Ciao Lidia

Partigiana, cattolica, marxista, femminista, pacifista sempre e comunque, ma soprattutto donna libera e di grande pensiero. A lei saremo sempre grate per il suo esempio di vita, per la sua intelligenza politica e mai conformista, per la sua ironia e per il suo impegno nell'Udi profuso per decenni, fino all'ultimo Congresso del 2016. Lidia ci lascia ma non se ne va. Resiste insieme a tutte noi e indica strade che non dobbiamo abbandonare. Grazie per quanto ci hai trasmesso e per quando ci hai fatto sorridere!

Linee di Indirizzo sulla interruzione volontaria della gravidanza in umbria

Finalmente dopo 4 mesi la Regione Umbria recepisce le "Linee di Indirizzo sulla interruzione volontaria della gravidanza con mifepristone e prostaglandine" aggiornate a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità del 4 agosto 2020. Sarà possibile per le donne umbre scegliere l'IVG farmacologica senza il ricovero e fino alla nona settimana di gestazione. Ora chiediamo:che gli ospedali si organizzino in fretta per applicare le procedure e soprattutto che la pratica dell'aborto farmacologico si possa finalmente fare anche nei 2 principali ospedali della Regione, quello di Perugia e di Terni che oltretutto sono ospedali di insegnamento nei quali gli operatori sanitari in formazione ora NON apprendono le modalità di somministrazione e controllo della pratica sanitaria.Chiediamo inoltre che la Regione aggiorni il nomenclatore tariffario in modo da permettere ai consultori, adeguatamente attrezzati e formati, di praticare l'aborto farmacologico.Infine chiediamo che la Regione Umbria provveda, come già fanno altre regioni, a rendere la contraccezione gratuita per tutt* così come previsto dalla legge 194!Vogliamo scegliere sui nostri corpi sulla sessualità e sulla riproduzione! Non ci fermeremo qui!Vi diamo appuntamento sulla nostra pagina facebook mercoledì 8 dicembre alle ore 18:00 per una diretta con varie operatrici del Centro ItaliA: Giovanna Scassellati LAZIO, Barbara del Bravo TOSCANA, la Marina Toschi UMBRIA; Attiviste delle MARCHE; Lisa Canitano Vitadidonna; con la quale analizzeremo lo stato dell'arte e la lunga strada che bisogna ancora percorrere per vedere rispettate le nostre libertà ed i nostri diritti!   ​

Quel 1° dicembre di cinquant'anni fa​

Oggi si festeggiano i 50 anni dall'approvazione della legge sul divorzio. Una conquista straordinaria dopo molti anni di battaglie per chiedere il pieno diritto di cittadinanza delle donne e che alla fine degli anni ‘60 attraverso i partiti di sinistra, il protagonismo femminile, giovanile e della classe operaia porta ad un cambiamento radicale della società italiana e segna il traguardo per l'affrancamento delle donne dalla cultura patriarcale caratterizzata dall’indissolubilità del matrimonio e dal potere maritale secondo il Codice Rocco. Una lotta che dalla Costituente non si è in realtà mai più fermata per la libertà e autodeterminazione delle donne e per una nuova cultura delle relazioni tra i sessi.Tale merito va riconosciuto nella lotta instancabile delle donne dell'UDI e del femminismo, sia per difendere questa legge quando quattro anni dopo verrà nuovamente messa in pericolo da un referendum abrogativo, con un consenso inaspettato da molti, sia per conquistare il nuovo Diritto di Famiglia. Memorabile la manifestazione nazionale dell’UDI, l’anno dopo, per cambiare il Codice Rocco sul Piano civile e superare il potere maschile su mogli e figli.Le donne agiranno sul piano penale con la legge di Iniziativa popolare contro la violenza maschile con l’MLD, l’UDI e i Collettivi femministi, dimostrando che quello che molti politici ritenevano il “sesso debole” o “secondo sesso”, aveva idee chiare di trasformazione e cambiamento sociale nonostante lo scoppio del terrorismo. Nell’Archivio Centrale dell’UDI esiste un patrimonio documentario notevole e sul sito dell'Archivio digitale dell'UDI è possibile trovare foto e numerosi manifesti che testimoniano le nostre battaglie di quegli anni, spesso dimenticato da molti media anche in questi giorni.Pertanto anche oggi vogliamo ricordare che le conquiste di civiltà, si sono fatte e si fanno ancora grazie alle donne e soprattutto alla politica di donne che non si sono mai rassegnate.Neanche oggi che le forze in campo nazionalmente e internazionalmente per il ”ritorno all’Ordine naturale delle cose” sono in campo ed agguerrite anche in Parlamento, nei tribunali e nei media.    ​

