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#inquantodonna
Ieri il parlamento ha aperto le porte alle donne vittime di violenza, alle associazioni e alle professioniste che lavorano sul tema. Abbiamo ascoltato testimonianze di sopravvissute allo stupro, alla violenza domestica, alla tratta, ma anche le testimonianze delle donne vittime di figlicidi e delle madri di donne vittime di femminicidio. Una condivisione corale delle diverse esperienze ci ha unite in un unico intento, quello di dire basta alla violenza sulle donne. Ancora oggi le donne sono testimoni coraggiose (oltre che vittime) di una cultura patriarcale di sopraffazione e coercizione, testimoni di una società che nega piena cittadinanza al 51% della sua popolazione, che rifiuta di riconoscere il danno terribile, grave e gravoso che un maschile violento e prevaricatore continua ad infliggere a tutti, donne, bambini e uomini minando il vivere civile.Giornate come queste, che uniscono le differenze dei nostri vissuti e dei percorsi politici, hanno il merito di ricondurre le istituzioni al proprio ruolo di garanti del diritto di cittadinanza, delle leggi e della legittimità umana nel vivere comune e di porle di fronte alla necessità ed urgenza di trattare il contrasto alla violenza di genere come un tema imprescindibile della governance attuale e della democrazia.Le donne dell'UDI sono state e continueranno ad esserci, prima e oltre il 25 novembre, al fianco di tutte le donne.
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Si è spenta ieri sera Anita Pasquali
Donna battagliera con grande passione politica e una volontà d'acciaio. E' stata sempre in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne e con l'UDI ha condiviso gioie e vittorie. La sua tenacia e determinazione l'hanno portata a ricoprire vari incarichi: dirigente nazionale dell'UDI, fondatrice e presidente dell'UDI La Goccia, consigliera comunale e provinciale a Roma, dirigente del PCI e della sua storica Commissione femminile.In memoria del suo impegno per la politica delle donne la ricorderemo a tutte e tutti coloro che l'hanno conosciuta e stimata con la camera ardente che sarà allestita domani, sabato 18 novembre, dalle 12 alle 16, presso l'Archivio Centrale dell'UDI, via della Penitenza 37, palazzo del Buon Pastore, Roma. Con affetto ci stringiamo intono ai suoi familiari e soprattutto a Bepi, amore della sua vita.Le donne dell'UDI
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Una lezione di storia
Per due giorni l'Archivio Centrale dell'UDI ha avuto ospiti inconsueti: 4 classi medie dell'Istituto Comprensivo Winckelmann. Ragazze e ragazze tra i 12 e i 14 anni in full immersion tra documenti, manifesti e video dell'archivio.Un contatto reale con la vita politica di donne che hanno dato il loro contributo alla Storia. La risposta degli alunni è stata assolutamente positiva e curiosa. Molte le domande sulla Costituente, sul suffragio universale, sulla parità dei sessi e sulla violenza. Un successo l'incontro con Simona Lanzoni di che ha raccontato la sua esperienza in Afghanistan. Una testimonianza che ha sollecitato l'attenzione e le domande della giovane platea. La voglia dichiarata da alcuni alunni di ritornare un'altra volta è stato il modo più bello di salutarci.
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L’impegno dell’UDI contro la violenza alle donne non comincia e non finisce il 25/11
Quando le donne vanno in piazza per richieste che condividiamo, noi ci siamo sempre.Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, riconoscendo la vitalità di nuove parole e nuove soggettività che entrano sulla scena della politica che vogliamo. Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, senza dimenticare la lunga storia di cui conserviamo con orgoglio il nome, testimonianza delle conquiste che oggi sostengono i nostri passi, impegnate a lasciarne eredità fruibile da chi verrà dopo di noi, convinte che il cambiamento autentico nasce da ciò che sappiamo conservare e trasformare, come facciamo da sempre noi donne nell’arte di tenere in vita la vita. Sappiamo che ogni anno nuove donne si affacciano al mondo e hanno bisogno di sentire che siamo numerose in cammino, di sapere che molte donne prima di loro hanno aperto le strade che oggi percorriamo con maggiore libertà e identica determinazione, orgogliose di essere figlie di una lunga storia e sempre madri di noi stesse. Ci troviamo continuamente di fronte all’urgenza del rischio, al delitto di femminicidio, alla diffusione dello stupro e della cultura che lo sostiene, all’omertà sulla violenza domestica, all’arroganza delle molestie nei luoghi di lavoro, alla connivenza di chi dovrebbe essere garante del diritto, della giustizia e dell’informazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma vediamo ovunque ri-nascere la ribellione delle donne che lottando contro la violenza affermano un altro modo di vivere, la consapevolezza di uomini (ancora pochi!) che cercano altri modi di esistere fuori dai miti e riti della virilità patriarcale, giovani donne e uomini che cercano la propria identità fuori dalle gabbie degli stereotipi e delle convenzioni di genere. I diritti diventano fragili se non sono davvero per tutte e tutti, se definiscono la cittadinanza per esclusione, se non ne viene insegnata la storia, se non costruiscono dialogo politico, e infatti sono stati piano piano disattesi e poi aggrediti con arroganza, nelle strutture sanitarie, nei posti di lavoro, a scuola, nell’immaginario di quell’interazione quotidiana in cui si