Il nostro no alla guerra conta

L’attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf è stata violentata e lapidata dai miliziani filo-turchi nel nord-est della Siria. Un nome tra i tanti ignoti e ignorati delle storie che ci sfuggono, tolte alla vita e alla civiltà da un attacco che mina anche la nostra vita e la nostra civiltà, soprattutto se non ce ne accorgiamo, se continuiamo a fare la nostra vita come se niente fosse. Non c’è parola per la miopia ipocrita dei nostri governi, l’insipienza collusa con i mercanti d’armi. Mentre Hevrin muore in modo atroce i profitti delle nostre economie vivono e noi con loro. È cominciata l’ennesima guerra accanto a noi.Mentre le altre continuano ovunque. Osserviamo con sgomento l’insipienza dei governi democratici e temiamo l’ignavia del cosiddetto popolo sovrano. La storia del femminismo è profondamente intrecciata con il pacifismo e non basta dire che nessun conflitto è in nostro nome, non basta dichiararci accanto alle sorelle curde. Una dichiarazione ha valore quando è azione. Noi dobbiamo agire. L’emancipazione imitativa, alla quale siamo state indotte da scuola e società ha cancellato la lunga lotta dei movimenti femministi per la pace, la testimonianza delle donne che con le armi e senza armi hanno saputo salvare vite e territori inventando una democrazia dalla quale erano state originariamente escluse e una società civile in cui i diritti umani devono essere esigibili da tutte e tutti, di qualsiasi età e condizione. Assente dai programmi scolastici, censurato dalla grande informazione, reso sospetto alla pubblica opinione, il femminismo è comunque una grande cultura politica che sa trasmettersi di generazione in generazione. Perciò, forti della nostra esperienza politica quotidiana e orizzontale, dei cambiamenti che abbiamo determinato nelle nostre vite e in ciò che ci circonda, delle lotte combattute e vinte per il bene comune, noi donne, noi femministe, possiamo muoverci contro la guerra.«La storia del femminismo è profondamente intrecciata con il pacifismo e non basta dire che nessun conflitto è in nostro nome, non basta dichiararci accanto alle sorelle curde».Siamo la maggioranza della popolazione, conosciamo difficoltà e fatiche ma sappiamo come agire in ogni contesto perché ci sono stati momenti in cui ci siamo date la mano, donne diverse per età, provenienza, condizione sociale, sappiamo come ci si può mettere insieme ed essere determinanti. Invito tutte le donne che hanno un potere politico, economico, mediatico, sociale a fare un passo avanti insieme a tutte noi, moltitudini femminili che siamo farina e lievito della società civile, per trovare il modo di fermare questa guerra. Possiamo costringere i governi alla trattativa, le diplomazie ad un impegno inedito e innovativo, siamo minoranza negli organismi di potere ma possiamo contare su una maggioranza che sa agire in ogni luogo. Non è tempo di ritrosia o modestiao supponenza, non lasciamoci afferrare dallo scetticismo, dai dubbi, dal disincanto: la guerra, ogni guerra, chiama in causa tutta la nostra intelligenza politica perché riguarda la nostra stessa esistenza. Dal tempo di Lisistrata ad oggi possiamo ricordare e usare il patrimonio della nostra memoria storica per trovare il coraggio di mettere in campo le azioni più diverse ovunque siamo. Le donne consapevoli della propria storia di genere, che conoscono la storia politica di conquista invenzione ed esercizio dei diritti umani, civili e democratici, possono fare la differenza. Per questo le donne curde hanno fatto la differenza nel Rojava. Accogliamo gli uomini che vogliono agire per la pace come fratelli e compagni, ma sappiamo che la politica tradizionale non basta, non ci basta. Il tempo per mostrare la nostra forza collettiva è adesso. Appendiamo alle nostre finestre la bandiera della pace con un drappo rosa in onore delle sorelle curde, che ci hanno ricordato il nostro passato testimoniando con il loro sacrificio il valore del nostro comune futuro, oggi, nel presente. Ecco, queste sono le parole della mia anima di vecchia femminista, scritte