Khalida Jarrar è finalmente libera

Ma fuori dal carcere ad aspettarla non ci sarà sua figlia Suha, morta d’infarto l’11 luglio scorso.

 

Le autorità israeliane hanno liberato due giorni fa Khalida Jarrar, prigioniera politica, responsabile del Fronte per la Liberazione della Palestina, eletta nel 2006 all’Assemblea Legislativa palestinese.

 Nell’ottobre 2019 è stata arrestata con altri membri del FPLP con l’accusa di aver partecipato ad un attacco armato nel quale è stata uccisa la giovane israeliana Rina Shnerb, 17 anni.  

 

I giudici non anno mai potuto provare la responsabilità di Khalida in quella tragica vicenda, ma è stata condannata lo stesso, come attivista del Fronte.

 

Ha passato gli ultimi sei anni in detenzione amministrativa, cioè in detenzione senza accuse né processo.   Le hanno rifiutato il permesso per recarsi in un centro specializzato in Giordania per curare un grave problema neurologico.

 

L’episodio più tragico che l’ha colpita è la morte della figlia: l’11 luglio di quest’anno sua figlia Suha, ricercatrice di 31 anni presso la Commissione Internazionale dei Giuristi, è morta per un arresto cardiaco derivante da una malattia già diagnosticata. Era a Ramallah, nel campo profughi di Qaddura.

 

Le autorità israeliane hanno rifiutato a Khalida il congedo temporaneo per partecipare al funerale. “Ho potuto solo mandarle dei fiori”. Le autorità israeliane d’occupazione non sono riuscite a spezzare la determinazione e il coraggio di Khalida.                 

 

Hanno cercato di stroncarla con questa ultima terribile crudeltà  gratuita.

In questi giorni giuristi di vari Paesi che da anni seguono le vicende “giudiziarie” di cui è vittima Khalida propongono a tutti di esaminare e riflettere sul comportamento delle autorità israeliane e della giustizia israeliana nei confronti del loro concittadino, estremista di destra, Ami Popper, che nel 1990 ha ‘giustiziato’ sette lavoratori palestinesi fermi alla fermata di un autobus a sud di Tel Aviv.

E’ molto interessante confrontare le due storie (quella di Popper si trova ampiamente illustrata su tanti siti), quella di un assassino razzista che ha goduto e gode di sconti di pena, permessi, facilitazioni in carcere ecc. cioè di impunità e privilegi , e quello di una indomabile donna palestinese. 

 

Un enorme, tragico esempio di “due pesi, due misure”.   

 

Carla Pecis – Udi Catania – carlapecis@tiscali.it