
Lettera ai talebani - luglio-agosto 2021

a cura di Carla Pecis
Le donne afghane parlano di futuro e di politica, si rivolgono ai talebani con questa lettera, parlano dal loro Paese nel corso di queste settimane in cui migliaia di loro sono in pericolo.
Ascoltiamole, a noi non chiedono solo solidarietà.
Lettera appello ai talebani – le nostre voci, il nostro futuro.
La lettera che segue, indirizzata ai talebani, è stata scritta e diffusa in luglio da un gruppo di donne afghane di appartenenze diverse e di età diverse, ventenni dell’attuale generazione che non hanno conosciuto la vita sotto il regime dei talebani e adulte di generazioni precedenti che ricordano chiaramente come era la loro vita sotto quelle ‘regole’. Sono ben consapevoli che il prezzo della pace sarà pesante, per tutte le donne coraggiose, sono sotto attacco le trasformazioni dell’ultimo ventennio della loro storia nazionale.
Negli ultimi due decenni il popolo afghano ha sperato che il processo di pace avrebbe messo fine a quarant’anni di conflitto nel nostro amato Paese. Ma malgrado questa speranza e questo ottimismo in tutto il Paese bambine e bambini, adulti e ragazzi vengono uccisi e mutilati ogni giorno. La gente comune, gli afghani qualunque hanno portato il peso di questo conflitto e hanno sofferto terribilmente. Chiedono che questa guerra finisca.
Gli afghani ricordano l’ottimismo che regnava lo scorso anno dopo che avete dichiarato la vostra volontà di avviare colloqui di pace. Era un sentimento di gioia e di speranza che finalmente la pace potesse arrivare nelle nostre case. Ma gioia e speranza sono state spazzate via dall’ondata di violenza che è arrivata alle nostre porte. Questa violenza, sviluppata soprattutto per vostra responsabilità, ci ha annientati e ci ha fatto perdere la speranza della pace e della fine dei bagni di sangue nel nostro Paese.
Negli ultimi anni siamo state colpite dal divario tra le vostre dichiarazioni e le vostre azioni. Alcuni vostri dirigenti che vivono a Doha ci hanno detto che i vostri punti di vista si erano evoluti, che riconoscevate il diritto delle donne all’istruzione e al lavoro “secondo la charia e le tradizioni afghane”. Contemporaneamente gli stessi dirigenti, da altre tribune, scherzavano sui diritti dell’uomo, sulle elezioni e sulla democrazia come “concetti occidentali”, quando invece si tratta degli stessi valori cari all’Islam. Vi siete rifiutati di spiegare la vostra interpretazione della charia e delle tradizioni afghane di cui parlate e con le quale giustificate le vostre azioni.
Ancor più grave, vi siete rifiutati di impegnarvi in una vera trattativa per mettere fine alle morti e alle ferite dei civili, cioè a ciò a cui aspirano tutti gli afghani e di cui abbiamo tanto bisogno.
Ci lascia perplesse il fatto che per vent’anni avete giustificato l’assassinio di afghani inermi qualificandolo come jihad e affermando che eravate impegnati a combattere “le forze di occupazione americane e della Nato, gli eserciti infedeli”, come li chiamate voi.
Con grande sorpresa del mondo intero nel febbraio del 2020 avete concluso un accordo con queste stesse forze offrendo loro la vostra protezione. Abbiamo approvato la decisione di non uccidere più americani o forze della Nato, ma è sconcertante, ingiustificata, ingiustificabile la vostra incessante campagna di assassini del popolo e delle forze afghane, che sono mussulmani.
La doppiezza delle vostre parole e dei vostri comportamenti è altrettanto nauseabonda quando qualificate l’intervento straniero in Afghanistan come atto d’occupazione mentre voi continuate a consultare regolarmente generali e politici pakistani. Ci chiediamo: dove è la fierezza e l’indipendenza afghana? Come volete che gli afghani e il mondo intero si fidino delle vostre intenzioni di combattere “per la liberazione” ?
Per dimostrare che siete davvero impegnati per la pace e che avete a cuore la stabilità e i’indipendenza del nostra Paese vi invitiamo
a impegnarvi veramente nel negoziato e mettere fine a quattro decenni di guerra
a dichiarare che ogni uccisione di civili in Afghanistan è contraria all’Islam e allo spirito di pace
a costruire un dialogo costruttivo con la società civile afghana, comprese le donne
a rompere i rapporti col Pakistan e gli altri paesi che non sostengono una pace vera in Afghanistan e a privilegiare invece le consultazioni dei dirigenti e del popolo afghano
a non impedire l’accesso di aiuti umanitari in tutto il Paese
a cessare gli attacchi ai soggetti tutelati dalla Conferenza di Ginevra e dalla regolamentazione internazionale in materia di diritto umanitario.
Mentre gli afghani attraversano questo periodo difficile, speriamo che ascoltiate le voci degli afghani innocenti che invocano pace e stabilità per il nostro Paese. E’ compito di tutti gli afghani unirsi per mettere fine a decenni di guerra, una guerra che non ha vincitori ma solo sofferenze senza fine.
Per la pace e per la giustizia – il nostro futuro.