di getto dopo l’attacco turco in Siria. Parole che nascono da sentimenti autentici e diventano pura retorica, perché la lingua ci tradisce se diventa maschera che imbelletta la realtà e non riesce a cambiarla. I governi sospendono la vendita di armi a Erdogan. Bene, e prima dov’erano? Se non si sono resi conto dove portava la vendita di armi i nostri governanti europei, italiani compresi, sono stupidi, incapaci oppure falsi e ipocriti. Le donne curde stanno facendo quello che hanno fatto, in modi e tempi diversi, moltissime donne italiane tra il ’43 e il ’45 per salvare vite e territori e dopo, per più di 40 anni per conquistare la democrazia, eppure noi le abbiamo dimenticate, la scuola le ha ignorate, l’università rimosse, i media censurate, perfino alcune donne oggi preferiscono evitarne la memoria. Nel dopoguerra dell’Italia povera e devastata migliaia di bambini affamati si spostarono in case sicure e accoglienti, dal sud al nord, per sopravvivere a un difficile inverno. Sono stati chiamati 'treni della felicità' organizzati soprattutto dalle donne dell’UDI che hanno prontamente risposto all’idea lanciata a Milano da una delle nostre madri costituenti: Teresa Noce. Il tempo che viviamo è diverso: abiti, abitudini, abitazioni, tecnologia, comunicazione, tutto è cambiato, ma le armi uccidono sempre nello stesso modo e le case sventrate, le popolazioni in fuga, le donne stuprate, bambine e bambini morti si assomigliano sempre. Noi oggi non abbiamo bisogno di prendere le armi, noi viviamo in case sicure e confortevoli, possiamo fare molto di più mettendo a disposizione molto meno di quanto ci serve per vivere, molto meno del nostro quotidiano superfluo. Mentre chiediamo il massimo impegno da parte della Comunità internazionale per interrompere il conflitto, far cessare gli attacchi militari e ogni disegno di persecuzione delle popolazioni che hanno diritto alla pace nei luoghi in cui sono nate e da cui hanno respinto l’Isis, possiamo ottenere prima di tutto e subito un corridoio umanitario per salvare bambine e bambini: sottrarli alla guerra significa togliere agli aggressori almeno l’arma della paura perché se i piccoli sono minacciati un popolo è più indifeso. Serve una grande organizzazione ma non più onerosa di quanto sia la guerra e noi europei abbiamo esperienza sia di guerra che di pace. Ne siamo anche capaci? Intanto che i governi decidono e le donne importanti cominciano a pensare come muoversi, noi donne che siamo più della metà del popolo sovrano possiamo organizzarci, coordinarci con tutte le associazioni possibili e senza nemmeno mettere il bollino identitario, solo per restare umane e umani, solo per il piacere di inventare il presente e aspettare con speranza il futuro, che comunque verrà. C’è un appello, di amministratori e amministratrici locali, facciamolo diventare piattaforma d’azione, opportunità di coordinamento: i governi devono fare la loro parte e noi, popolo della Repubblica nata dalla Resistenza, società civile variamente organizzata, possiamo fare la nostra. Riprendiamo e aggiorniamo le nostre affermazioni storiche: tra uccidere e morire c’è una terza via, vivere e far vivere; fuori la guerra dalla storia, dai bilanci statali e dai profitti privati. (Rosangela Pesenti)   

Nessuno tocchi il termine femminicidio​

Festival Giallo Mantova: una due giorni a novembre 2019 per approfondire tematiche legate al mondo del giallo, del noir e delle inchieste di cronaca nera, presenta la sua prima edizione con lo slogan Amoricidio. Verso il superamento del termine. Me lo segnala un’amica e resto senza parole per la volgarità della caduta di stile che non m’aspettavo per un genere narrativo spesso colto e raffinato. Non sarebbe nemmeno da prendere in considerazione per la stupidità intrinseca al neologismo e dispiace essere costrette a farlo perché il termine in questione viene messo su uno dei tanti palcoscenici che ormai costellano la nostra vita. Un palco osceno più che una messa in scena visto che ricorre a un mezzuccio meschino per attirare l’attenzione, giocando sporco su tragedie reali. Il neologismo è soprattutto subdolo perché usa una forma metaforica per sostituire un sentimento a un corpo, spostando l’attenzione dal reato alla vaghezza sentimentale. La vita di una donna uccisa diventa argomento per civettare tra noir e rosa, un’intera vita ridotta a un sentimento che, se mai ci fosse stato, non era certamente amore.   «Il neologismo è soprattutto subdolo perché usa una forma metaforica per sostituire un sentimento a un corpo, spostando l’attenzione dal reato alla vaghezza sentimentale».  Uccidere non riguarda mai l’amore, mentre uccidere l’amore, il sentimento, non è reato, anzi, è la difficile necessaria e doverosa scelta delle donne che subiscono da un compagno, marito, fidanzato, amico (e anche padre, fratello, zio, cognato ecc.). Gli uomini che uccidono una donna non l’amano e certamente non l’hanno mai amata, semmai è la donna ad aver amato, tollerato, mal interpretato parole e atteggiamenti, fidandosi del proprio di amore e per questo il primo dovere verso se stessa è proprio quello di cancellarlo per salvarsi. L’amore si può cancellare, qualche volta si deve, proprio per sopravvivere. Eppure non userei il termine uccidere nemmeno in questo contesto, nemmeno in senso metaforico, perché sappiamo che le parole hanno un peso e danno forma all’immaginario individuale e sociale. Chi uccide una donna agisce odio, possesso, invidia, perfidia in forma violenta e compie un reato. Non si tratta di spulciare il dizionario per scoprire che il termine proposto dal festival non esiste, sappiamo bene che la lingua è un sistema vivo e noi donne la stiamo trasformando in modo tale che chi parla e scrive non si senta mai più legittimata/o a rimuovere l’esistenza femminile. Il termine femminicidio registra un fenomeno e insieme l’esistenza di una presa di parola da parte delle donne che hanno reso visibile questo terribile problema sociale, imponendo la rilettura della storia che ha l'ha occultato in vari modi, anche legittimandolo attraverso le leggi.   «L’amore si può cancellare, qualche volta si deve, proprio per sopravvivere».  Non è casuale né innocente l’assenza, fino a pochi anni fa, di un termine per definire l’uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di possesso, e non è casuale né innocente che questo termine stia incastrato come una lisca in tante gole che compongono il nostro vociare sociale. Quanto al fatto di superarlo mi pare che qualcuno debba ancora imparare a usarlo. Mi auguro che diventi al più presto inutile obsoleto inservibile e noi tutte vive, perché così ci vogliamo: vive e che il femminicidio diventi storia passata e non realtà del presente. Non credo di dover spiegare per l’ennesima volta cos’è un femminicidio perché è ormai noto da tempo e l’opposizione a questo termine, nelle forme ideologiche subdole e manipolatorie di molta stampa e informazione, è solo la misura di ciò che svela non solo nel definire un reato ma nel portare alla luce complicità e collusioni. Ci sono cose che vanno spiegate ma costringerci a un continuo sfibrante lavoro di spiegazione per ciò che è, purtroppo, evidente, significa stabilire un’asimmetria inaccettabile nel potere di usare le parole. Abbiamo scritto abbastanza, adesso studiate o tacete! Penso che il tempo delle spiegazioni per il termine femminicidio sia finito, ora è il tempo del sabotaggio. Mi piacerebbe poter dire «una risata vi seppellirà», ma l’argomento è di quelli su cui non sono consentite né risate né subdoli giochini intellettuali. Perciò ci resta il sabotaggio, fare il vuoto intorno all’iniziativa, boicottare le trasmissioni televisive scorrette, la stampa ignobile. Si tratta di un libero gesto di cittadinanza: lo dobbiamo a noi stesse, lo dobbiamo a tutte le tante, troppe, donne uccise, lo dobbiamo a tutte quelle che operano quotidianamente nei centri antiviolenza e in tutte le associazioni che agiscono contro la violenza maschile sulle donne, per la piena cittadinanza femminile. Il giallo e il noir sono forme narrative e forse è bene che per attirare l’attenzione imparino a stare sul pezzo. Noi non siamo ostaggi della lingua, noi sappiamo reinventarla, ma per definire l’operazione proposta da questo festival le parole ci sono già tutte e nessuna di cui vantarsi. (Rosangela Pesenti)     ​