costruisce l’idea di mondo comune. Oggi, di fronte alla violenza che minaccia le nostre vite imponendo, neppure troppo subdolamente, vecchi stereotipi del femminile a ingabbiare i nostri sogni e mortificare la realtà, vogliamo porre alla politica domande radicali, stabilendo con chiarezza possibili alleanze e differenze ineludibili da portare nel dibattito, per costruire un tessuto di vicinanze non occasionali.Vogliamo moltiplicare le forme della visibilità politica, anche costruendo forme diverse dai tradizionali codici maschili, proseguendo la straordinaria creativa tradizione delle femministe e di tutte le donne che hanno lottato per i propri diritti. Per questo siamo presenti in piazza, nei tribunali, siamo presenti con le donne che hanno subito violenza e che vogliono riprendere in mano la propria vita, siamo presenti in ogni lotta per abbattere le molte barriere costruite intorno alle vite delle donne, confinate nelle case, nei lavori non pagati, nelle tante servitù e schiavitù. Per questo non dimentichiamo le donne che vivono accanto a noi senza cittadinanza, perché per noi i confini, reali e simbolici, sono fatti per essere attraversati liberamente.Per questo siamo presenti nel dialogo con le istituzioni e con le donne che le rappresentano perché sappiamo che solo il riconoscimento reciproco tra istituzioni democratiche e istanze della società civile, di cui le donne sono da sempre maggioranza, può generare il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Noi ci siamo, con le nostre parole, le nostre storie, le nostre vite, le nostre proposte politiche. Le donne dell’Udi
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Non basta indignarsi non basta dire basta
La violenza sulle donne è ormai data per scontata. Questo, in realtà, significano i consigli su come non farsi stuprare, o ammazzare che abbiamo ricevuto in questi giorni e che rimandiamo al mittente. "Attente al lupo", gridano tutti, solo che il lupo viene lasciato libero di muoversi a suo piacimento, perché si veste da nonnina e anche se gli spuntano i peli sulle braccia e le orecchie sotto la cuffietta, nessuno vede o sente. Fuor di metafora ancora e ancora denunce di donne impaurite, di madri angosciate per le figlie, lasciate cadere; morti annunciate, violenze che si ripetono fino a quella fatale, luoghi abbandonati (anche le guardie mediche): dunque mai sole, di notte ma anche di giorno, mai tranquille. L'UDI partecipa e parteciperà a tutto ciò che si muove contro questa deriva, il cui sinistro contorno è l’invito a fare le Cornelie madri dei Gracchi, con i loro figli gioielli, due per donna. Ma prima e durante e dopo fiaccolate, manifestazioni, incontri con le istituzioni, incontri fra noi e altre per dire basta, UDI intende riportare al centro il problema che abbiamo davanti. Non si tratta di numeri, di etnie, di stupri o femminicidi, o acido sulla faccia o botte, dove perché e chi. Continuiamo a pensare, e abbiamo avuto ragione nel dire, che la violenza maschile è innanzi tutto un fatto di potere, costruito culturalmente nei secoli, nel rapporto uomo-donna, con tutte le sfumature etniche o religiose possibili o immaginabili. Ci vuole rigorosa certezza della pena, ci vuole contrasto alla violenza agita, ma ci vuole soprattutto prevenzione di quella futura. Ovviamente non indicandoci i percorsi sì e quelli no, ma prendendo i futuri lupi dall'età scolare, anzi da prima, a partire dalle famiglie spesso indifferenti o persino tolleranti, e costringerli a misurarsi con il genere femminile e rispettarlo, coprire di disapprovazione e ostracismo sociale i violenti e tutti coloro che ne sono complici, ma anche tagliare ogni risorsa a chi usa nei media, nell'informazione, nella formazione stereotipi sessisti e costruisce l’inferiorità delle donne e l’uso del loro corpo senza autodeterminazione. Le istituzioni tutte facciano la loro parte: troppo della Convenzione di Istanbul non è applicato! Le Convenzioni internazionali non basta firmarle ma vanno rese operative. Dunque nuove azioni e nuovi strumenti subito, applicare in fretta e in modo efficace le leggi esistenti e dare un nuovo impulso a tutte le forme di prevenzione, di formazione, anche nei centri di accoglienza (perché no? ci piacerebbe infatti sapere che cosa si dice sulle donne a chi, da uomo, arriva nel nostro paese, forse nulla, visto che al nostro paese delle donne, italiane e straniere, importa davvero poco), certezza della pena, contrasto e sicurezza nelle strade, senza mai dimenticare che i violenti hanno anche la chiave di casa e che troppe donne sono più sicure per strada che a casa loro. Non c'è dunque altra arma che smascherare e indebolire fino a determinarne la scomparsa, la violenza maschile storica, sociale e culturale che tollera, copre, minimizza o peggio del peggio, giustifica dicendo che le donne se lo sono cercata e insegna alle donne come e dove devono essere, camminare e vestirsi per evitare la violenza dei maschi. Che sono provocati dalle donne e li trascinano in istinti più grandi di loro! Questo è indegno di un paese civile e cataloghiamo queste aberrazioni come atti di complicità con violenti e stupratori. UDI è vicina alle donne e ragazze colpite da questa violenza, alle loro famiglie, non smetterà mai di agire perché si renda giustizia alle vittime, perché si creino gli strumenti non solo per fermare i violenti prima che agiscano, ma per cambiare la nostra società prima di fabbricare mostri. Roma 21 settembre 2017Vittoria Tola, Laura PirettiResponsabili nazionaliUDI-Unione Donne in Italia
