Ventiquattro femminicidi da inizio 2018

ASSOCIAZIONI E SINDACATI: “IL GOVERNO RENDA IMMEDIATAMENTE OPERATIVO IL PIANO STRATEGICO PER LA LOTTA ALLA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE”.​Roma, 23 mar - Ventiquattro donne uccise vittime di femminicidio dall’inizio del 2018, quella che nostro Paese si configura come una vera e propria mattanza prosegue al ritmo di una donna ammazzata ogni 24 ore nelle ultime settimane. Lo scorso 25 novembre i giornali titolavano Via libera al Piano antiviolenza.  A distanza di 4 mesi, con un femminicidio ogni due giorni  quel Piano, frutto di un lungo confronto tra società civile, varie associazioni di donne, sindacati, ministeri e istituzioni, e che porta con sé la novità di un intervento finalmente strutturale sul tema, non è però ancora operativo.il Piano strategico del governo per la lotta alla violenza maschile sulle donne adottato dal Governo per il triennio 2017 2020,  approvato in Conferenza Stato-Regioni e finanziato nella legge di stabilità, a tutt'oggi non decolla.Al Governo e al Parlamento chiediamo dunque di renderlo immediatamente operativo, predisponendo le risorse economiche dedicate e rendendole immediatamente esigibili per la sua attuazione. Perchè in una situazione drammatica come quella italiana, dove molto si dice e poco si riesce a fare per contrastare concretamente la disparità di potere tra uomini e donne, alla radice del fenomeno della violenza, attendere ulteriormente è un fatto gravissimo.Lo Stato italiano, inoltre, che ha ratificato la Convenzione di Istanbul, ha l'obbligo di rendere operativo il Piano strategico e di muoversi con la dovuta diligenza da parte di tutte le strutture istituzionali coinvolte nel Piano stesso. Le donne non devono ancora subire violenze in attesa che tutti facciano quando dovuto prescritto dal piano e che le azioni discusse e condivise trovino attuazione.Associazione Nazionale dei Centri Antiviolenza, Associazione Nazionale Telefono Rosa, CGIL, CISL, UIL, UDI Nazionale, Pangea, Rete per la Parità     

L’UDI alla CEDU al fianco di Antonella Penati​

Per la prima volta l'UDI ha chiesto alla Cedu - Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - di intervenire come terzo a sostegno del ricorso di Antonella Penati presentato contro lo Stato Italiano, per non aver tutelato il diritto alla vita del proprio figlio Federico Barakat ucciso dal padre. La Penati, infatti, aveva più volte denunciato la violenza e pericolosità dell’uomo, culminata nell'omicidio del figlio di soli otto anni, avvenuto durante un incontro protetto presso i servizi sociali il 25 febbraio 2009. In questo caso, sul diritto alla vita del bambino ha prevalso il diritto alla genitorialità di un padre violento.  Il nostro intervento si basa sulla profonda convinzione che "tragedie annunciate" come questa, o come quella del recentissimo caso di Cisterna di Latina, siano tali anche a causa dell'inadempienza di uno Stato troppo lento e troppo superficiale nel gestire situazioni di pericolo e di emergenza delle donne e dei loro figli, vittime di violenza domestica. Ci auguriamo, pertanto, che la nostra partecipazione al processo instaurato innanzi alla Corte Europea possa essere utile a perorare la causa della madre del piccolo Federico,  e che anche in questo caso la CEDU riconosca l'inefficienza  dello Stato italiano nell’affrontare la violenza maschile contro le donne,contribuendo dunque a realizzare gli auspicati interventi di tutte le istituzioni statali più volte richiesti nelle piazze e nelle sedi istituzionali in cui ci siamo espresse, in osservanza della Convenzione di Istanbul.​

Targa per Anita Pasquali

L’8 marzo a Roma, nella Giornata Internazionale della Donna, grazie alla Presidente del I Municipio e su iniziativa dell'UDI Monteverde e dell’UDI la Goccia, a Piazza San Cosimato è stata apposta una targa per ricordare Anita Pasquali, storica dirigente nazionale UDI e presidente e fondatrice dell’UDI La Goccia, venuta a mancare alcuni mesi fa. Un altro omaggio alla sua figura e alla sua opera politica dopo il saluto nella camera ardente allestita nell’Archivio Centrale dell’UDI il 19 novembre scorso, a cui hanno partecipato tutte le espressioni del movimento delle donne a Roma, nonché la commemorazione tenutasi in Campidoglio il 24 novembre. Altre foto qui. Riportiamo l'intervento di Vittoria Tola in quest’ultima occasione. Riflettendo sul 25 novembre giornata mondiale contro la violenza alle donne è necessario ricordare che la Convenzione di Istanbul, che il Parlamento italiano ha votato all’unanimità dopo essere stata molto contrastata fino al 2013, è costruita su tre pilastri fondamentali: la prevenzione della violenza maschile in tutte le sue forme, la protezione e il sostegno a donne e minori e la punizione dei colpevoli. La Convenzione per questo è basata sulla “dovuta diligenza” o impegno necessario e permanente degli stati che l’hanno ratificata a realizzare queste necessarie politiche con l’impegno di tutte le istituzioni centrali e locali del paese. I dati sulla violenza maschile in tutte le sue espressioni, di cui il femminicidio e il figlicidio sono le forme estreme, nonostante non esista una raccolta integrata e sistematica a livello nazionale e in modo permanente, dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la gravità di questa fenomenologia che è strutturale e non accenna a diminuire. Questo nonostante i tanti passi avanti nella consapevolezza della sua gravità, le