
Marisa Rodano per il calendario UDI 2023 "Fuori la guerra dalla storia"

Le donne hanno combattuto nella resistenza antifascista, anche con le armi in mano. Ma lo hanno sempre fatto, anche se sembra una contraddizione, in nome della pace. Non a caso sono le donne che hanno animato quella che poi è stata definita la resistenza civile, fatta di solidarietà ai combattenti, di aiuto ai prigionieri e ai “disertori”, di contrasto alle razzie e alle deportazioni, di lotte per il pane.
Fu quella azione che contribuì in modo determinante, alla azione dei partigiani e delle truppe alleate e restituì all’Italia almeno una parte della dignità perduta col fascismo e la fuga dei Savoia.
Potremmo dire che il modo in cui noi abbiamo concepito la necessità di combattere allora è stato proprio quello che poi è stato sancito dalla Costituzione nell’articolo 11.
Le donne hanno combattuto per ripudiare la guerra come strumento capace di assicurare pace e giustizia tra le nazioni. Esattamente il contrario della guerra come continuazione della politica con altri mezzi. La guerra è la negazione della politica della possibilità per l’umanità di combattere i suoi veri nemici: la fame, l’ingiustizia, le malattie e oggi la crisi climatica.
Per tutta la vita ho combattuto per la pace. Sono stata sempre perché si cercassero soluzioni politiche e pacifiche ai conflitti, perché si attuassero politiche di disarmo, perché si cercasse l’accordo anche con quelli che venivano considerati nemici. Anche il sostegno alle lotte di liberazione di tanti paesi dall’Algeria al Vietnam, è stato per me un modo per chiedere la pace, per affermarla nel mondo, per far cessare le politiche coloniali e di potenza.
Penso che il fatto che leader politici, anche di paesi che si dichiarano democratici, usino con tanta disinvoltura armi terribili, giustifichino la guerra, l’aumento delle spese militari, sia un terribile passo indietro.
Non abbiamo ancora imparato che la guerra, non solo è crudele, ma è tragicamente inutile. E’ un’illusione, oggi sempre più pericolosa, pensare di risolvere sul piano militare i conflitti. Produce odio e crea le condizioni per altri conflitti. E purtroppo gli ultimi decenni ne sono una testimonianza.
Noi donne siamo portatrici non di un pacifismo istintivo. Noi donne sappiamo che i conflitti esistono, ma abbiamo capito che vanno riconosciuti. Sappiamo che le società o sono inclusive, o ci si prende cura dell’altro, si ascoltano i suoi problemi e le sue paure, oppure il prevalere della competizione e dello scontro ci trascina indietro e nega i diritti di tutte e di tutti. Per questo dobbiamo combattere sempre, contro tutte le guerre, chiunque le scateni e le combatta.
Marisa Rodano, agosto 2022