Progetto "La costituzione e le madri costituenti" 2019​

Visualizza in PDF DESCRIZIONE PROGETTO: Cosa è la Costituzione? Chi l’ha scritta? Chi sono le donne che per prime si sono misurate nella Politica istituzionale dopo la conquista del voto? Quale apporto hanno dato nella definizione e stesura della struttura istituzionale, sociale e politica del nostro Paese? Questi sono alcuni interrogativi a cui il progetto vuole rispondere. In seguito alla Resistenza e all’impegno civico, nel 1946 le donne entrano in scena, per la prima volta, nella politica ufficiale del nostro Paese. Chi sono e da dove vengono? Sono 21 donne su 556 seggi nell’Assemblea Costituente che redigerà la Costituzione italiana. Una storia di ieri che ha posto le basi per l’oggi e il domani. La storia, i diritti, le lotte poco conosciute ma che appartengono a tutti noi. Gli incontri nascono dall’esigenza di far toccare con mano ai giovani, e non solo, questioni come persona, famiglia, diritto al lavoro, uguaglianza, democrazia. Si intende affrontare cosa sono a da dove provengono le istituzioni e le leggi del nostro paese, ma anche aiutarli a comprendere che la Storia è fatta da uomini e donne che, insieme, hanno lottato per ottenere i diritti di cui tutti godiamo. Il focus del progetto sarà incentrato sul ruolo svolto dalla madri costituenti nel dibattito politico dell’Assemblea Costituente e nella Commissione dei 75.  PROMOTORE PROGETTO: UDI - Unione Donne in Italia  DESTINATARI: Scuole secondarie di II grado  NUMERO PARTECIPANTI PREVISTI: 2 classi ad incontro. Richiesta massima di adesione 10 classi  AMBITO TERRITORIALE: I e II municipio  OBIETTIVO FORMATIVO / DIDATTICO: • Conoscere la storia e la Costituzione Italiana in cui c’è dentro tutto il nostro passato, i nostri dolori, le nostre gioie. Dietro a ogni articolo della Costituzione ci sono giovani che hanno combattuto e sono caduti per la Liberà e la Giustizia. • Apprendere che i diritti anche se scritti devono essere applicati. Si cercherà di far riflettere i ragazzi se nella società di oggi questo avviene oppure se ci sono delle discrepanze tra lo scritto e il vissuto. • Rendere consapevoli del sigificato pieno di Cittadinanza e di Democrazia • Studio e rielaborazione dei temi trattati • Ripartire anche dal territorio metropolitano dove sono state intestate le piste ciclabili alle donne della Resistenza e della Costituzione.  METODOLOGIA: sono previsti: • 1 incontro formativo con i docenti sul tema trattato e sulla storia dell’UDI che si terrà presso l’Archivio Centrale dell’UDI; • 1 incontro di 2 ore circa con i ragazzi per spiegare cosa è cambiato dopo il voto delle donne dal 1946 e quale apporto determinante hanno avuto le 21 madri costituenti nella storia dell’Italia. • 1 incontro di 2 ore circa con i ragazzi presso l’Archivio Centrale dell’UDI, in via della Penitenza 37 per tastare con mano le fonti primarie e vedere direttamente dai documenti dove si scrive la Storia.  MODALITA’ DI SVOLGIMENTO: dei 2 incontri con gli studenti è fortemente consigliato di farne uno presso l’Archivio Centrale dell’Udi in via della Penitenza 37 – Roma per tastare con mano le fonti primare e vedere direttamente dai documenti dove si scrive la Storia.  DURATA DEL PROGETTO: Entro il 31 ottobre scadenza per le adesioni delle classi interessate. Entro dicembre verrà fatto il primo incontro formativo con i docenti. Tra gennaio ed aprile verranno svolti gli incontri con gli alunni.  RISULTATI ATTESI: Conoscenza di una storia recente e dei diritti civili del nostro Paese. Approccio alla storia civile con un punto di vista differente e più articolato.  EVENTO CONCLUSIVO: Ai ragazzi verrà chiesto di organizzarsi in gruppi per creare un elaborato finale, che potrà essere cartaceo, audiovisivo, teatrale, che possa approfondire o indagare gli argomenti trattati. A supporto verrà anche consegnata una bibliografia/sitografia di riferimento.  