leggi e le politiche che sono state attuate sono frammentarie e spesso contradditorie. Al contrario andrebbero rafforzate la prevenzione basata su una nuova cultura tra i generi, la formazione culturale e professionale di tutti i soggetti coinvolti, la costruzione di reti locali competenti e in grande sinergia tra loro, l’aiuto alle donne anche economico e sociale e la coerenza tra politiche locali, regionali e nazionali. Raccomandazioni all’Italia fatte anche dai commissari ONU in conclusione della valutazione del Rapporto Ombra Cedaw preparato dalle associazioni delle donne e presentato a luglio 2017 a Ginevra. L’evento di oggi promosso dalla Commissione delle elette del comune di Roma, che ringrazio molto per l’invito, come tantissime iniziative, è organizzato per ricordare il 25 novembre come Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dal 17 dicembre dopo anni di battaglie delle donne soprattutto sud americane e in seguito a quanto deciso dalla Conferenza mondiale delle donne a Pechino. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite designando il 25 novembre, data dell’assassinio politico delle sorelle Mirabal nel 1960, invitava i governi, le organizzazioni internazionali e le a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica contro la violenza alle donne in quel giorno in particolare. La lotta contro la violenza maschile, che in questi ultimi mesi è usata in Italia in una torsione strumentale di politica razzista, (dimenticando come razzismo e sessismo vadano sempre insieme!) è segnata da un movimento mondiale che ha provocato, soprattutto dopo le denunce delle attrici a Hollywood e in tutta Europa anche all’interno di governi e parlamenti, una rottura della diga del silenzio su ricatti e abusi nelle sfere del potere più intoccabile. Questo movimento dimostra la sistematicità di una pre-potenza impermeabile ai cambiamenti e ai diritti delle donne ma dimostra anche come tra le donne e non solo ci siano momenti storici di straordinaria presa di coscienza e che ogni paese ha un suo momento determinante di svolta. Per noi, che denunciamo il fenomeno da 40 anni, questo, come ben sappiamo, è avvenuto a Roma dove nel 1975, quella che viene ricordata come la strage del Circeo a opera di tre fascisti della Roma bene, innesca una grande indignazione collettiva e un movimento che da quel momento non si è più fermato e che ha prodotto cambiamenti culturali, sociali, legislativi e nuove strutture per le donne in difficoltà come i centri antiviolenza e le case rifugio, insufficienti come detto, ma di cui la capitale è stata l’antesignana. Anche di questo Roma con le sue associazioni, i collettivi, i luoghi politici e culturali è stato uno straordinario laboratorio politico e continua ad esserlo dal Governo Vecchio alla Casa internazionale, al primo centro della provincia e del comune, alla prima legge regionale in Italia per sostenerli. Questo è stato possibile perché al lavoro del movimento femminista si è affiancato l’impegno di donne delle istituzioni. In particolare oggi voglio ricordare Anita Pasquali, scomparsa il 18 dicembre, che da consigliera comunale è stata una protagonista della legge di iniziativa popolare contro le norme del codice Rocco presentata nel 1979 dall’MLD, UDI e MFR e coordinamenti sindacali, dopo tutte le mobilitazioni negli anni 70, e che proprio nella sala accanto a questa ha organizzato a Roma il primo seminario su ”Botte in famiglia. Un fatto privato?” Era la prima volta negli anni ‘80 perché l’attenzione era stata più concentrata sullo stupro, sulle molestie e ricatti nei posti di lavoro (non sono per noi una novità purtroppo! Chissà chi ricorda la Risoluzione Rubinstein del Parlamento europeo del 1986!) e anche se si sapeva bene quanta violenza esisteva nell’ambito familiare il pensiero dominante era ancora che i panni sporchi vanno lavati in famiglia, nel privato insomma. Anita da consigliera comunale e da dirigente dell’Udi ne fece un fatto pubblico e politico con una domanda provocatoria e chiamando tutte a discuterne in Campidoglio ponendo anche il problema di come coinvolgere le/gli operatori dei consultori di Roma e provincia che tante lotte erano costati. Questi, infatti, erano stati per l’Udi, come gli asili nido, l’altra grande battaglia sui servizi a Roma, come i referendum sul divorzio e per l’autodeterminazione per l’aborto, il nuovo diritto di famiglia e contro le discriminazioni. D’altra parte le lotte delle donne a Roma per la loro libertà di scelta e per cambiare in meglio la loro vita, come sul valore sociale della maternità e sui diritti dei bambini e dei soggetti più fragili, è sempre stata una lotta che ha prodotto miglioramenti nella vita di tutta la città a cominciare dall’impegno fondamentale delle donne durante la Resistenza pagato duramente per liberare Roma dai nazisti e dai fascisti e poter vivere in pace e democraticamente. Anita Pasquali nata a Benevento il 17 febbraio del 1930, per caso e per obbligo, come diceva, in quanto il padre in quella città era stato trasferito come antifascista, si diploma maestra e per tutta la vita si impegna per i diritti e la valorizzazione delle donne nella società italiana e per trasformare positivamente i rapporti tra i sessi. Bella e determinata ha sempre auspicato l’unità delle forze progressiste ed il massimo dialogo e apertura a tutte le altre sensibilità e correnti culturali, ideali e politiche del Paese, ma confrontandosi apertamente e senza