25 novembre dalle UDI

UDI NAZIONALE  "PECHINO +25: DIRITTI, LAVORO, RAPPRESENTANZA, VIOLENZA (PRIMA PARTE)"⠀⠀⠀ PANEL 2 - #FMWJ⠀⠀⠀⠀ 23/11/2020 (dalle 14:00 alle 16:00)⠀⠀⠀⠀⠀Speaker: Simona Lanzoni, Bianca Pomeranzi, Linda Laura Sabbadini, Vittoria Tola, Alida Castelli⠀Modera: Marilù MastrogiovanniLa pandemia ha avuto effetti devastanti su tutti, anche sotto il profilo sociale ed economico e, in particolare, per donne e ragazze. Quale è stata la qualità dell’informazione sui temi della violenza di genere, durante il lockdown? Il 2020, 25esimo anniversario dell’adozione della Piattaforma di azione di Pechino, doveva portare a ulteriori interventi a sostegno delle donne, ma il COVID-19 ha stravolto ogni piano. Lo dice il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres che ha adottato, il 9 aprile 2020, un rapporto per lanciare l’allarme sul rischio che la pandemia può produrre sui risultati raggiunti nella parità di genere e sui diritti delle donne. UDI NAZIONALE    UDI FERRARACarissime, UDI Ferrara sta collaborando ad un ciclo di iniziative proposto da CDS e CDG sul tema centrale della violenza economica. Naturalmente sono tutte on line, causa regole anti pandemiche.Vi segnaliamo quelle di oggi pomeriggio (presentazione libro) e di domani (convegno), allegandovi i programmi.Gli incontri sono in diretta  Facebook sulla pagina /cdscultura.Chi è interessata/o può quindi collegarsi.Successivamente vi informeremo della tavola rotonda del 25 novembre che avrà le stesse coordinate.Seguiranno altri appuntamenti che saranno preventivamente segnalati. Al tal proposito anticipiamo che l'11 dicembre ci sarà un appuntamento tenuto da UDI sullo smart working, che partirà dalla presentazione del nostro sondaggio presentato da Alida Castelli (segreteria nazionale UDI); confronto con esponente unife, psicologa, sindacalista e una dipendente in lavoro a distanza".Un caro saluto.p.s. Il 25 novembre dalle ore 17, troviamoci tutte in piazza T. Trieste in un flash mob e mascherina rossa! Uscirà comunicato. UDI FERRARAGentilissime e Gentilissimi, a nome e per conto dell'Assessore Dorota Kusiak, si inoltra il programma  e l'invito a partecipare alla Tavola Rotonda in oggetto, che si svolgerà MERCOLEDÌ'  25 Novembre in occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Nel corso del confronto, con tema "Valore e ruolo di una rete di contrasto alla violenza sulle donne", interverranno in apertura il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, l'assessore alle Pari Opportunità Dorota Kusiak e la Presidente della Commissione Consiliare Pari Opportunità del Comune di Ferrara e coordinatrice degli interventi della giornata Paola Peruffo. Tra i relatori e le relatrici,  spicca il Magistrato Maria Rita Pantani della Procura di Reggio Emilia specializzata nella sezione dedicata alla violenza familiare e sul maltrattamento delle donne. Sarà inoltre presente il dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Ferrara Paolo Pellegatti e non mancheranno le Associazioni e Centri locali che da anni convogliano professionalità esperienza ed impegno nell'ambito della prevenzione /sensibilizzazione e nell'accoglienza e protezione delle donne vittime di violenza:  Centro Donna Giustizia, UDI sezione di Ferrara e CAM Centro di Ascolto degli Uomini maltrattanti (che agisce sul versante del recupero e della rieducazione affettiva degli uomini che riconoscono di avere un problema, e che recentemente ha inaugurato il primo centro di documentazione culturale maschile a Ferrara).Non mancheranno interventi da parte delle Scuole e di  una rappresentanza di studentesse e studenti del Liceo di Scienze Umane G.Carducci, con la prosecuzione del  progetto "La forza