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Quando una donna decide di separarsi, sta esercitando un diritto.
A Bisceglie un uomo ha ucciso la moglie Patrizia gettandola dal balcone perché voleva separarsi.Poi si è ucciso.Ancora una volta ci verrà detto che è una tragedia, un gesto estremo, una storia finita male. No.È violenza maschile contro le donne. È controllo. È possesso. È l’idea che una donna non possa scegliere di andarsene senza essere punita. In Italia una donna viene uccisa ogni 72 ore.Ma il punto è un altro, ed è ancora più grave: per ogni donna uccisa, ce ne sono molte di più che vivono sotto questa minaccia. Donne che, quando decidono di separarsi, si fanno almeno una volta questa domanda:“E se mi ammazzasse?” È una domanda reale. Quotidiana. Radicata. E allora la domanda che poniamo, senza ipocrisie, è semplice:quanti uomini, lasciati da una donna, si chiedono se lei potrebbe ucciderli? Quanti? La risposta è zero. O quasi. Questa è la misura esatta della disuguaglianza, ed è la prova che non siamo davanti a “drammi familiari”, ma a un sistema che continua a legittimare, in modo esplicito o implicito, la violenza maschile quando le donne esercitano la loro libertà. Siamo esasperate.Esasperate dal linguaggio che attenua, che giustifica, che parla di “troppo amore”.Esasperate da istituzioni che arrivano sempre dopo, da prevenzioni che non bastano, da una cultura che ancora fatica a dire una cosa semplice: le donne non sono proprietà. Quando una donna decide di separarsi, sta esercitando un diritto.Se questo diritto continua a essere percepito da alcuni uomini come una provocazione o un affronto, il problema non è individuale: è politico. Non vogliamo più contare le morte.Vogliamo smettere di contare anche le vive che hanno paura. Separarsi non può essere un atto di coraggio. Deve tornare a essere una scelta normale. Finché questo non accadrà, la responsabilità è collettiva. E il silenzio è complicità.
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Report audizione informale Camera dei Deputati -Commissione Affari Costituzionalidel 24 marzo 2026.
Ieri si è tenuta l’audizione informale di UDI Nazionale alla Camera dei Deputati - Commissione Affari Costituzionali sono intervenute Alida Castelli e Vittoria Tola.Vista la Delega la Governo (1) sul provvedimento di recepimento delle direttive EU 2024/1499 e 2024/1500 il Parlamento può esprimere pareri non vincolanti al Governo.Quindi anche la nostra audizione si inserisce in questo quadro.Ho esposto la nostra posizione articolandola secondo i contenuti del comunicato di Udi nazionale e dell’articolo 2 precedentemente scritto sottolineando la gravità dello smantellamento di una rete nazionale così capillare a favore di un unico presidio nazionale, e di come appaiano troppo esili le “possibilità” in futuro di ricostruirle.Nell’audizione ho sottolineato in particolare in aggiunta a quanto precedente espresso la nostra preoccupazione per l’unificazione di due istituti di diversa organizzazione quali UNAR (organizzazione sulla quale numerose autorità internazionali hanno espresso perplessità per la non indipendenza nel campo della difesa dei diritti umani)3 e leconsigliere di parità per le quali non è stata avanzata nessuna osservazione ad esclusione del fatto che la progressiva riduzione delle risorse ha di fatto ridotto nel tempo le loro potenzialità.Ho cercato di sottolineare altri punti politici che mi sono sembrati dirimenti prendendo spunto dalla Direttiva che riguarda gli organismi di parità.In primo luogo la sottolineatura nella Direttiva in questione, sull’opportunità di dare ampia diffusione nei Paesi membri ai contenuti quale occasione di consultazione e conoscenza dei presidi a tutela delle discriminazioni. Metodologia assunta da altri Paesi che poteva aprire un dibattito tra associazioni, organizzazioni dei lavoratori ecc.Sul secondo punto ho cercato di aprire un’allerta partendo dalle considerazioni iniziali della Direttiva lì dove si afferma che al punto 46- La presente direttiva stabilisce requisiti minimi e offre quindi agli Stati membri la possibilità di adottare o mantenere disposizioni più favorevoli. L'attuazione della presente direttiva non dovrebbe servire per giustificare un regresso rispetto alla situazione esistente in ciascuno Stato membro. Concetto ribadito nell’articolo 20 -Requisiti minimi1. Gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli dei requisiti minimi previsti dalla presente direttiva.2. L'attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro la discriminazione già predisposto dagli Stati membri nelle materie trattate dalle direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE.Saranno quindi da dimostrare per il Governo che il nuovo organismo non contravviene a queste disposizioni: non credo sarà così facile!Ho concluso affermando che non vorrei che questa “operazione di innovazione obbligatoria” si rivelasse solo una innovazione truccata da vecchio ed un ritorno indietro per le pari opportunità.Dopo la mia esposizione ho ricevuto alcune domande dai parlamentari presenti che mi hanno permesso di sottolineare la validità delle funzioni attribuite alle