rinunciare alle proprie idee e posizioni. Arrivata a Roma dopo la Liberazione è stata una protagonista per tanti anni nella città sempre in prima linea nella battaglia per migliorare la città che conosceva bene dal centro alle periferie, per i diritti delle donne e del movimento delle donne. Con l'UDI ha condiviso lotte, fatiche e vittorie. Iscritta dalla Liberazione al Partito Comunista Italiano, Anita Pasquali entrò subito dopo nell’Unione Donne Italiane, giungendo poi alla Segreteria nazionale dell’UDI. Fu eletta anche al Comitato Centrale del PCI ed era stata vice responsabile della Commissione Femminile sotta la direzione di Adriana Seroni. Eletta Consigliera comunale del Pci a Roma negli anni del grande successo delle sinistre con i Sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli, è successivamente Consigliera provinciale di Roma, fondatrice e presidente dell'UDI Romana La Goccia. Il suo impegno è stato fermato negli ultimi anni solo dall’aggravarsi della sua malattia. Oggi vediamo che ci ha raggiunto, nonostante tutto, e lo ringraziamo di cuore, suo marito Giuseppe Dama che salutiamo con emozione perché con Bepi Anita ha vissuto per sessanta anni. La loro unione ha superato tante difficoltà in un’Italia certo molto diversa da adesso ma, oltre i loro sentimenti, hanno condiviso la stessa passione politica e lo stesso impegno. Giuseppe Dama è stato oltre che un partigiano, dirigente politico e responsabile dell’Istituto di Studi Palmiro Togliatti, Presidente del 1 municipio a Roma che ha gestito con grande autorevolezza. Anita Pasquali ha sostenuto convintamente la necessità della trasversalità del movimento delle donne per cambiare la società e non ha mai avuto paura del confronto e del conflitto, se necessario, anche tra le realtà più lontane. Tra le protagoniste di una stagione di rinnovamento “Sono una tra tante altre donne che hanno lottato anche per chi non poteva farlo" - affermava spesso - per questo era consapevole e profondamente rispettosa del suo ruolo come donna delle istituzioni nel rapporto con tutte. E’ stata tenace sostenitrice della soluzione positiva per definire, a suo tempo, dopo anni di occupazione, la sede del Buon Pastore come Casa Internazionale delle Donne, luogo di incontro, cultura, politica e servizi per le donne di Roma e non solo, convinta com’era che, anche in questo, la funzione di Roma Capitale doveva comprendere il fatto che era ed è la capitale politica delle donne. --- Messaggio di Lidia Menapace Devo la notizia della sua morte -al termine di una dolorosa malattia che ignoravo- all'affettuosa generosa sollecitudine di Rosangela Pesenti, che trovatasi a Roma per un altro impegno politico/culturale, saputala, me l'ha comunicata. Anita ha fatto parte molto intrinseca e importante di quella costellazione splendente e insieme modesta di donne che hanno fondato  portato costruito l'Udi e sono state protagoniste di un femminismo molto importante negli anni della Resistenza (sotto il nome di Gruppi di difesa Donne, Gdd) e del primo dopoguerra, durante l' assemblea costituente e dopo.  Erano donne per lo più di modesta  condizione sociale e culturale,ma non solo, e di estrazione sociale per lo più popolare, ma non solo. Caratteristico dell'Udi  fu sempre il fatto che ne facevano parte donne di tutti i livelli culturali e collocazione sociale e appartenenza politica democratica,(comuniste socialiste cattoliche repubblicane) , un vero movimento di massa che si impegnò per molte cause, dal sostegno alla maternità liberamente  scelta alla scolarizzazione, al lavoro ,al lavoro domestico, e al suo  riconoscimento previdenziale,  alla violenza sessuale, al divorzio e all'aborto, insomma nessuna tappa fu saltata delle presenza attiva in  un tenace , e non ancora concluso cammino dell'emancipazione e liberazione delle donne, fino e oltre la prova cruciale dell'incontro/scontro col femminismo degli anni '60 e 70, quando l'Udi riuscì' a non farsi nè cancellare, nè emarginare o assimilare , e si impegnò con forza tenacia competenza tecnica  per continuare il suo cammino di difficile e  sempre  riconquistata autonomia. Un bacio, carissima Anita --- Messaggio di Flavia Farruggio e delle compagne MLD Grande, grandissimo il dolore e immenso il vuoto lasciato. I nostri ricordi non riescono a colmarlo. Anita, una colonna dell'esperienza del Governo Vecchio, Anita, bellissima sempre, una compagna che ha saputo coniugare con sensibilità e intelligenza il "nuovo" delle donne con una solida esperienza "in mezzo" alle donne contadine e proletarie. Un pezzo della nostra vita se ne è andato via assieme a lei.  --- Messaggio di Fabiola Pala Ciao Anita e mi raccomando non smettere di lottare ovunque sarai... devo molto a tutte le donne dell'UDI: un bagaglio di confronto e anche disaccordo (e pause e "distanze"... ) che ha costruito pezzo dopo pezzo la mia stessa dignità di donna oggi... --- Messaggio da Gemma AzuniAnnita temperamento forte e battagliero. Non si scomponeva molto ma quando parlava in Consiglio Provinciale (l'ho conosciuta allora) stavano tutti zitti ad ascoltarla. Si occupava di ambiente allora ed era molto preparata. Ci siamo viste un anno fa. Si notava la sua sofferenza ma non si fermava. Riposa in pace Annita. --- Messaggio da Rosanna GalliGrande Anita! L'ho conosciuta alla fine degli anni sessanta a Modena. Mi ha affascinata con la sua bellezza, comportamento, modo di parlare, eleganza. Queste caratteristiche le ha sempre mantenute. Poteva fare l'attrice, invece ha scelto l'UDI e con grande passione e ostinazione il confronto con il femminismo e il mondo delle donne. Negli ultimi tempi non ho sempre condiviso tutto ma le ho voluto bene.Grazie AnitaCiao e un forte abbraccio. --- Messaggio dall'On. Anna Maria CarloniAnita è stata una donna davvero combattiva nelle lotte per ottenere tante conquiste e generosissima con le donne. La ricordo con grande riconoscenza.  --- Nota di Nicola ZingarettiApprendo con dolore la notizia della morte di Anita Pasquali, figura straordinaria del movimento delle donne italiano. Antifascista, dirigente del Pci e dell’UDI, Consigliera comunale e provinciale a Roma. Elegante, autonoma e battagliera, la ricordo sempre in prima fila per la libertà e i diritti delle donne. Cofondatrice dell’UDI – la Goccia di Roma, convinta sostenitrice della necessità di un luogo autonomo delle donne, fece da ponte tra il movimento femminista e le istituzioni per fare di via della Lungara la sede della Casa Internazionale delle Donne di Roma. Nelle Istituzioni e nelle discussioni di partito Anita portava il suo sguardo autonomo di donna femminista. È grazie ad Anita e a tante donne come lei che oggi la battaglia per la libertà è più forte. --- Messaggio dall'UDI RavennaAnita è stata una donna forte e appassionata, che ha dato sempre un contributo intelligente e prezioso al movimento delle donne e alla nostra Associazione. Con lei abbiamo condiviso  momenti cruciali delle vicende politiche delle donne,nei quali la sua presenza è stata spesso determinante.La ricordiamo con affetto e rimpianto e ci sentiamo vicine alle nostre compagne dell'Udi nazionale e alla sua famiglia. --- Articolo di Roberto PaganoE’ scomparsa questa notte, dopo una lunga malattia, ma sempre combattiva, “Anita” Annita Pasquali, esponente del movimento delle donne nazionale e di Roma, protagonista dell’affermazione positiva della specificità femminile nella società.Nata a Benevento il 17 febbraio del 1930, per caso e per obbligo, in quanto il padre ufficiale postale veronese era in quella città confinato come antifascista, “Anita”, come da tutti era conosciuta, si è poi diplomata maestra e per tutta la vita si è impegnata da sinistra per la valorizzazione del ruolo della donna nella società italiana in trasformazione. Vitale e energica, ha sempre auspicato l’unità delle forze di progresso, ed il massimo dialogo e apertura a tutte le altre sensibilità e correnti culturali ed ideali, così come alle forze politiche del Paese, ma confrontandosi apertamente e senza rinunciare alle proprie idee e posizioni. Iscritta dalla Liberazione al Partito Comunista Italiano, Anita Pasquali entrò anche nell’Unione Donne Italiane, giungendo poi alla Segreteria nazionale dell’UDI. E’ poi entrata nel​ Comitato Centrale del PCI e divenuta vice responsabile della Commissione Femminile del PCI sotto la direzione di Adriana Seroni negli anni Settanta. Eletta Consigliera comunale del Pci a Roma negli anni del grande successo delle sinistre con i Sindaci Giulio Carlo Argan e Luigi Petroselli e successivamente Consigliera provinciale di Roma con il Pds e con i Democratici di Sinistra, con alcune perplessità ha aderito poi al nascente PD, rimanendo sempre legata alla sezione di via dei Giubbonari, nel Centro storico della Capitale. Sostenitrice della necessità della trasversalità del movimento delle donne per cambiare la società, di tutte le battaglie per il divorzio, la riforma del diritto di famiglia, la libertà di scelta in tema di aborto, per la liberazione femminile e la parità, Pasquali è stata tra le protagoniste di una stagione di rinnovamento e dei nuovi rapporti tra i sessi, senza estremismi: «Sono una tra tante altre donne che hanno lottato e anche per chi non poteva farlo» - come affermava spesso -, e questo consapevole e profondamente rispettosa del suo ruolo come eletta e donna delle istituzioni. E’ stata poi sostenitrice della soluzione positiva per individuare, a suo tempo, la sede della Casa Internazionale delle Donne, e, negli ultimi anni, tra l’altro, è stata cofondatrice del circolo UDI-La Goccia di Roma.Anita Pasquali lascia oggi solo e affranto l’ex partigiano Giuseppe “Bepi” Dama, di cui per sessanta anni è stata compagna e poi moglie; anch’egli funzionario e dirigente di partito, a sua volta nell’ufficio di segreteria del PCI e responsabile per dieci anni dell’Istituto di Studi intitolato a Palmiro Togliatti, più noto al grande pubblico come la località, “Frattocchie”.  --- Messaggio di Donatella Artese de LollisLa GRANDE CARA ANITA, con cui abbiamo condiviso una parte significativa della nostra vita ci ha lasciato ma è e sarà sempre presente nelle nostre battaglie.  --- Ricordi dell'UDI FerraraLa notizia della scomparsa di Anita ha sconvolto tutte noi che abbiamo  avuto il piacere di conoscerla e di vivere assieme i momenti soprattutto delle assemblee nazionali dell'UDI, e di apprezzarne le grandi doti politiche e umane. Era una passionaria della politica e della politica di genere.Dopo il noto congresso nazionale dell’82, Anita è stata tra le pochissime dirigenti nazionali a continuare la sua militanza nel nascente circolo La Goccia. Questa sua continuità per noi appariva ammirevole.L’UDI di Ferrara vanta in archivio molti ricordi del suo passaggio in città a convegni importanti organizzati per affrontare diversi temi emancipatori delle donne.Molte di noi conservano ricordi straordinari. Personalmente voglio ricordare che avendo assunto assieme il ruolo di “responsabili di sede nazionale”, mi aveva aperto le porte di casa, ospitandomi in occasione dei miei viaggi a Roma. In quelle occasioni ho percepito lo straordinario legame e intesa che aveva con il su compagno “Beppi”, persona gradevolissima e di particolare simpatia. Conserverò per sempre di lei un regalo che mi fece recapitare quando per ragioni di salute, dovetti allontanarmi dall’UDI.Di Anita ci  mancherà tutto: il suo stile, la sua eleganza, la sua bellezza… i suoi interventi decisi che per noi, più giovani, erano lezioni di politica. Non uscirà mai dalla storia dell'UDI e da quelle delle donne, una storia che noi sappiamo bene raccontare e abbiamo il dovere di trasmettereCare compagne dell’UDI La Goccia, di UDI nazionale abbracciate per noi Beppi e i suoi familiari. Siamo con voi in questo suo ultimo viaggio. --- Saluto di UDI NapoliCi ha lasciate Anita Pasquali, si è spenta nella sua casa a Roma. Protagonista di grandi battaglie per la libertà delle donne. la sua è stata una lunga storia che non smetteremo di raccontare: quella di una donna capace della stessa passione che si trattasse della legge sull'aborto e tanto che si trattasse dell'impegno in una lotta di quartiere. Ciao Anita.Ti ricorderemo ancora e ancora: prima di te se ne sono andate altre che ancora portiamo con noi. Te ne vai oggi, nell'anniversario dell'ultimo saluto a Dora  Liccardo, un'altra grande donna dell'Udi. Siamo tristi. È un prezzo che paghiamo essendo state ripagate da te che ci hai dato tanta politica da donne. Abbiamo condiviso gioie, vittorie e anche litigi, che con te erano da gran signore, nel rispetto delle sensibilità profonde. Ci piace ricordare che il tuo fascino femminile si esprimeva con la stessa forza tanto che che impugnassi un megafono e tanto che portassi un fascio di fiori. Ti ricorderemo per la tua intelligenza, la tua passione, la tua grazia, e abbracciamo Bepi, il grande amore della tua vita. Ciao Anita     

L'8 marzo delle UDI

UDI BolognaL' 8 Marzo a Bologna e città Metropolitana siamo nelle piazze con la mimosa e il manifesto Udinazionale "Ma state zitte- mai stare zitte  contro la violenza maschile insieme" a: Bologna, San Giovanni Persiceto, Santagata Bolognese, Crevalcore, Medicina,S.Pietro in Casale e in altri contesti come il Tribunale di Bologna.Siamo l'8 marzo al supermercato Interspar di Bologna  per il conferimento a UDI di un premio economico nell'ambito della campagna" Donna Despar-  il mondo ha bisogno delle donne "per l'affermazione dei diritti delle donne.A Bologna da 5-11 marzo  " Una settimana per Tina per un festival del lavoro delle donne " in occasione della seconda edizione del premio dedicato alla figura di Tina Anselmi sono in programma eventi di cui significativa la mostra degli studenti Istituto Rubbiani dentro alla Casa Circondariale- sezione femminile.Il programma dettagliato allegato.AllegatiCartolina bassaCartolina retro bassaProgrammaLocandina   UDI Borgo PanigaleInformiamo dell'iniziativa che abbiamo organizzato a Borgo Panigale in occasione della Festa della Donna di cui alleghiamo il volantino.AllegatiVolantino  UDI Cadoneghe AllegatiVolantino 8 marzo   UDI CarpiVedi allegato.Allegati8 marzo a Carpi   UDI CataniaLABORATORI DI ATENEOTerritorio, ambiente e mafiealla memoria di Giambattista Scidàin collaborazione con “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”,“Fondazione Fava”, “UDI CATANIA”, “CGIL”, “Cives pro civitate” Lunedì 5 marzo 2018 ore 16.30Auditorium ex-Monastero dei BenedettiniApertura del Laboratorio di AteneoMafia e antimafia: storia, legislazione e attualitàIn vista del primo appuntamento del laboratorio “Mafia e antimafia: storia, legislazione e attualità” inviamo alcune informazioni e materiali di approfondimento IV° edizione StereotipaPremiazione Bando di Concorso “Questa storia è la mia”anno 2017-18giovedì 8 marzo 10.30 - Palazzo della Culturavia Vittorio Emanuele II – Cataniainvito (allegato) Un filo comune lega le iniziative UDI Catania - CGIL Catania – Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.NOI INSIEME PER PROMUOVERE  IL 2 MANIFESTO DELLE DONNE E DELLE RAGAZZE DISABILISCAMBIANDOSI RELATRICI E PRESENTANDO RECIPROCAMENTE LE INIZIATIVE CHE SI TERRANNO CONTEMPORANEAMENTEore 9.30  CGILCèDaFareQuarant'anni di lotte e conquiste - legge 194Incontro dibattito Salone Russo - via Crociferi 40ore 9.30  Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti2° Manifesto Europeo dei Diritti delle Donne Disabili. "Verso un futuro migliore"Sala Conferenze Polo Tattile Multimediale - via Etnea 602ore 10.30 UDI CataniaIV° edizione Stereotipa -  anno 2017-18Premiazione Bando di Concorso “Questa storia è la mia”Palazzo della Cultura - via Vittorio Emanuele II - CataniaÈ confermata la partecipazione di Acquamarina Catanzaro, Astarte, Associazione Nazionale Donne Elettrici (ANDE), Attivamente Coinvolte Onlus, Centro Antiviolenza e Casa Rifugio Mondo Rosa, FIDAPA Cantazaro e Rete Città Vicine. Qualsiasi altra organizzazione di donne, però, sarà benvenuta.AllegatiLocandina 5 marzoRecensioni libroIntroduzione conclusioni libroCentro ImpastatoIntervista Sebastiano ArditaIntervista PiolettiPremiazione StereotipaInvito 18 marzoLocandina 8 marzo   UDI CatanzaroAbbiamo il piacere di invitarvi alla conferenza stampa nel corso della quale farà formale richiesta alle istituzioni, in nome di tutte le associazioni di donne della nostra città, diun luogo di incontro e di