e il coraggio delle donne”  promosso dalla Fidapa BPW Italy - Sezione di Ferrara   e l'IIS Copernico-Carpeggiani con la canzone rap "Non è normale che sia normale".L'evento sarà visibile  in streaming  YOUTUBE sul canale "Consiglio Comunale di Ferrara".Si prega di darne la massima divulgazione presso tutti coloro i quali possono essere interessati.Ringraziando si inviano i migliori saluti.ASSESSORATO ALLE PARI OPPORTUNITA’  UDI CODIGORO  UDI GENOVAE’ davvero con dispiacere che dobbiamo rinunciare alla presenza in piazza per manifestare contro la violenza sulle donne.Considerando questa evenienza, abbiamo dato il via al Ciclo di letture sulla pagina FB Biblioteca Margherita Ferro, invitando donne, anche di diversi ambiti e associazioni a lanciare un messaggio attraverso la nostra pagina. Avremo letture da parte di rappresentanti di Centri Antiviolenza (Centro per non subire violenza e Pandora), di due Associazioni culturali, e di alcune Consigliere di Municipio e di altre volontarie dal 10 novembre al 30.Le letture saranno tematiche. Nel mese di dicembre dedicheremo le letture alle donne che sono state premiate con il Nobel, e via via per 6 mesi cambieremo il tema delle letture.Partecipiamo al video-flash mob “Spezza le catene” a cura del Centro per non subire violenza con una foto e/o video .Abbiamo partecipato al video laboratorio, (concluso 17/11/2020, con un gruppo di studenti del 3° anno del Dipartimento Scienze della Formazione UNIGE, sul tema: “Alleanza tra i generi contro la violenza sulle donne”. Al laboratorio hanno partecipato: UDI, CIF, SENONORAQUANDO,  CGIL, CISL,UIL, Centro per non subire violenza, Cooperativa la Comunità, riunite da anni per riflettere su alcune tematiche.Cordiali saluti.UDI Genova  UDI MODENAA seguito della nostra recente esperienza nel processo per stupro in cui siamo state costituite parte civile, vogliamo imbastire un ragionamento generale su quanto il pregiudizio manometta il giudizio nelle aule di tribunale e che cosa si può fare per scalfire il problema. Introduce: Serena Ballista -  Presidente UDI Modena Modera: Giovanna Ferrari Intervengono: Elvira Reale - Psicologa- Dirigente Centro prevenzione mentale donna ASL Napoli 1  Silvana Borsari -  Direttrice sanitaria dell’Azienda USL di Modena Dopo il pluripremiato "Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo"presentiamo il nuovo libroLe conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta(edito da Settenove, già vincitore del Premio Letterario Essere Donna Oggi)Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza sulle donneIntroduce Serena Ballista - Presidente UDI Modenadialoga con l'autrice Giovanna Ferrari  PER SEGUIRE L'EVENTO E' OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE:TEL. 0592153122   UDI CADONEGHECarissime, non potendo organizzare altri tipi di iniziative, abbiamo pensato il.manifesto che vi alleghiamo e che da oggi è stato affisso alle bacheche comunali. Abbiamo anche stampato le locandine, uguali, che abbiamo portato nei negozi del nostro territorio. Come potete vedere hanno aderito numerose associazioni. Buon lavoro a tutte e cari saluti da U.D.I. Cadoneghe PD Gigliola Longo. UDI LUCCA        UDI CARPICarissime,vi allego la cover dell'evento facebook che UDI Carpi APS e Vivere donna onlus organizzano per il 25 novembre 2020. UDI Carpi e Vivere donna onlus hanno in programma, per mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18:30, una diretta streaming su Facebook per parlare di violenza contro le donne, in particolare di come essa sia cambiata a seguito del lockdown. Oltre a ciò si toccheranno i seguenti temi: diritti riproduttivi, body shaming, educazione all'affettività. L'evento social ha come titolo 25 novembre 2020. La violenza contro le donne non va in lockdown. Interverranno anche portavoci di due realtà giovanili (u.ni.cum e react).       