consigliere dall’ex dlg 196/2000, in particolare la possibilità di agire in giudizio per conto delle lavoratrici e la possibilità di interventi extragiudiziali per la rimozione delle discriminazioni dirette ed indirette, sia singole che collettive. Alida Castelli 1) Legge 13 giugno 2025, n. 91, recante «Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea - Legge di delegazione europea 2024» e, in particolare, l’articolo 1 e l’allegato A, numeri 16) e 17);2) https://giulia.globalist.it/attualita/2026/03/06/tabula-rasa-abolite-le-consigliere-territoriali-di-parita/3) Le raccomandazioni ricevute dal Comitato CEDAW e dalla prima e seconda Revisione Periodica Universale del Consiglio per i Diritti Umani ONU affermano che l'Italia non ha ancora creato un'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani, nonostante gli impegni assunti dal Paese in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
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9 Aprile 2026 - L'Ansalda
Si celebrano gli 80 anni di Udi, con il racconto della vita di una delle sue maggiori esponenti: Ansalda Siroli.Nata a Filo d'Argenta (Ferrara), protagonista del suo tempo, da mondina a donna politica. Il 9 Aprile 2026 alle ore 16.30, presso la Biblioteca Ariostea (Sala Agnelli) di Ferrara, Udi Ferrara presenta il libro "L'Ansalda", memoriale della nostra compagna, dal cui sguardo ripercorriamo la storia del nostro territorio, dal dopoguerra ad oggi. Di seguito il link per seguire la presentazione:https://www.youtube.com/watch?v=W9QS79PIBVk
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HA vinto il No
L’UDI-Unione Donne in Italia esprime soddisfazione per l’esito del referendum, al quale abbiamo contribuito con convinzione e impegno, raccogliendo e dando voce alle sollecitazioni delle nostre iscritte nei diversi territori.Il risultato rappresenta un segnale importante anche sul piano della difesa della Costituzione, presidio fondamentale della nostra democrazia e garanzia dei diritti di tutte e tutti. La partecipazione e la scelta espressa dalle cittadine e dai cittadini confermano quanto sia ancora viva l’attenzione verso l’equilibrio dei poteri e l’indipendenza delle istituzioni.
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Tessitura di pace: cresce in tutta Italia la mobilitazione delle donne
La mobilitazione nata attorno all’iniziativa delle 10, 100, 1000 piazze di donne per la pace continua a crescere e ad allargarsi in tutta Italia. Nei mesi successivi alle prime iniziative pubbliche, sempre più città, associazioni e gruppi di donne stanno aderendo al progetto degli arazzi della pace, dando vita a una rete diffusa di impegno e partecipazione per la pace e contro il riarmo. L’iniziativa promossa dalla rete di donne per la pace di cui fanno parte moltissme donne dell’Unione Donne in Italia, sta attraversando il Paese come un filo che unisce territori e comunità diverse. Oggi sono più di cento le piazze italiane che hanno aderito all'iniziativa (da Bolzano a Vittoria!) e il numero è in continuo aumento. In molte città gruppi di donne stanno cucendo, ricamando, intrecciando parole e simboli per costruire questi arazzi collettivi che raccontano un desiderio condiviso: fermare le guerre e rimettere al centro la pace. Ogni piazza, ogni comune sta creando il suo arazzo con la creatività delle donne che partecipano, in molte invece hanno aderito al progetto artistico proposto da Claudia Villani dove ogni tessea diventa un manifesto visivo per la pace.Un momento particolarmente significativo sarà il 28 marzo 2026, quando in contemporanea in tutta Italia si terranno iniziative pubbliche dedicate a cucire insieme i fili della pace. Sarà una giornata diffusa di partecipazione, in cui le piazze torneranno a essere luoghi di incontro, creatività e impegno per un mondo disarmato.A Roma, l’UDI nazionale sarà presente in piazza Trilussa dalle 10.30 alle 12.30, dove chiunque potrà fermarsi, partecipare e lasciare il proprio messaggio di pace, contribuendo simbolicamente alla tessitura degli arazzi. Un gesto semplice ma potente, che vuole trasformare la piazza in uno spazio di dialogo e di costruzione collettiva.Il percorso non si fermerà qui. Il 20 giugno 2026 è infatti in preparazione una grande manifestazione nazionale a Roma, dove arriveranno tutti gli arazzi realizzati nei diversi territori. Sarà un momento di incontro e di testimonianza: cento arazzi – e forse molti di più – che porteranno nella capitale le voci, le parole e i segni delle donne di tutta Italia.Attraverso questo lavoro paziente e condiviso, le donne stanno tessendo non solo stoffe e fili, ma una visione politica e culturale: affermare con forza la volontà di portare la pace al centro della vita pubblica e di far uscire la guerra dalla storia.Gli arazzi della pace sono così diventati molto più di un progetto creativo: sono il segno concreto di una mobilitazione che cresce, si diffonde e continua a unire donne, generazioni e territori in un impegno comune. In tante piazze d’Italia, filo dopo filo, sta prendendo forma una grande trama collettiva che parla di pace, disarmo e costruzione di un futuro fatto di vita e di cura.
