sinonimo di libertà. Le donne presenti nelle istituzioni dovrebbero mostrare autonomia e prendere le distanze da una politica affaristica, compromissoria e finalizzata al potere. Dovremmo prendere nelle nostre mani, ricche di esperienza femminile e di una differente visione della realtà e della politica, le redini del mondo. È l’unica strada per non continuare a rimediare ai mali, come sempre le donne hanno fatto, causati dalla stoltezza maschile. Udipalermo
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Conferenza stampa Federico nel cuore
Associazione Federico nel cuore Onlus e UDI - Unione Donne in ItaliaVi invitano alla CONFERENZA STAMPA sul caso CEDU "PENATI Vs ITALIA" "ALLA CEDU NON SONO BASTATE 37 COLTELLATE INFERTE AD UN BAMBINO AFFIDATO ALLA STATO, PER CONDANNARE L'ITALIA PER VIOLAZIONE DEL DIRITTO ALLA VITA" 1° settembre 2021, h. 11.00 am Presso la sede dell'UDI-Unione Donne in Italia, Via Penitenza 37, 1°piano, 00165 ROMAA seguito della grave sentenza CEDU (Penati vs. Italia) che ha assolto lo Stato Italiano da ogni responsabilità per la morte del Piccolo Federico Barakat, sebbene sia stato ucciso dal padre nel corso di un colloquio in ambito protetto, in una struttura pubblica dell'ente affidatario del minore. Preoccupanti sono gli scenari che si prefigurano per quanto riguarda gli obblighi e le responsabilità dello Stato nel momento in cui diventa affidatario di un minore, e preoccupanti sono i rischi che i minori potrebbero correre in conseguenza dell'affermazione del principio contenuto nella sentenza. Per questo motivo abbiamo deciso di indire una conferenza stampa nella quale forniremo importanti informazioni rispetto ai pericoli che pesano sull'infanzia europea e italiana e sui prossimi passi che la madre del piccolo Federico porrà in essere per far riconoscere il diritto alla vita e alla protezione dei bambini e delle bambine, diritto costituzionale ed indisponibile che dovrebbe essere garantito a tutte le cittadine e i cittadini. La pericolosità della sentenza è di così vasta portata che, per tale ragione, chiediamo a tutta la stampa nazionale e internazionale di partecipare numerosa e di portare all'attenzione dell'opinione pubblica italiana ed europea i pericoli che ricadranno su tutti i bambini. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo dell'11 maggio 2021, Barakat c. Italia, ha assolto l'Italia, affermando che lo Stato non aveva l'obbligo di difendere un figlio a lui affidato, prelevato alla custodia della madre contro la volontà e restituitole morto. Purtroppo gli effetti ricadranno su tutti i bambini europei affidati allo Stato, il problema quindi non riguarda più solo Federico e sua madre, ma tutti noi. La conferenza Stampa è aperta anche alle organizzazioni che si battono contro la violenza domestica e per la tutela dei diritti umani E' gradito l'accreditamento via e-mail a : presidente@federeiconelcuore.org indicando nome e cognome + testa di riferimento e /o nome dell'Organizzazione di riferimento. N.B LA CONFERENZA STAMPA SI SVOLGERÀ SIA IN PRESENZA, NEL RISPETTO DELLA NORMATIVA SUL COVID-19, SIA TRAMITE ZOOM AL LINK SOTTO INDICATO Entra nella riunione in Zoomhttps://gmail.us20.list-manage.com/track/click?u=dbb08044dff67aa516f2219d9&id=f2b1547fd6&e=196132890c Trova il tuo numero locale: ID riunione: 813 1124 9003Passcode: 259343
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CALL FOR ACTIONS in support of AFGHAN WOMEN