confronto da intitolare a Anna Maria Longo. La conferenza si terrà l’8 marzo, alle 16:00, nella Sala della Giunta della Provincia di Catanzaro.AllegatiConferenza stampaInvitoPer Anna Maria Longo    UDI FerraraIn allegato alcune iniziative che si svolgeranno sul territorio ferrarese in occasione dell'8 marzo.Allegati8 marzo a Comacchio8 marzo a Ferrara8 marzo a PorottoMostra a Comacchio     UDI ForlìIn allegato invito per inaugurazione Mostra 8 Marzo "COMFORT ZONE" di Bice Ferraresi e Elena Fregni, promossa da UDI Forlì in collaborazione con Comune di Forlì il giorno 8 Marzo 2018 alle ore 18,00 presso Oratorio San Sebastiano Via Bombaci Forlì.AllegatiComfort Zone    UDI La GocciaGiovedì 8 marzo ci saremo anche noi alla Manifestazione.Per le donne dell'UDI e chiunque altra voglia manifestare l'appuntamento con noi è a Piazza Vittorio angolo via dello Statuto ore 17.00AllegatiCartolina 8 marzo   UDI La SpeziaVedi allegato.Allegati8 marzo a La Spezia    UDI ModenaSullo sfondo del grande lavorio politico e culturale di NUDM-Non una di meno e in ogni caso in continuità con la Campagna 50E50 OVUNQUE SI DECIDE e la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, l'UDI - Unione donne in Italia di Modena aderisce alla Campagna internazionale #metoo  riconoscendo nello squilibrio di potere tra donne e uomini e nell'adesione diffusa all'ideologia patriarcale le ragioni della violenza maschile sulle donne. La violenza contro le donne  comprende tutte le forme di annientamento della soggettività femminile,  incluse la delegittimazione professionale e la violazione personale che molestie, ricatti e aggressioni sessuali comportano nei rispettabili luoghi di lavoro.Al di là dei casi specifici che hanno interessato l'industria cinematografica di Hollywood, l'UDI di Modena attribuisce un grande valore simbolico e politico alla mobilitazione mondiale di donne che hanno rotto il silenzio a questo riguardo e che continuano a farlo incoraggiate dall'effetto domino della Campagna #metoo.Il merito di queste donne sta nell'avere messo in evidenza che da vittime di violenza ci si può trasformare in testimoni di violenza, facendosi interpreti della propria soggettività di cittadine attive.Il merito di queste donne sta nell'aver puntato gli occhi del mondo sulla banalità e pervasività delle molestie, ribaltando la prospettiva che giudica prima il comportamento della vittima che quello del carnefice. La chiave di lettura deve  cambiare paradigma: a essere messe in dubbio devono essere le azioni di chi approfitta di una posizione di potere per soggiogare, pretendere o imporre parole e atti che nulla hanno a che vedere con la relazione di lavoro. Il movimento #metoo non chiede di essere protetto o difeso, chiede di smascherare l'imbroglio culturale per cui a un uomo certi comportamenti sarebbero permessi per via di qualità “intrinsecamente” maschili. Chiede di rompere con i silenzi complici che normalizzano la violenza e le danno cittadinanza.Il messaggio che mandano è che la normalizzazione della violenza maschile sulle donne non è più tollerabile a livello anzitutto di immaginario. Ha i giorni contati, e non perché le molestie cesseranno di colpo, naturalmente, ma perché una nuova coscienza va diffondendosi tra donne e tra le persone tutte.E' sull'onda di questa ondata resistente al patriarcato e raccogliendo l’appello dello sciopero indetto da NUDM di mettere in campo pratiche di inchiesta e di autoinchiesta  per indagare le forme di violenza e sfruttamento sui luoghi di lavoro, ma anche per mettere in luce forme di resistenza e sovversione , chel'UDI di Modena chiede - in occasione del prossimo 8 marzo –che le proprie concittadine si mobilitino a loro volta, praticando il partire da sè, unendosi alle tante donne che nel mondo stanno denunciando le molestie sessuali subite nei luoghi di lavoro al grido di #metoo. Anch'io.Fino alle 12:00 dell'8 marzo, sarà possibile inviare a  i racconti delle proprie esperienze di molestie sul luogo di lavoro indicando nell'oggetto della mail #METOO.In Piazza Mazzini (dove abbiamo il banchetto) dalle 18:00 daremo voce alle vostre narrazioni preoccupandoci di garantire il vostro anonimato.Speriamo di vedervi in tante! Fino ad allora, buona mobilitazione!ps: Ricordiamo che "comprarsi la mimosa è un atto politico" e che i proventi delle vendite servono a mantenere aperta la nostra sede e a permetterci di continuare a lavorare, a 70 anni quest'anno dall'entrata in vigore della nostra Costituzione, nell'interesse dei diritti di cittadinanza delle donne e delle bambine.AllegatiLettera 8 marzo    UDI MonteverdeE’ con gioia e grande commozione che, insieme a UDI La Goccia, vi invitiamo a essere presenti l'8 marzo alle ore 12.30 presso i giardinetti di Piazza San Cosimato.Con la nostra preziosa Marilù, grazie  alla convinta collaborazione della Presidente del Municipio Roma I Sabrina Alfonsi e dell'Assessora alla Cultura Cinzia Guido verrà posta una targa, il cui testo vi alleghiamo, per ricordare la nostra cara Anita Pasquali alla città cheha tanto amato e in cui è vissuta e ha lottato per tutte le donne.Allegati8 marzoTarga per Anita    UDI RavennaGLI EVENTI DELLA SETTIMANA ALLA CASA8 marzo non una di meno ravenna 8 marzo non una di meno ravennaSPECIALE 8 MARZO*GIOVEDÌ 8 MARZOore 15,30 ritrovo davanti al TribunaleIN BICICLETTA, A PIEDI PER LE STRADE DELLA CITTA' IN UN PERCORSO CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNELa Casa delle donne in giro per la strade, a piedi, in bicicletta, peristribuire e leggere il Piano Femminista contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere e le puntate di Ombre di un processo di Carla Baroncelli.