Al sindaco di Napoli circa manifesto e raccolta di firme "un cuore che batte"

Al Sindaco di Napoli                           

Prof. Gaetano Manfredi

e p.c. ai componenti della Giunta

 

Gentile Sindaco, in tutta Italia, e purtroppo a Napoli, la raccolta delle firme per la modifica della legge 194, con un articolo che assegna al personale sanitario l’obbligo di imporre l’ascolto, da parte delle utenti, del battito cardiaco prima di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza, l’aborto garantito dalla legge, procede lanciata da una campagna. Abbiamo inoltre notizia di volonterosi che agiscono anticipazioni, illegittime, dell’ascolto del cuore fetale.

 

Prima ancora di segnalare che i manifesti di detta campagna sono affissi in spazi di concessione comunale e nel sito del Comune, le ricordiamo che detti manifesti sono fuori dai canoni dalle raccomandazioni Europee, che fanno capo alla CEDAW, essendo improntati da immagini altamente offensive per la dignità femminile, le ricordiamo la delibera adottata il 25 novembre 2010 dal Comune di Napoli per la quale sono state rimosse immagini propagandistiche lesive, fino a tutta l’ultima consiliatura.

 

Anche il Senato su proposta del 2020, visto il tenore della comunicazione nel nostro paese, ha ritenuto di dover deliberare in materia comunicativo/pubblicitaria, così come prescritto dalla ratifica (anche il nostro comune ha provveduto a ratificarla) della Convenzione di Istanbul.

 

La convenzione è una legge, come quella sull’aborto, che non è mai stata accettata, è anzi osteggiata dal movimento pro-vita, secondo l’orientamento emerso in Turchia, Iran, Russia, Polonia ed altri che postulano la libertà di imporre l’ordine religioso/patriarcale all’interno delle famiglie.

 

Come garante della salute di ogni cittadino sul territorio urbano e sul mantenimento delle garanzie legali, la invitiamo a verificare la tenuta della legge 194 e ad accertare che nei presidi sanitari non vengano svolte pratiche minatorie della salute psicologica e psichica delle donne che accedono a tali servizi.

 

Abbiamo già avuto occasione, in ordine a una delibera dell’ASL 1 di Napoli, di intervenire per abusi progettati dal movimento antiabortista, che intendeva introdursi nei reparti di IVG e nei consultori, e nel caso, come da legge, la direzione sanitaria e quella amministrativa regionali hanno provveduto ad annullare il provvedimento.

 

Chiediamo per questo la rimozione, dal sito del Comune dell’avviso del movimento pro-vita e quella dei manifesti rappresentano il feto simbolico sovrapposto al ventre femminile, ricordando che fino alla nascita la gravidanza è nel corpo femminile, inviolabile e non sottoposta a volontà altre che non siano quelle delle donne. Supportate, se necessario, dalla Costituzione che non permette il governo del ventre, così come vieta l’imposizione di trattamenti in ambito sanitario.

 

UDI di Napoli, Arcidonna, Associazione Salute Donna, Aps Psy.com, la Camera Blu, le Minerve Aps, Donne Medico

 

Napoli, 5/011/23