DESCRIZIONE DEL PROGETTO (max 2500 battute): La storia della Repubblica nasce nel 1946, ma non è solo la scelta che deriva dal referendum l’elemento fondante, c’è un altro aspetto che poco viene indagato e scritto nei libri di testo: si tratta della pesenza attiva delle donne nella politica del nostro Paese. Presenza, che già dalla Resistenza con i Gruppi di Difesa della Donna, ha contribuito alla Liberazione. Dopo il due giugno per la prima volta entreranno 21 donne nell’Assemblea Costituente. Alcune di loro saranno nella Costituzione dei 75 che redigeranno la Costituzione Italiana. Chi sono queste donne? Da dove vengono? Cosa faranno e cosa cambieranno? Il progetto intende raccontare un aspetto della Storia poco indagato dai libri di testo. Vuole collegare la storia al diritto, i giovani alla Costituzione. Si intende approcciare alla conquista dei diritti civili da un altro punto di vista, perché la Storia è fatta da uomini spesso raccontati e citati ma anche da donne, troppo spesso, dimenticate e poco indagate. Si offrono alle scuole un ciclo di 3 incontri articolati nel seguente modo: - 1 incontro conoscitivo e formativo con il corpo docente; - 2 incontri con i ragazzi; Durante lo svolgimento del progetto verrà prospettato un rielaborazione ai ragazzi sulle tematiche trattate. Il lavori avranno la visibilità in una sezione apposita del nostro sito web www.udinazionale.org Gli studenti avranno libera scelta nella presentazione dei propri lavori utilizzando i supporti, le tecniche, gli elaborati che preferiscono (es. prodotti audiovisivi, ricerche, testi teatrali, opere d’arte, ecc.) A tal fine verrà consegnata una bibliografia di riferimento e verranno sollecitati con spunti anche a partire dal territorio metropolitano (es. Pista ciclabile intestata alla donne della Resistenza e dellla Costituzione). Il progetto si pone come obiettivi non solo la conoscenza storica o nozionistica della Costituzione ma la presa di coscienza dei processi culturali storici e politici che hanno portato alla nascita della nostra Repubblica. Tale riflessione sui diritti civili aiuterà gli studenti alla comprensione dei concetti di Cittadinanza e democrazia imprescindibile per una vita sociale collettiva.     ​

DDL Pillon. Manifestazione sospesa, ma la mobilitazione continua.​

Le associazioni femministe, i centri antiviolenza, le organizzazioni e le donne che avevano promosso la mobilitazione del 28 settembre contro il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati comunicano che ad oggi questa è sospesa. Sospesa, ma non annullata.  Il cambio della compagine governativa e alcune dichiarazioni relative all’accantonamento di tutti i disegni di legge sulla modifica del diritto di famiglia a svantaggio dei diritti di donne e bambini /e non bastano. Il Ddl Pillon e collegati devono essere tutti ritirati. Occorre contrastare la deriva culturale ultraconservatrice in atto tesa a demolire i diritti e le libertà delle donne e che già agisce nei tribunali dove le donne vengono private dei loro figli in base alla negazione della violenza subita e alla falsa e inesistente teoria dell’alienazione parentale. Patriarcato, razzismo, disuguaglianze, discriminazioni e precarietà continuano ad avvelenare la nostra società. Le donne restano esposte al femminicidio, alla violenza maschile e a quella istituzionale, alla vittimizzazione secondaria, incontrano limiti all'autodeterminazione delle scelte riproduttive, restano sostanzialmente espulse dal mercato del lavoro e vivono diverse condizioni di sfruttamento del loro tempo e della loro vita. Restiamo quindi tutte in mobilitazione permanente per vigilare affinché non si torni indietro sui diritti e le libertà acquisiti. Continueremo a lavorare tutte insieme e trasversalmente per affermare la soggettività delle donne, valorizzare le differenze, e chiedere a questo governo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul. Agedo Nazionale Anpi Coordinamento nazionale DonneAPS Presenza Femminista di AvezzanoARCIAss. Punto D di OstiaAssociazione Cassandra DAssociazione Culturale Donne i Colori dell’irideAssociazione