*Il ritrovo è alle ore 15,30, in Tribunale, in viale Randi*, luogo emblematico in cui da ottobre si svolge un lungo e travagliato processo per un femminicidio di efferata violenza.Proprio da qui, con i nostri corpi in movimento, con le nostre parole in libertà, romuoviamo il protagonismo delle donne nei loro percorsi di liberazione dalla violenza, dal sessismo, dai pregiudizi di genere e dai ruoli imposti da una società che era, è e rimane patriarcale.*Si parte alle 16 *vestite di nero e fucsia per un percorso che tocca luoghi e spazi significativi della città:- Piazza della Resistenza/Giardino delle partigian- Ponte dei Martiri- Piazza Serra- Piazza Kennedy- Piazza XX settembre- Piazza Andrea Costa- Piazza del PopoloAd ogni tappa verrà lasciato un segno tangibile della lotta delle donne nella storia; si leggeranno brani che collegano il passato al presente, che denunciano come la violenza contro le donne sia sistemica, che mettono al centro i valori antisessisti, antirazzisti e antifascisti del movimento delle donne; si darà voce all’hashtag internazionale #wetoogether, ribadendo la forza collettiva delle donne e il rispetto delle Convenzioni internazionali, come quella di Istanbul.*In caso di pioggia la camminata partirà da Piazza Serra alle 16.*   UDI Savona Presentazione del libro di Graziella Frizza.P R E F A Z I O N EAnna Maria Frizza, Graziella per gli amici, scrittrice e ceramista, mi ha chiesto di scrivere la prefazione del suo libro come responsabile del Gruppo UDI di Savona. Protagoniste assolute delle sue ricerche sono proprio le donne, dalle protagoniste della Resistenza, da cui nasce l’UDI, come Rosalda Panigo, alle più umili, quelle che, pur invisibili come pescivendole, operaie, materassaie, hanno fatto la storia dei popoli, partecipando alle conquiste di civiltà.Leggendo il suo libro sono stata colpita dalla profondità delle sue riflessioni, frutto di ricerche attente e appassionate, ma anche da un profondo moto di affetto che promana da ogni pagina. Il suo può essere definito un viaggio nella memoria, prima che le ultime testimonianze non solo umane, ma persino nel paesaggio, siano cancellate dalla modernità. E questo suo lavoro è importante perché le trasformazioni risultano talmente rapide da non lasciarci il tempo di un tranquillo adattamento.Le trasformazioni hanno subito nel tempo un’accelerazione esponenziale tale che i cambiamenti degli ultimi 5 anni possono essere paragonatiper quantità e qualità ai cambiamenti dei 50 anni precedenti e questi ultimi ai 500 anni che li hanno preceduti, paragonabili ai 5000 precedenti e così via fino alla notte dei tempi.Ciò significa che gli uomini, prima della frenetica era moderna, hanno avuto la possibilità di metabolizzare piano piano le innovazioni tecnologiche, scientifiche, sociali, culturali ed economiche …Oggi gli uomini rischiano invece di veder svanire rapidamente, nell’arco di una sola generazione, paesaggi, usi, costumi, architetture sociali e forse anche valori condivisi senza avere piena consapevolezza se i cambiamenti in atto siano in grado di condurci a una convivenza migliore o peggiore, appagati da indubbi risultati in termini di comodità, di allungamento della vita media, di progressi nella cura di malattie e nella disponibilità di cibo. Paradossalmente mentre la scienza ci stupisce per la capacità di indagine nel PASSATO fino alla scoperta delle origini, dal bosone di Higgs – la "particella di Dio" presente nel Big Bang, così come nel FUTURO, attraverso le “mirabilie” del fattore GRIN (genetica,robotica, informatica e nanotecnologie), pure mai come in questo tempo è tanto diffusa l’impressione di un’umanità immersa in un eterno PRESENTE, incapace di progettare un futuro possibile, magari salendo sulle spalle dei giganti del passato per allargare l'orizzonte.Importante, quindi, quest’opera di ricostruzione, di documentazione, di ricerca quasi scientifica delle fonti, che ci permette di connetterci (in un mondo oggi vocato a connessioni globali) con ciò che resta del secolo scorso, dell’altro millennio per spiegare ai ragazzi e alle ragazze del terzo millennio le radici del mondo attuale; per ricordare e rendere onore alle donne e agli uomini che con il loro sacrificio ci hanno lasciato in eredità un mondo sicuramente migliore rispetto al delirio di odio e di razzismo del nazifascismo sconfitto; per ricordare che Pace, Democrazia,Costituzione, Europa sono strumenti lasciatici in eredità da coltivare con cura per una pacifica convivenza fra i popoli in libertà egiustizia sociale.AllegatiPresentazione Figure di Nicchia8 marzo a Savona​

Noi ci chiediamo

