Giornata della memoria 2019

Il giorno della Memoria è diventato di anno in anno sempre più un atto di omaggio agli ebrei – morti e vivi -, è diventata l’occasione per parlare di loro. “È la vostra storia, la ricordiamo. Vi ricordiamo”. No. Non è la mia storia. È la storia di tutti gli europei, di chi la progettò e la mise in atto. Di chi vide e fece finta di nulla. Della rete ferroviaria di tutto il continente, su cui per anni i convogli andavano pieni di esseri umani e tornavano vuoti. Di chi rischiò la vita per salvare anche una vita soltanto. Potrà sembrare assurdo, persino intollerabile, ma come ebrea non posso identificarmi in questa storia. La rifiuto: la Shoah non mi appartiene perché è per definizione il rifiuto stesso della memoria ebraica: aspirava infatti a creare un’Europa judenfrei, un presente e un futuro senza ebrei. Durante la guerra a Praga i nazisti raccolsero migliaia di oggetti rubati a case, sinagoghe, persone, con l’obiettivo di creare un museo della razza estinta, di lì a pochi anni. Pochi mesi.

 

Nel contesto della ricorrenza odierna, invece, le iniziative e gli eventi hanno senso solo se vanno esattamente nella direzione opposta a quella auspicata dal “Museo della Razza Estinta” voluto dai nazisti: dare alla collettività il senso pieno di appartenenza a questa storia, mostrare quanto essa stia dentro il tessuto sociale e materiale del nostro mondo.

Di fronte agli oggetti, alle case, alle cose, ai volti delle persone, ai documenti conservati negli archivi quella storia si fa riconoscere, diventa propria, parte del proprio mondo.

Elena Lowenthal

Il senso della memoria di Elena Lowenthal

 

Caro presidente, la Giornata della memoria dimentica i rom di Dijana Pavlovici