While RAWA sincerely thanks V-day and One Billion Rising for generous support in the very tragic moments for the Afghan women, we call upon all justice-loving, progressive and like-minded friends around the world to take part in two distinct actions for rising their voice for Afghanistan and its suppressed women: on Wednesday, 1st Sep 2021 Online on Social Media, and on in the Streets on Saturday, 25 September. The online action of 1st Sep. is especially important to carry out successfully the action in the Streets on Saturday, 25 September. The message for these actions are: Women of the world and our allies stand with the women - and all vulnerable groups - of Afghani-stan against imperialism, militarism, fundamentalism and fascism. None of us are free until the women of Afghanistan are free. Women Of The World And All Our Allies Rise, Roar And Rage For The Women In Afghanistan.A Global Solidarity Action In Your City, Town, School. Everywhere. RISE in the streets, stage creative political protests and artistic risings. Invite everyone, reach out to activists, students, artists, social justice groups, and more. We follow the lead of Afghan women on the ground. We urgently call upon governments, the UN Security Council and regional entities to: • Refuse to recognize a Taliban government, which has no legitimacy beyond the brutal force it commands and which terrorizes the people of Afghanistan, girls and women in particular.• Stop all forms of support to the Taliban, including funding, providing of arms and technical knowhow.• End imperialism, militarism, fascism and religious fundamentalism. Stop and prevent manipulat-ing women’s rights for commercial and other interests.• Support the women’s resistance to the Taliban inside Afghanistan. Respect and support Afghan women and people’s exercise of their democratic and human rights, including their right to self-determination.• Evacuate women and men, human rights defenders, journalists, police officers, public employ-ees, athletes, and LGBTI+ who wish to leave the country and ensure their safe passage.• Create an independent body of observers, made up with a majority of women, who have a track record of promoting women’s human rights to monitor the situation in Afghanistan.• Welcome refugees, with the US and their allies assuming the responsibility of financing the cost of resettling displaced people from Afghanistan.• Immediately open humanitarian corridors to support the people of Afghanistan.• Stop arms trade policies and the military industrial complex, which profits from the ongoing wars in Afghanistan and elsewhere the world. The link for signing in for both actions is: You may email the organizers on: creative@vday.org. RAWA highly appreciates your solidarity in action.
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Lettera ai talebani - luglio-agosto 2021
a cura di Carla Pecis Le donne afghane parlano di futuro e di politica, si rivolgono ai talebani con questa lettera, parlano dal loro Paese nel corso di queste settimane in cui migliaia di loro sono in pericolo.Ascoltiamole, a noi non chiedono solo solidarietà. Lettera appello ai talebani – le nostre voci, il nostro futuro.La lettera che segue, indirizzata ai talebani, è stata scritta e diffusa in luglio da un gruppo di donne afghane di appartenenze diverse e di età diverse, ventenni dell’attuale generazione che non hanno conosciuto la vita sotto il regime dei talebani e adulte di generazioni precedenti che ricordano chiaramente come era la loro vita sotto quelle ‘regole’. Sono ben consapevoli che il prezzo della pace sarà pesante, per tutte le donne coraggiose, sono sotto attacco le trasformazioni dell’ultimo ventennio della loro storia nazionale. Negli ultimi due decenni il popolo afghano ha sperato che il processo di pace avrebbe messo fine a quarant’anni di conflitto nel nostro amato Paese. Ma malgrado questa speranza e questo ottimismo in tutto il Paese bambine e bambini, adulti e ragazzi vengono uccisi e mutilati ogni giorno. La gente comune, gli