
Centenario di Gianni Rodari - un ricordo di Luciana Romoli

Oggi 30 ottobre abbiamo rinviato a data da destinarsi, causa Covid, la presentazione del libro di Alfredo Pasquali "Chi ha ucciso Cipollino" con IL CRAP, con cui lavoriamo da anni, e il Coordinamento genitori democratici CGD.
In occasione del centenario di Gianni Rodari vogliamo comunque ricordare la sua genialità di scrittore e il rapporto significativo con l’UDI e con Noi donne, organo dell’UDI. Vogliamo pubblicare il ricordo della nostra Luciana Romoli, sua storica collaboratrice, e presenteremo anche molte schede e materiali del Pioniere salvati e ordinati dal Crap che ha fatto uno straordinario lavoro sul Gianni Rodari e il recupero del Pioniere e di tutte le pubblicazioni collegate.
GIANNI RODARI – un ricordo di Luciana Romoli
Il 23 ottobre 1920 Gianni Rodari nasce ad Omegna in provincia di Novara.
Nel 1930 muore il padre Giuseppe e lui dirà: “L'ultima immagine che conservo di mio padre è quella di un uomo che tentava di scaldarsi la schiena contro il forno, è fradicio, è uscito di casa sotto un forte temporale per salvare un gattino rimasto sotto una pozzanghera. Morirà dopo sette giorni di broncopolmonite”.

Rodari a 9 anni rimane orfano e si trasferisce con la madre e i suoi due fratelli a Gallarate. La famiglia aveva un piccolo capitale ricavato dalla vendita del fondo paterno. Traslocarono dalle Prealpi piemontesi a quelle lombarde, da una sponda all'altra del lago Maggiore.
Il primo incontro con il resto della famiglia avvenne alla stazione di Gallarate dove la nonna e la zia, una donna semplice, religiosa, domestica del capostazione, hanno accolto la famigliola con grande affetto.
L'infanzia di Rodari fu all'insegna della gioiosa serenità tipica della civiltà contadina, la lingua madre era il dialetto.
Il ragazzo era affascinato dall'atmosfera della vita animata che vi si svolgeva, la stazione con i treni che arrivavano e ripartivano divenne un luogo di fantasia ed una costante della sua attività creativa.
Tra le carte inedite di Rodari troviamo i ricordi di quegli anni felici.
La madre lo iscrive a un seminario cattolico, ma quasi subito Rodari lo lascia per fare le magistrali. E' un ragazzo attentissimo e sveglio. Si scrive al Università cattolica a Milano per studiare lingue ma non si laurea, preferisce insegnare nelle scuole di provincia.
La guerra lascia dei brutti segni, perde gli amici più cari, il fratello Cesare finisce in un Lager tedesco e lui nel 1944 partecipa alla Resistenza nella Val d'Ossola.
Rodari dopo aver maturato le sue scelte da cattolico militante passa al marxismo e si scrive al PCI. Dopo la guerra si avvia alla carriera giornalistica prima per un breve periodo al giornale “Ordine Nuovo”, poi all'Unità come capo cronista, inviato speciale, capo delle pagine culturali. Scrive soprattutto per i bambini e scrive in una rubrica domenicale festiva per adulti, ma era talmente accattivante, divertente piena di umorismo che alla fine Silvana Gambetti, capo redattore, decise di aprire una rubrica festiva soltanto per i bambini. E Rodari che scrive su sollecitazione della concretezza della quotidianità e una delle sue filastrocche che compone per esaudire il desiderio di un suo collega e pubblica sull'Unità è la “Filastrocca per Susanna”.
Questa nascita di filastrocche e di piccole poesie partono anche da richieste dirette di bambini che gli scrivono dicendo “il mio papà fa il tranviere scrivimi una filastrocca”, un altro “vivo in uno scantinato fammi una filastrocca”. Quando nel 1980 morirà i suoi biografi, tra questi Marcello Argilli, riuniranno e pubblicheranno molti testi riunificando quelli pubblicati sul “Pioniere” e sul “Corriere dei Piccoli” documentando una produzione amplissima.
Nel 1948 fonda l'Associazione, sorta nell'ambito del PCI, dei Pionieri d'Italia presieduta fino alla fine da Pagliarini a cui segue il giornalino Il Pioniere dove egli scrive per bambini dagli 8 ai 12 anni parlando di fantasia e pedagogia anche a maestri e ai genitori.
Dina Rinaldi che è stata condirettrice del Pioniere ( già grande Direttrice di Noi donne), negli anni 50-60 sprona Rodari a raccogliere tutte le filastrocche e le poesie. Rodari fece una grande fatica perché in realtà lui non pensava ad una pubblicazione ma questo darà origine ad un libro che ebbe molto successo e nel giro di due anni, tra Roma e Firenze ebbe tre edizioni. Gianni Rodari nel 1951 fu scomunicato perché "ex seminarista cristiano, diventato diabolico", con Decreto della Congregazione del Sant'Uffizio lo giudica "eretico" non solo per essere iscritto al Pci ma anche per il suo "Manuale del Pioniere" pubblicato nel 1951.
In tutta l'Italia ci fu la protesta dell' Associazione Pionieri d'Italia che si rivolse anche a Togliatti, non ci dette nessun aiuto.