UDI BOLOGNAEcco qui allegato il volantino che riassume i vari appuntamenti on line che termineranno a dicembre. -in date in corso di definizione -  con due appuntamenti legati ai percorsi di giustizia .I link di collegamento o direttamente dal pdf o dal sito o facebook.IL COVID NON CI FERMA       UDI RAVENNAv. allegato     UDI FORLìv. comunicato allegato   UDI TORINO​ UDI NAPOLIContro la violenza economica, reddito di libertàQuante sono le donne uccise in questo tragico anno 2020? E quante erano nel 2019? Non si sa bene perché ognuno fa il suo conto. Eppure, è sui presunti dati che vengono valutati i “lievi miglioramenti” che le istituzioni si apprestano a presentare nell’annuale celebrazione della giornata internazionale contro il femminicidio.Non si tratta di numeri ma del modo di contare, perché è probabile che le vittime della tratta e della prostituzione siano escluse dal conteggio. Ed è probabile che anche le vittime dei figli, fratelli e padri instabili accuditi per le carenze del welfare non vengano conteggiate.Si tratta anche di ciò che si intende per violenza perché è risaputo che la violenza viene considerata solo quando si chiude il circolo delle persecuzioni e si arriva all'uso delle armi, proprie e improprie, mani e piedi compresi.Gli stupri, le percosse date sapientemente, gli insulti e la segregazione psicologica anche quando individuabili, sembra che avvengano in una terra sconosciuta e sfuggente, e lo stato che pure ammette le falle del sistema, se così vogliono dirsi, continua a praticare nella piena legalità tutte le precondizioni che garantiscono la sottomissione effettiva e potenziale delle donne.È la violenza istituzionale, a volte perpetrata attraverso l'espropriazione dei diritti materni con l'applicazione della cosiddetta PAS, mai abbastanza smentita, oppure esercitata con la privazione dei servizi essenziali.Dopo tanti risultati del movimento antiviolenza femminista, uno degli espedienti più diffusi è quello di suggestionare la politica e l’opinione pubblica asserendo che violenza, prostituzione, dominio degli uomini sulle donne siano le realtà più antiche del mondo e quindi incoercibili. Di fronte a una sfida rappresentata come irrimediabilmente persa, il suggerimento è quello di accontentarsi del troppo poco che viene fatto da chi ne ha la responsabilità.Le donne, che non sono affatto rassegnate, invece hanno pensato, fatto e dettato regole, come la Convenzione di Istanbul, e questo è stato ed è insopportabile per il movimento di conservazione dei privilegi maschili. Nel tessuto politico è diffusa la tendenza a vanificare, ridicolizzare il femminismo e, come stiamo osservando, neutralizzare la presenza delle donne come sesso, accomunando la loro condizione a quella degli oppressi e dei discriminati a vario titolo.Apparentemente nessuno sembra voler avversare o contrastare le conquiste femministe, ma in molti propagandano la pericolosa visione di una violenza indifferenziata e neutra che si sfoga su qualsiasi individuo in posizione di debolezza. Si trascura così, volutamente, l'aspetto essenziale del femminicidio, e cioè che esso sostanzia l’espressione affermativa del potere maschile, sostenuto da poteri e istituzioni.Nella pandemia Covid, si è in particolare evidenziata, tra le altre afferenti all’isolamento domestico, quella forma di violenza che più ha a che fare con la povertà femminile: la violenza economica.Le donne, non per fatalità, ma per l'enfatizzazione della divisione del lavoro domestico, sono diventate più povere, si è accentuata la dipendenza economica dai capifamiglia. Nell'emergenza si è rafforzato il principio della sostituzione del welfare, e perfino della scuola, con il lavoro gratuito di cura prestato in massima parte appunto dalle donne. Questo ha molto a che fare con la violenza maschile contro le donne, come recitano i protocolli internazionali e la Convenzione di Istanbul. La povertà femminile è il terreno del principio ricattatorio per il quale la violenza sarebbe la contropartita del mantenimento.Eppure, le donne non vengono mantenute, anche quando sono private del lavoro o lo perdono: producono una ricchezza che viene loro sottratta sistematicamente. Questo significa per molte la privazione della libertà in assoluto e della libertà di prendersi cura di sé