afghani qualunque hanno portato il peso di questo conflitto e hanno sofferto terribilmente. Chiedono che questa guerra finisca.Gli afghani ricordano l’ottimismo che regnava lo scorso anno dopo che avete dichiarato la vostra volontà di avviare colloqui di pace. Era un sentimento di gioia e di speranza che finalmente la pace potesse arrivare nelle nostre case. Ma gioia e speranza sono state spazzate via dall’ondata di violenza che è arrivata alle nostre porte. Questa violenza, sviluppata soprattutto per vostra responsabilità, ci ha annientati e ci ha fatto perdere la speranza della pace e della fine dei bagni di sangue nel nostro Paese. Negli ultimi anni siamo state colpite dal divario tra le vostre dichiarazioni e le vostre azioni. Alcuni vostri dirigenti che vivono a Doha ci hanno detto che i vostri punti di vista si erano evoluti, che riconoscevate il diritto delle donne all’istruzione e al lavoro “secondo la charia e le tradizioni afghane”. Contemporaneamente gli stessi dirigenti, da altre tribune, scherzavano sui diritti dell’uomo, sulle elezioni e sulla democrazia come “concetti occidentali”, quando invece si tratta degli stessi valori cari all’Islam. Vi siete rifiutati di spiegare la vostra interpretazione della charia e delle tradizioni afghane di cui parlate e con le quale giustificate le vostre azioni. Ancor più grave, vi siete rifiutati di impegnarvi in una vera trattativa per mettere fine alle morti e alle ferite dei civili, cioè a ciò a cui aspirano tutti gli afghani e di cui abbiamo tanto bisogno.Ci lascia perplesse il fatto che per vent’anni avete giustificato l’assassinio di afghani inermi qualificandolo come jihad e affermando che eravate impegnati a combattere “le forze di occupazione americane e della Nato, gli eserciti infedeli”, come li chiamate voi.Con grande sorpresa del mondo intero nel febbraio del 2020 avete concluso un accordo con queste stesse forze offrendo loro la vostra protezione. Abbiamo approvato la decisione di non uccidere più americani o forze della Nato, ma è sconcertante, ingiustificata, ingiustificabile la vostra incessante campagna di assassini del popolo e delle forze afghane, che sono mussulmani.La doppiezza delle vostre parole e dei vostri comportamenti è altrettanto nauseabonda quando qualificate l’intervento straniero in Afghanistan come atto d’occupazione mentre voi continuate a consultare regolarmente generali e politici pakistani. Ci chiediamo: dove è la fierezza e l’indipendenza afghana? Come volete che gli afghani e il mondo intero si fidino delle vostre intenzioni di combattere “per la liberazione” ?Per dimostrare che siete davvero impegnati per la pace e che avete a cuore la stabilità e i’indipendenza del nostra Paese vi invitiamoa impegnarvi veramente nel negoziato e mettere fine a quattro decenni di guerraa dichiarare che ogni uccisione di civili in Afghanistan è contraria all’Islam e allo spirito di pacea costruire un dialogo costruttivo con la società civile afghana, comprese le donnea rompere i rapporti col Pakistan e gli altri paesi che non sostengono una pace vera in Afghanistan e a privilegiare invece le consultazioni dei dirigenti e del popolo afghanoa non impedire l’accesso di aiuti umanitari in tutto il Paesea cessare gli attacchi ai soggetti tutelati dalla Conferenza di Ginevra e dalla regolamentazione internazionale in materia di diritto umanitario.Mentre gli afghani attraversano questo periodo difficile, speriamo che ascoltiate le voci degli afghani innocenti che invocano pace e stabilità per il nostro Paese. E’ compito di tutti gli afghani unirsi per mettere fine a decenni di guerra, una guerra che non ha vincitori ma solo sofferenze senza fine. Per la pace e per la giustizia – il nostro futuro.