Gianni Rodari è' stato il primo autore italiano ad aver ricevuto il premio Andersen riconosciuto come grande autore per l’infanzia con una produzione letteraria ampia, conta un corpus di una settantina di opere fra filastrocche, poesie, racconti, romanzi e testi teatrali originali che hanno subito anche scorpori, modificazioni, curatele ed edizioni scolastiche.
Ma Gianni Rodari quando cominciò a scrivere per i bambini? Rodari stesso nel libro “Grammatica della Fantasia - introduzione all'arte di inventare storie” racconta sulla costruzione del pensiero 'fantastico'. …..“una parola, gettata nella mente a caso produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e suoni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere”
In questo volume teorico-pratico egli offre degli esempi, delle possibilità di costruire delle storie e ei racconti utilizzando particolari espedienti narrativi. All'inizio del volume scrive “Nell'inverno 1937-1938 io feci il precettore, in seguito alla raccomandazione di una maestra moglie di un vigile urbano venni assunto per insegnare come precettore di italiano ai bambini in una casa di ebrei tedeschi, che credettero di aver trovato in Italia un rifugio contro le persecuzioni razziali. Vivevo con loro in una fattoria sulle colline presso il lago Maggiore, con i bambini lavoravo dalle sette alle dieci del mattino, il resto della giornata la passavo nei boschi a camminare e a leggere Dostoevskij. Finchè durò fu un bel periodo. Imparai un pò di tedesco e mi buttai sui libri di quella lingua con passione ..”.
Poi la famiglia ebrea fu costretta a fuggire e sospesa l'attività di precettore Rodari comincia a fare l'insegnante elementare. Dice di se stesso “dovevo essere un pessimo maestro, mal preparato nel mio lavoro, avevo in mente di tutto, fuorché la scuola, dalla linguistica europea al marxismo. Forse però non sono stato un maestro noioso, raccontavo ai bambini un po’ per simpatia, un po’ per la voglia di giocare, storie senza il minimo riferimento alla realtà né ad un senso inventivo.....”. Nel libro Grammatica della Fantasia i riferimenti sono molteplici quando si parla del fantastico, della possibilità di utilizzare due parole che non hanno niente in comune, per esempio cane e armadio. Su queste parole lui e i bambini costruivano dei racconti che non avevano apparentemente nessun senso ma che poi riuscivano a trovarne uno.
Rodari propone un uso del linguaggio in cui grazie al prefisso arbitrario il temperino fa crescere la punta alle matite, sull'attaccapanni ci sono già tutti i cappotti e la gente quando ha freddo, va li, si stacca il cappotto e se lo mette.
Rodari dice di aver letto, anni dopo, quello che ha scritto Marx Ernest per spiegare il suo concetto di “spaesamento sistematico”. Egli si serviva proprio dell'immagine di un armadio, quello dipinto da De Chirico, nel bel mezzo di un paesaggio classico, tra ulivi e templi greci. Così “spaesato”, precipitato in un contesto inedito, l'armadio diventa un oggetto misterioso. Forse era pieno di vestiti o forse no: ma certamente era pieno di fascino.
Riprendiamo pure, a questo punto le parole cane e armadio. Il procedimento più semplice per creare tra loro un rapporto è quello di collegarle con una preposizione articolata. Otteniamo così delle figure: Il cane con l'armadio,l'armadio del cane, Il cane sull'armadio, Il cane nell'armadio eccetera