stesse, delle bambine e dei bambini. Per le vittime della violenza maschile è quindi indispensabile la restituzione del reddito prodotto, in termini strettamente economici, per concretizzare il percorso di liberazione dalle violenze familiari.Il reddito di Libertà, che la Regione Sardegna ha adottato da tre anni, è lo strumento che, in questo momento drammatico, deve testimoniare la volontà delle istituzioni, in particolare delle Regioni, di contrastare la violenza maschile e sostenere la libertà femminile.Le donne elette in Campania abbiano l’autorevolezza per l’affermazione di questo traguardo e la forza del sostegno femminista per un provvedimento più che urgente.UDI di Napoli  UDI CATANZARO25 NOVEMBRE 2021 IN ZONA ROSSA MA PRESENTI!Carissime, l’essere zona rossa ci costringe ancora alla distanza, quindi saremo presenti sul web attraverso le nostre pagine, insieme ai tanti eventi delle altre Udi.Abbiamo prodotto e fornito alle scuole che ci hanno contattato un video inedito:L'attrice e regista Cinzia Maccagnano sarà la voce di Giulia da: Sarà trasmesso domani sulla nostra pagina insieme ad altri video tematici sui tanti aspetti che assume la violenza contro le donne; Pubblicheremo e ripubblicheremo anche  quanto ha prodotto l’Udi in questo anno tanto doloroso per la pandemia, ma altrettanto ricco di eventi e comunicazione. Attraverso la potenza del web, siamo riuscite a raggiungerci ed a intensificare la nostra comunicazione.Come sapete l’Udi aderisce alla “Rete 25 novembre e oltre” costituita da associazioni ed istituzioni e da domani l’assessora alle Pari Opportunità ha preso in carico il progetto della Rete per l’istallazione delle Panchine parlanti che dovranno portare nei quartieri l’informazione sui temi della violenza di genere e diffonderanno i Vademecum Come fare se….. .   UDI CATANIAUDI GRADISCA D'ISONZOCarissimevi inoltro il programma che come Circolo UDI di Gradisca d'Isonzo abbiamo elaborato assieme all'Amministrazione Comunale -Assessorato alle Pari Opportunità-e diversi altri partners.    Purtroppo tante cose non siamo riuscite a concretizzare causa Covid o abbiamo realizzato on line.Interessante è stato il progetto #vetrineperilrispetto.      40 esercizi commerciali di Gradisca d'Isonzo hanno risposto all'invito a mettere a disposizione una vetrinache gli artisti di street art Fabio Babic e Massimo Racozzi hanno dipinto avendo come tema il rispetto di genere.Maggiori informazioni si possono trovare sul sito del Comune di Gradisca d' Isonzo: Un caro salutoMariarosa Marcuzzi(v. due allegati)UDI CATANZAROCare tutte, noi dell'UDI di Catanzaro abbiamo realizzato una video narrazione per il 25novembre, nel link qui sotto. Sono estremamente felice del risultato, perchè se vi dicessi in quali tempi è stato realizzato non mi credereste e i mezzi non ne parliamo neppure, quelli sono evidenti. Eppure, eccoci qua! Nel video parliamo di lavoro, ma sappiate che anche quest'anno la prima cosa che abbiamo fatto a mezzanotte è stata accendere una candela per Lea Garofalo, per non dimenticare com'è stata sottratta all'amore di sua figlia nella notte tra il 24 ed il 25 novembre del 2009.Un caro saluto a tutte voi!Dorianahttps://udicatanzaro.wordpress.com/2020/11/25/riusciamolibere-riusciamo-a-lavorare/   

25 novembre 2020 GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE​

Un anno, il 2020, che non dimenticheremo facilmente: donne, uomini, istituzioni, in Italia e nel mondo, impreparati, sorpresi, travolti da un evento grave e sconosciuto. Dolore e perdite si sono sommati ai problemi del passato e del presente, moltiplicandoli, aggiungendo paura e limitazioni Le difficoltà delle donne si sono raddoppiate in tutti i campi: nel lavoro, nella cura dei figli, nella necessità di contrattare spazi e libertà, mentre la pandemia le chiudeva, invece, sempre di più. I Centri, gli Sportelli contro la violenza, le Associazioni femminili fra cui l’UDI in prima linea, hanno denunciato come grave problema il calo iniziale della richiesta di aiuto da parte delle donne a fronte di un tasso di violenza domestica che si