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Aiuti umanitari all'Afghanistan: lettera pubblica al Presidente della Repubblica
IllustrissimoSignor Presidente della Repubblica Sergio Mattarella noi associazioni della società civile e autorità di garanzia: Federazione Italiana per i Diritti Umani, Presidente Antonio StangoCNCA, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, con 260 associazioni federate, Presidente Riccardo De FacciCONADI, Consiglio Nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Presidente Umberto PalmaUDI, Unione Donne in Italia, Vittoria Tola, Responsabili nazionali Giulia Potenza e Laura PirettiAssociazione 'Turchia in Europa subito', Segretario generaleMariano Giustino, nonché corrispondente di Radio Radicale dalla TurchiaSindacato Medici Italiani, Segretario Generale, Pina OnotriASSIMEFAC, Società Scientifica di Medicina Generale, Presidente Nunzia PlacentinoGarante per i Diritti del Minore Regione Puglia dott. Ludovico Abbaticchio Garante dei Diritti della persona Regione Molise, dott.ssa Leontina Lanciano Garante dei Diritti del Minore Regione Abruzzo, dott.ssa Maria Concetta Falivene Garante dei Diritti del Minore Regione Piemonte, dott.ssa Ylenia SerraGarante dei Diritti del Minore Regione Liguria, dott. Francesco LallaGarante dei Diritti del Minore Provincia Autonoma di Bolzano, dott.ssa Daniela Holler ASMEV Onlus Calabria dott. Roberto PitittoSalesiani per il Sociale, Presidente don Francesco PreiteAssociazione Viola Dauna, Presidente Stefania Di Gennarocon la giornalista Maria Grazia Mazzola, che nel 2009 - con un documento tv Rai esclusivo- denunciò e fece espellere un imam dall’Italia per i suoi proseliti e i suoi rapporti con i terroristi di Al Qaeda, Ci rivolgiamo a Lei perché Garante dei valori della nostra Costituzione contro la guerra e la difesa dei diritti umani e civili. Nessuno di noi può più avere pace dopo l’esplosione della grave crisi in Afghanistan, con la ritirata delle forze occidentali e la defezione dell’esercito afghano, che hanno portato al potere nuovamente i talebani. Non possiamo rimanere inerti davanti alla tv con le immagini di bambini e adolescenti che non hanno più né sicurezza né cibo da mangiare, in condizioni disumane, con le loro mamme, le famiglie, che non riescono a lasciare il Paese, pur volendolo. Non possiamo avere pace nel vedere che i Paesi più prossimi all’Afghanistan continuano ad alzare e a prolungare muri invece di andare incontro alle migliaia di profughi. Non è umano. In migliaia abbiamo ribadito in Italia la nostra disponibilità all’accoglienza. Apprezziamo gli sforzi del Governo italiano nel rimpatriare quanti hanno collaborato col nostro Paese. Ora il problema più urgente, ci sembra, sia quello di aprire anche strade umanitarie via terra per andare a tirare fuori dalle cantine donne e bambine terrorizzate, senza nutrimento né tutela perché contenute nelle liste di proscrizione dei talebani. Molti infatti non possono raggiungere l’aeroporto di Kabul né mostrarsi per le strade controllate dai talebani. Occorrono con urgenza cordoni umanitari ‘bianchi’ interni all’Afghanistan, di ONG riconosciute sul piano mondiale, che possano raggiungere le famiglie più gravemente in pericolo di vita presso le loro abitazioni, ammesso che nel frattempo non vengano giustiziate, come denunciano alcuni filmati sui social media. Siamo consapevoli che ciò che chiediamo sembra impossibile, ma rispondiamo con le parole di Gino Strada che ha lasciato un monito a tutti noi: ‘niente è impossibile” e lo ha dimostrato con i fatti. Siamo in contatto via twitter con la realtà afghana e la situazione è esplosiva: dalle leader dei diritti civili e dai leader della resistenza, ci arrivano filmati e denunce allarmanti, che dimostrano come ‘il nuovo corso’ annunciato dai talebani, sia mera propaganda. Ci sentiamo responsabili del tempo che scorre e gli occhi dei bambini pieni di terrore ci inchiodano: ogni minuto che passa è una vita umana che può essere spenta, una bambina rapita e data come merce ai talebani. Siamo al bivio di un genocidio-speriamo di sbagliarci- ma senza alcun dubbio di crimini contro l’umanità. In vent’anni l’Afghanistan é cambiato, le donne hanno riconquistato il diritto al proprio nome e alla parità tra uomo e donna, i bambini il diritto all’istruzione democratica in classi miste, così come i giovani. Ci appelliamo a Lei, alla tradizione storica italiana basata sulla solidarietà e l’accoglienza che ci ha reso amati nel mondo: chiediamo il Suo intervento, la Sua sollecitazione internazionale affinchè i bambini, le donne, le famiglie siano aiutate a fuggire, ma anche per la popolazione che resta il diritto al cibo e alle cure. Con grande stima e fiducia rivolgiamo a Lei questo appello, ringraziandoLa di cuore. Roma 26,agosto 2021