Secondo Rodari ognuna di queste figure ci offre lo schema di una situazione fantastica.
Si tratta di una tecnica che i bambini riescono benissimo ad applicare, con non poco divertimento, come lui stesso ha avuto modo di constatare in tante scuole d' Italia. perché lui era convinto “nelle nostre scuole si ride troppo poco. L'idea che l'educazione della mente debba essere una cosa tetra è la più difficile da combattere. Basta ricordare Giacomo Leopardi che scriveva - la più bella e fortunata età dell'uomo è la fanciullezza -” da Marcello Argilli a cura degli Editori Riuniti. La proposta di Rodari è anche in una prospettiva di risoluzione dei problemi che sente profondamente: il problema della povertà, della malattia, della morte e il problema di un'infanzia spesso vessata. Molti esempi di questa sua sensibilità si trovano nella raccolta degli scritti sul “Pioniere”,
Nel libro “I Piccoli Vagabondi” Rodari parla della vita di tre bambini venduti a chi li sfruttava per chiedere l'elemosina. Qui abbiamo un atmosfera di degenerazione che rimanda ai classici della letteratura per l'infanzia, per esempio il libro “Cuore” di De Amicis. Ma in altri scritti parla delle cose belle dei bambini poveri, affamati come quelli che vengono ospitati a Modena nel dopoguerra quando le famiglie emiliane hanno accolto bambini/ e venuti da Roma e dal sud che avevano particolarmente patito la guerra. Rodari racconta la bellezza dei bambini che non avevano mai preso il treno, il loro incanto nel vedere e incontrare un mondo che non immaginavano.
Il mio primo ricordo di Rodari è del 1948 quando ho lavorato nell'Associazione Pionieri d'Italia a Roma in Via Piemonte 40 con lui, Dina Rinaldi, Carlo Pagliarini ed altri. Ero addetta alla spedizione delle copie del “Pioniere” in tutta l'Italia. Rodari mi chiamava continuamente voleva stessi con lui, diceva “mi sei utile, mi aiuti nel mio lavoro di scrittore”. Protestavo come potevo essergli utile se a 8 anni in terza elementare ero stata espulsa da tutte le scuole del Regno e solo a 16 anni avevo preso la licenza elementare. Non sapevo come potevo essergli utile! Rispondeva: “proprio perché sei fresca delle elementari che ti ritengo mia collaboratrice”. Io rispondevo che non avevo sei anni ma 18.
Lo seguivo nelle città dove si aprivano le sedi dell'API. In treno facevamo lunghe discussioni, era paziente, sereno, comprensivo, io sempre polemica, in contrasto con le sue argomentazioni, quando non comprendevo cosa stava scrivendo ridevo, ridevo come una pazza, per esempio quando scrisse due parole, cane e armadio, per me non avevano senso, lui mi spiegava che era un “binomio fantastico”, una scoperta, un'invenzione, uno stimolo eccitante per scrivere racconti, poesie e testi teatrali.

Una volta per 12 giorni sono stata assente dal lavoro. La Costituzione era stata già promulgata, l'articolo 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni mezzo di diffusione......” ma io fui arrestata per aver scritto sul muro al Muro torto a Roma – Vogliamo pace lavoro e libertà -. I compagni mi avvisarono con un fischio dell'arrivo della polizia, ma io mi trattenni fino all' ultimo perché ci tenevo a mettere l'accento sulla A. E così mi arrestarono. Mi dovetti fare 12 giorni in custodia alle suore Mantellate.
Telefonai a mia madre dicendo che partivo per Napoli per una campagna elettorale. Quando mia madre riferì la notizia a Rodari, lui intuì la bugia e, al mio ritorno, mi chieste di spiegargli cosa fosse veramente accaduto. Gli raccontai tutto e nacque la filastrocca “l'accento sull' A”.
O FATTORINO IN BICICLETTA DOVE CORRI CON TANTA FRETTA? CORRO A PORTARE UN LETTERA ESPRESSO
ARRIVATA PROPRIO ADESSO O FATTORINO, CORRI DRITTO
NELL'ESPRESSO COSA C'E' SCRITTO? C'E' SCRITTO MAMMA NON STARE IN PENA
SE NON RITORNO PER LA CENA. IN PRIGIONE MI HANNO MESSO
PERCHE' SUI MURI HO SCRITTO COL GESSO
CON UN PEZZETTO DI GESSO IN MANO QUEL CHE SCRIVEVO ERA BUON ITALIANO
HO SCRITTO SUI MURI DELLA CITTA' “VOGLIAMO PACE E LIBERTA'”
MA DI UNA COSA MI RAMMENTO, CHE SULL'A NON HO MESSO L'ACCENTO.
PERCIO' TI PREGO PER FAVORE VAI A CORREGGERE QUELL'ERRORE E UN'ALTRA VOLTA MAMMINA MIA, STUDIERO' MEGLIO L'ORTOGRAFIA
Rodari è stato il mio maestro, ho imparato tanto da lui: soprattutto ad ascoltare le persone che mi parlano, a riflettere sulle cose che mi dicono, prima di dare la risposta attesa.