
Non si smantella la tutela contro le discriminazioni nel lavoro. Difendiamo le Consigliere di parità

L’Unione Donne in Italia esprime ferma contrarietà al decreto legislativo di recepimento di due direttive europee
che prevede il ridimensionamento – di fatto lo smantellamento – della figura delle Consigliere di Parità, presidio
istituzionale previsto dal Codice delle Pari Opportunità (d.lgs. 198/2006) per la promozione e la tutela
dell’uguaglianza tra donne e uomini nel lavoro.
Colpire questa istituzione significa indebolire uno degli strumenti pubblici più importanti per contrastare le
discriminazioni di genere nei luoghi di lavoro.
Le Consigliere di Parità operano a livello provinciale, regionale e nazionale e rappresentano da anni un punto di
riferimento concreto per lavoratrici e lavoratori che subiscono discriminazioni, disparità retributive, molestie o
violenza nei contesti lavorativi. Il loro intervento, su mandato della persona discriminata, è gratuito e fondato su
una professionalità specifica maturata nel tempo.
In questi anni l’azione delle Consigliere di Parità ha prodotto risultati importanti anche sul piano giudiziario,
grazie alla collaborazione con l’avvocatura e alla costruzione di alleanze professionali e istituzionali per il
contrasto alle discriminazioni di genere, contribuendo a far emergere e riconoscere giuridicamente fenomeni
spesso invisibili.
Tutto questo avviene in un contesto nel quale i dati dimostrano quanto il lavoro delle donne resti fragile e
diseguale: il tasso di inattività femminile supera ancora il 40% e le dimissioni nel cosiddetto periodo protetto
continuano a essere prevalentemente femminili, segno evidente della difficoltà di conciliare lavoro e cura e della
persistente carenza di servizi.
È dunque incomprensibile e grave che proprio oggi si tenti di indebolire un presidio pubblico di tutela.
Ancora più grave se si considera che l’Italia ha ratificato la Convenzione ILO n. 190 sulla violenza e le molestie
nel mondo del lavoro, che impone agli Stati di rafforzare strumenti e politiche di prevenzione e contrasto.
Anche le direttive europee in materia di parità e non discriminazione nel lavoro chiedono agli Stati membri di
garantire sistemi efficaci di tutela.
Smantellare o indebolire le Consigliere di Parità significa muoversi nella direzione opposta rispetto agli impegni
internazionali e agli obblighi europei.
Le discriminazioni nel lavoro non sono un residuo del passato.
Sono una realtà quotidiana che continua a colpire le donne nelle carriere, nei salari, nella stabilità del lavoro e
nella libertà da molestie e violenze.
Per questo difendere le Consigliere di Parità significa difendere i diritti delle donne nel lavoro.
UDI chiede con forza che il decreto legislativo venga ritirato e che si proceda invece a rafforzare il sistema delleConsigliere di Parità, investendo risorse, competenze e strumenti operativi.Perché la tutela dei diritti nel lavoro passa attraverso istituzioni pubbliche forti, competenti e accessibili.E perché il lavoro deve essere dignitoso, regolare, sicuro libero da discriminazioni, violenza e molestie.
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