di Donne di Ancona SEMAJAssociazione Laicità Scuola SaluteAssociazione Lesbica Femminista ItalianaAssociazione Work in ProgressBeFree Cooperativa socialeBianca Rosa onlusCasa delle Donne di TerniCasa internazionale delle donne Cassandra DCentro antiviolenza Giraffah Onlus di Bari Centro antiviolenza Pink house di FloridiaCentro antiviolenza Renata Fonte di LecceCentro Culturale Municipale Giorgio MorandiCGILCircolo di Cultura Omosessuale Mario MieliCollettivo femminista del Liceo Mamiani di RomaComunità X Ass.Artisti di CorvialeConferenza delle Democratiche del VenetoConferenza delle Donne PD di BolognaConvochiamoci per BariCoordinamento Genitori Democratici Nazionale Cooperativa La bitta di VerbaniaCub Sanità di RomaD.i.Re Donne in rete contro la violenzaDemocrazia AteaDifferenza Donna OngDonn'è Associazione di promozione socialeDonne in ReteFamiglie ArcobalenoFederico nel cuore OnlusFondazione Pangea - ReamaGermoglio violaGiuridicaMente Libera-Roma Il giardino segretoIntersexioniLaicitaliaLibere Tutte FirenzeMondogira (Este)Onlus Ora d'AriaPerledonne (Imola)Rete femminista "La città delle donne" nazionaleRete femminista "La città delle donne" romanaRete LenfordRISINGRose Rosse APS (Castel Maggiore Bologna)Salute Donna (Napoli)Se non ora quando Cava de' TirreniSe Non Ora Quando? Coordinamento nazionale comitatiSenonoraquando VeneziaServizio antiviolenza "Giù le mani"Spazio di Marielle Franco APSSportello donne S.O.S.IRIDEAssociazione nazionale Telefono RosaUDI Unione donne in ItaliaUILVentunesimodonna Corsico Women’s March Rom      ​

#NoPillon e DDL collegati. Manifestazione nazionale a Roma sabato 28/9 14.30 Piazza della Repubblica​

Siamo le donne che hanno lottato per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio e la legge 194.Siamo le donne che hanno definito lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, lottando per cancellare le norme ereditate dal codice fascista Rocco insieme al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, allo ius corrigendi del marito, titolare di ogni potere su moglie e figli.Siamo le donne che da sempre si battono contro la violenza maschile fuori e dentro la famiglia.Siamo le donne dei Centri antiviolenza femministi.Siamo le donne che hanno lottato per il diritto al lavoro, per il valore e il rispetto del lavoro, per la centralità e il valore sociale della maternità, per i congedi di maternità e paternità, per un welfare solidale e non basato su nonne e nonni.Siamo le donne che si prendono cura delle persone, delle comunità, dei territori.Siamo coloro che tengono davvero al centro il benessere e la serenità di bambine e bambini perché è grazie a noi che bambini e bambine sono diventati soggetti di diritto.Siamo le famiglie in tutte le possibili declinazioni.Siamo le donne e gli uomini giovani, che vorrebbero lavorare e non emigrare, che rivendicano il diritto di poter decidere se, dove, come e quando costruirsi una famiglia.Siamo le donne e gli uomini che danno vita giorno per giorno una società accogliente inclusiva aperta e giusta con donne e uomini migranti.Siamo donne e uomini scesi in piazza come e con soggettività transfemministe e lgbtq+ per una società di piena cittadinanza umana.Siamo i padri e gli uomini responsabili e civili che non si riconoscono nella strategia e nella retorica vendicativa della lobby dei padri separati.Siamo coloro che rifiutano la menzogna dell’alienazione parentale, in accordo con tutta la comunità scientifica internazionale e siamo contro chiunque manipoli bambini e bambine per il proprio tornaconto personale o professionale.Siamo qui ancora una volta per ribadire:Non si torna indietro sui diritti e la libertà di scelta. Non si usano bambini e bambine contro i genitori!Nessun testo unificato su separazione, mediazione obbligatoria bigenitorialità, mantenimento diretto.Manifestazione nazionale a Romasabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della RepubblicaMovimenti Femministi, Associazioni di donne, Centri antiviolenza, Collettivi, Organizzazioni.       ​

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