immaginava in crescita, come poi i dati hanno confermato quando le campagne di informazione sul 1522 sono ripartite.Poi, di nuovo, quello che in realtà non è mai cessato, ma solo nascosto dalla emergenza sanitaria sempre in prima pagina: abbiamo rivisto stupri, violenze, persecuzioni, femminicidi e figlicidi, perfino sentenze infarcite di maschilismo e sessismo, cronache dei giornali all’anno zero per correttezza di informazione e di linguaggio. Applicare la Convenzione di Istanbul per stare davvero dalla parte delle donneNoi, donna dopo donna, talvolta anche uccise con i figli, le abbiamo contate, in alcuni casi ci siamo anche costituite parte civile nei processi penali, senza mai mollare; abbiamo denunciato l’omertà di certa stampa, le cameratesche cronache dove lui è un brav’uomo, gran lavoratore e se ha ucciso qualche ragione ci sarà. “Diffamazione a mezzo stampa”, potremmo davvero invocare questo reato per le “penne” compiacenti. Ora, in occasione di questo 25 novembre, di nuovo in “emergenza pandemia”, ancora una volta come tante volte nel passato, dobbiamo denunciare che non si sono adeguate abbastanza le nostre leggi e politiche alla Convenzione di Istanbul e quanti danni questo mancato adeguamento ha comportato e comporta. Il supporto ancora insufficiente delle donne, di bambini e bambine nella violenza subita e in quella assistita, nei percorsi che una donna maltrattata compie, quando denuncia, quando cerca una sistemazione per sé e per i figli, quando vuole recuperare o intraprendere un percorso lavorativo, nei contatti con i servizi sociali, infine nelle aule dei tribunali, questo mancato sostegno previsto invece dalla Convenzione di Istanbul, si traduce in una enorme difficoltà per le donne di uscire dalla violenza, e in una estrema facilità per gli uomini violenti di sottrarsi alle loro responsabilità. Perché viene usata così poco la norma che prevede l’allontanamento dei familiari violenti come invece la legge del 2001 già prevede. Se mancano i fondamentali della sicurezza e del supporto, che senso può avere invitare le donne a denunciare?      È in questa ottica che, dopo la ratifica da parte dell’ Europa della Convenzione OIL 190/2019 (con il voto favorevole dell’Italia), Convenzione ora in discussione anche nel Parlamento italiano, Contro la violenza e le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, abbiamo raccolto firme, in piena pandemia, a sostegno di una Petizione affinché le raccomandazioni della Convenzione si concretizzino, in Italia, in due azioni fondamentali: 1)- inserimento delle molestie sessuali sul lavoro nel decreto 81, Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e 2)- inserimento nella formazione anti-infortunio, obbligatoria, di una formazione su come riconoscere, prevenire e contrastare le molestie nei luoghi di lavoro. Assimilando dunque, di fatto, le molestie a infortuni sul lavoro. Prima le donneQuesto 25 Novembre, solo apparentemente silenziato dalla pandemia, in realtà è denso di dibattiti ed iniziative, seppure on line, e le donne, le associazioni di nuovo, come in Marzo, come per tutto l’anno, tutti gli anni, indicano nella violenza dilagante contro le donne un’altra grande emergenza dimenticata, dove di fondamentale importanza risulta anche una discussione su come si spendono le risorse destinate alle donne e come si riscrive il Piano nazionale contro la violenza maschile contro le donne, arrivato ora a scadenza. Fra i tanti temi su cui chiedere attenzione ne segnaliamo uno perché ci sembra ben rappresentare il continuo rischio di uno strapotere maschile, anche quando si presenti con un volto accattivante e amichevole. Ci interroghiamo, infatti, con franchezza, sul perché’ il finanziamento agli sportelli/centri per uomini maltrattanti venga annoverato nella sfera della prevenzione, visto che, nel migliore dei casi, si tratta di tentativi di recupero di soggetti che hanno già compiuto condotte violente.      