Non c’è stupore, solo rabbia feroce e dolore profondo per l’uccisione di due bambine e il tentato assassinio con ferimento gravissimo, e dall’esito incerto, di Antonia Gargiulo da parte del marito e padre Luigi Capasso, appuntato dei Carabinieri.Lo sconcerto inscenato dai media, desta indignazione e non poco stupore in chi si occupa da anni della violenza maschile sulle donne: sappiamo che i delitti di femminicidio sono sempre ampiamente annunciati perché troppo spesso premeditati e non provocati da pazzia o da raptus. In questo caso oltre le responsabilità generali precise che denunciamo da sempre ci sono anche responsabilità circostanziate dopo le richieste di aiuto di Antonietta per sé e per le figlie.Nei resoconti dei media i commenti e le minimizzazioni sono gli stessi di sempre, perché è difficile trovare parole nuove per delitti terribilmente simili nel percorso che li genera e sono le stesse di sempre anche le domande che pongono i media, alla ricerca del dettaglio e di uno scoop che la ripetitività dell’atto rende ormai impossibile.L’informazione diventa così immediatamente stucchevole e obsoleta, cose già viste e sentite che si possono dimenticare facilmente, soprattutto se sono delitti che non possono essere usati politicamente per alimentare il clima di odio per chi è diverso, ma riguardano invece proprio i tutori dell’ordine, i paladini della sicurezza.Noi ci chiediamo perché chi porta un’arma per lavoro può portarsela a casa mentre sappiamo benissimo che nessuno può portare a casa strumenti di lavoro, soprattutto se potenzialmente pericolosi.Noi ci chiediamo perché a Capasso sia stato permesso, dopo la perizia, di mantenere l’arma nonostante quanto rivelato dalla moglie all’Arma e nonostante lui stesso abbia dichiarato di star male.Noi ci chiediamo perché i suoi superiori si richiamano a una perizia psicologica quando sappiamo benissimo che il femminicidio della partner è quasi sempre premeditato e certamente non è frutto di qualche disturbo o disagio mentale rilevabile in un colloquio.Noi ci chiediamo in particolare perché ci sia bisogno di una valutazione psicologica, palesemente e drammaticamente inutile, se non trovano credibilità le parole della donna che subisce violenza.Noi ci chiediamo perché il personale delle istituzioni, di uno Stato che ha firmato la Convenzione di Istambul, che dovrebbe tutelare cittadini e cittadine, sia o appaia gravemente incompetente sulla questione della violenza, che presenta dati allarmanti non emergenziali ma strutturali anche tra le forze dell’ordine.Noi ci chiediamo perché i media, che concorrono alla formazione delle immagini e dei comportamenti sociali, continuino con un’informazione sciatta, poco pertinente, interessata solo alla ricerca di particolari spesso inutili all’informazione stessa, giustificativi dell’assassino o colpevolizzanti della donna, continuando a raccontare in modo osceno l’amore paterno.Noi ci chiediamo perché sia così difficile capire che un uomo violento in famiglia e contro la moglie non è mai un buon padre.Noi ci chiediamo perché resti fuori dall’informazione e dalla formazione tutto il mondo delle associazioni, gruppi, movimenti e donne che di questi temi si occupano passandosi faticosamente il testimone da decenni.Noi ci chiediamo perché una donna terrorizzata che chiede aiuto ai sevizi territoriali sia convinta a fare mediazione famigliare proibita dalla Convenzione di Istanbul e dall’Intesa Stato-Regioni.Noi ci chiediamo quale sia la formazione scolastica e universitaria che legittima la teoria sessista della PAS e la forma patriarcale delle relazioni umane contraria ai principi della Costituzione.Noi ci chiediamo perché i media continuino a privilegiare il parere di cosiddetti esperti o esperte rendendo invisibile la rete reale di donne che su questi temi prima di tutto si confrontano lavorando CON le donne e non per le donne o, peggio ancora, sulle donne.Noi ci chiediamo perché i e le professioniste che per lavoro dovrebbero prevenire, intercettare, fermare la violenza maschile sulle donne non cominciano a lavorare sul proprio immaginario, sugli stereotipi, sulle tante pratiche attraverso le quali le donne vengono ancora considerate cittadine di seconda scelta, incapaci di pensare, scegliere, agire.Noi ci chiediamo perché la scuola, gli/le insegnanti, gli/le assistenti sociali non abbiano ascoltato e capito il terrore delle bambine e della madre.Noi ci chiediamo se Antonietta si salverà come e con chi potrà affrontare la tragedia della sua vita.Noi ci chiediamo perché le pratiche di ascolto della società civile, di cui le donne sono maggioranza, non siano diventate, nonostante i decenni di lavoro, permanente patrimonio istituzionale corrente e non casuale comportamento virtuoso lasciato alle scelte e inclinazioni individuali.Noi ci chiediamo se femminicidi e figlicidi non diventano sempre più tragici perché uomini violenti sanno di poter contare su complicità culturali e politiche palesi e occulte a ogni livello.Noi ci chiediamo: a chi possiamo rivolgerci come donne se le istituzioni tollerano aree di superficialità connivente e operano guardando la realtà attraverso il pregiudizio?Noi ci chiediamo se non sia arrivato il momento di dire BASTA! e che i responsabili diretti e indiretti della mattanza di Cisterna debbano dare le dimissioni per quanto non hanno fatto dopo gli allarmi di Antonietta e per quello che hanno fatto lasciando il carabiniere Capasso in condizione di programmare i tre assassini.Noi ci chiediamo se il Governo, nelle figure dei ministri con le deleghe per prevenire la violenza alle donne, aiutare queste con i/le loro figlie a mettersi in salvo e punire i colpevoli, non si debba assumere in modo chiaro le proprie responsabilità.L’alternativa è che tutto continuerà come è successo finora, in cui i reati di altra natura calano, ma la violenza contro le donne, i femminicidi e i figlicidi continuano indisturbati e sempre più feroci.Nonostante la Convenzione di Istanbul, nonostante la Cedu!Il tempo delle domande è finito da tempo: vogliamo risposte.​

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