Vietato a sinistra il titolo di un libro e una domanda

 

Il tre giugno a Napoli le autrici di “Vietato a sinistra”: un documento di esperienze e approfondimenti sulle aree dei vissuti femminili definite trasversali.

 

Trasversale è una parola di rifugio per i partiti, quella che motiva la possibilità di assumere una postura politica che può evolversi teoricamente in ogni direzione. La sostanza è che la direzione è stata istituzionalmente imboccata senza che nessuno la dichiarasse, evitando a tutti l’onere di esprimere un pensiero sulle donne.

 

Gli incontri per la presentazione del libro sono la concretizzazione del bisogno di porre domande che potrebbero riassumersi in una sola: come ci siamo arrivate? Come siamo arrivate a dover districare i fili ingarbugliati da altri e, non senza qualche disattenzione di cui siamo responsabili, a dover disambiguare perfino il nostro lessico politico?

 

Il femminismo che spinge a queste domande è l’elaborazione di idee e pratiche collettive, non esistono risposte che prescindano dalla diffusione delle domande stesse e dalle proposte tra le donne che avvertono l’indecenza e l’iniquità di quello che un uomo ha definito “l’innominabile attuale”, che al contrario può essere, se non definito, nominato punto per punto.

Questo hanno fatto le donne di Vietato a sinistra, hanno nominato le parti più tangibili dell’oppressione moderna, un ganglio proteiforme che dissimula e disorienta perfino le vittime.

 

L’inesigibilità dell’uguaglianza, la recisione del legame figli-madri in caso rottura del rapporto uomo donna, l’additamento della differenza sessuale come causa della ghettizzazione della comunità LGBTQ+, la censura sulle denunce di femminicidi, stupri e violenze, la normalizzazione della prostituzione come sbocco lavorativo, la tolleranza fattuale di tecnologie che invadono la sessualità e la riproduzione  (ridotta a una comparto separato), la chiusura degli spazi pubblici all’elaborazione femminista e infine la censura sulla presenza delle donne come soggetto politico di sesso femminile

 

Seguendo il tracciato delle autrici, diventa chiaro e leggibile che l’istituzione del ministero della natalità è un risultato della destra di governo, però in parte ascrivibile a possibilismi e indecisioni del contesto politico “progressista” che non sa schierarsi con le donne, vinto dalla paura di essere e apparire complice di quel sesso femminile che finisce sempre per aprire varchi destabilizzanti “nell’ordine patriarcale naturale e sicuro”.

È già successo (per esempio alla presentazione di “donne che allattano cuccioli di lupo” (Adriana Cavarero) che il silenzio delle idee fosse rotto. Si dovrebbe fare in modo che continui a succedere che il femminismo e le donne occupino gli spazi fisici con le loro parole.

 

Ce la faremo?

 

Stefania Cantatore