Da tempo diciamo che la violenza contro le donne è soprattutto una questione maschile. Sono, infatti, uomini, di tutte le condizioni sociali e di tutte le età, quelli che commettono violenza contro le donne e sono stati uomini quelli che nel passato l’hanno perfino legittimata, attraverso leggi, pensiamo al delitto d’onore, al matrimonio riparatore e allo ius corrigendi, sostenuto da una giurisprudenza favorevole. Anche sugli uomini ha, infatti, agito il patriarcato, trasmettendo una modalità del rapporto tra i sessi fondata sul dominio maschile e la subordinazione femminile, condizionando di conseguenza la loro mentalità e i loro comportamenti, essendo anche immersi in una complicità sociale che glielo consente e lo incentiva.      La relazione asimmetrica tra i sessi non ha, dunque, nulla di naturale ma è un prodotto culturale. Occorre quindi che gli uomini invece di rimuovere, quando va bene, il problema e quando va male minimizzarlo, o ignorarlo come marginale, al massimo prendendo le distanze dagli autori dei crimini, visti come mostri incapaci di controllare le proprie pulsioni, guardino invece dentro di sé, si interroghino, prendano coscienza e mettano in discussione il modello di virilità ereditato dal passato. Solo attraverso una rivoluzione culturale e simbolica è, infatti, possibile prevenire seriamente ed in modo duraturo la violenza contro le donne. Questa trasformazione culturale deve investire tutto il percorso della formazione, dalla scuola dell’infanzia, all’università e anche oltre, decostruendo la cultura sessista che è sotto gli occhi di tutti nei media, nel lavoro, nelle famiglie, nella società intera. Per quanto riguarda il fondamentale percorso formativo costituito dalla scuola si tratta di rivedere l’impianto patriarcale dell’istituzione scolastica, di analizzare criticamente la cultura androcentrica che ancora oggi viene trasmessa come fosse neutra e universale, di introdurre lo studio delle tante figure femminili ignorate, cancellate dalla cultura ufficiale, di formare adeguatamente le/i docenti e, più in generale, costruire le condizioni per un’analisi critica di come la violenza maschile sulle donne sia considerato un dato naturale e fisiologico nella storia dell’umanità anche nell’università .Questa per noi è prevenzione della violenza maschile. Alle donne le risorse per le donne Parliamo allora dei CAM (Centri ascolto uomini maltrattanti) e di altri sportelli pubblici o privati che stanno moltiplicandosi. Difficile vederli, come invece spesso vengono presentati come strutture volte alla prevenzione della violenza contro le donne. Si tratta infatti, per la stragrande maggioranza, di servizi per uomini che hanno già commesso abusi più o meno gravi, rivolgendosi ai quali, come prevede anche il Codice rosso, i “maltrattanti” hanno diritto ad una sospensione condizionale della pena, e comunque a qualche forma di attenuante. Si vogliono scongiurare recidive? Ma quante volte invece abbiamo visto il contrario e cioè che sconti, attenuanti, benefit vari siano utilizzati per ritornare a colpire, a tormentare, talvolta ad uccidere. Sicuramente questi uomini, costituendo un pericolo per le donne innanzi tutto, per sé stessi e per la collettività tutta, vanno “seguiti” là dove manifestino la volontà di uscire dalla violenza che esercitano, ma non vorremmo che si arrivasse al paradosso di un sostegno che si ritorca ancora una volta contro le donne. Anche alla luce di questa nuova realtà, le risorse del Piano nazionale contro la violenza sulle donne vanno aumentate, e soprattutto vanno definiti in modo preciso gli obiettivi dei finanziamenti agli sportelli/centri per uomini maltrattanti, e verificata altresì l’efficacia dei percorsi di recupero. Si applichi appieno la Convenzione di Istanbul soprattutto sulla prevenzione, si impegni il massimo delle risorse, con strumenti efficaci, direttamente per le donne maltrattate, si crei una cultura giuridica equa nei confronti delle donne, si vieti alla PAS di entrare nei tribunali, si dia certezza della pena e anche gli uomini violenti capiranno che non avranno attenuanti per le loro responsabilità.  Roma 25 novembre 2020      

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