Risposta del Presidente del Parlamento Europeo sulla situazione delle donne in Turchia e Polonia

Care Amiche dell'Unione Donne in Italia, ho letto con piacere la vostra lettera del 30 luglio scorso, in cui manifestate le vostre preoccupazioni rispetto alla protezione dei diritti e libertà delle donne in Europa e in particolare in Polonia e Turchia. Proprio in quei giorni entrambi i governi citati hanno manifestato la loro volontà di recedere dalla Convenzione di Istanbul: il miglior strumento internazionale mai elaborato per tutelare le donne in maniera olistica dalla violenza di genere. Il Parlamento europeo, anche attraverso i suoi rappresentanti delle due commissioni per l'uguaglianza di genere e per le libertà civili, è sempre stato in primo piano nella difesa dei diritti e delle libertà delle donne: anche nella lotta per l'eliminazione della violenza.Sulla Convenzione di Istanbul in particolare, oltre ad aver invitato costantemente tutti gli Stati dell'Unione a ratificare la Convenzione e successivamente ad applicarla, il Parlamento ha anche stigmatizzato i governi che non facevano passi in avanti o, peggio ancora, che mettevano in discussione anni di progressi attraverso la decisione di recedere da questo strumento internazionale. Vi confermo perciò l'impegno mio e dell'istituzione che ho l'onore di rappresentare e vi ringrazio per il vostro impegno e sostegno, che nascono da molto lontano e sono sicuro continueranno con determinazione. Cordiali Saluti, David Sassoli  Leggi qui la lettera inviata dall'UDI.  ​

Lettera al Presidente del Parlamento Europeo sulla situazione delle donne in Turchia e Polonia

Roma 29 luglio 2020 Al Presidente del Parlamento Europeo, David SassoliAlla Segretaria Generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić Le donne Polacche e le donne Turche subiscono i violenti attacchi degli uomini “loro pari” correndo in aggiunta il rischio che i leaders, che incarnano il potere nei loro paesi, vogliano ufficialmente cedere il mantenimento dell’ordine a capi famiglia.Il Presidente Duda, polacco, e il Presidente Erdogan, Turco, sono in ordine di tempo i primi a minacciare la concretizzazione di una società nella quale siano tolte le protezioni alle donne costrette culturalmente e fisicamente a, unicamente, procreare ed accudire. Questi uomini non volevano applicare, e oggi vogliono cancellare, la ConvenzioneIl Presidente Duda è un presidente Europeo e, come il presidente Turco, per dare corpo ai desideri suoi e degli uomini che lo sostengono, e rassicurare una potente lobby politica e interreligiosa, vuole “uscire dalla convenzione di Istanbul”. Uscire dalla convenzione di Istanbul è dichiarare, come in aggiunta ha fatto Erdogan a suo tempo, che i diritti umani sono un inutile ingombro.Questi due presidenti rappresentano la costruzione di un ordine mondiale nel quale “sovrani” uomini decidono senza l’ingombrante presenza delle donne, un ordine in cui non c’è posto per la Convenzione.Le donne in tutta Europa e nel mondo si sono prese cura, nonostante i loro governi, delle opportunità rappresentate dalla cdI e hanno indagato, raccolto dati, organizzato centri, sono intervenute nei tribunali: l’hanno applicata “nonostante”. Sono scese in piazza e hanno protestato, non solo ad Ankara, per l’uccisione di Pinar Gultekin. Hanno acceso i riflettori su quello che realmente succede nei loro paesi, con la protesta a Varsavia nel giorno della Repubblica 2017 (che fece dire a molti che le donne avrebbero salvato la Polonia), con la mappa delle violenze in Turchia (Ceyda Ulukaya) pubblicata nel 2018.Le donne credono alle donne e i paesi non si rappresentano attraverso i loro capi.L’Europa deve prendere posizione per affrontare l’ennesimo attacco alla civiltà della pace e può e deve contare sulle donne. Ascoltarle e intervenire in tutti i modi possibili a salvaguardia dei loro diritti e della loro libertà! UDI-Unione Donne in Italia   ​

Comunicato femminicidio Atika Gharib

Ieri 23.9.2020 Udi di Bologna si è costituita parte civile nel processo contro Chamekh M’Hamed per il femminicidio di Gharib Atika avvenuto il 2.9.2019 in Castello d’Argil, per sostenere la richiesta di giustizia contro l’inaccettabile realtà del femminicidio, scegliendo di essere presente sul campo di battaglia giudiziario per militare contro la violenza di genere, contrastando se necessario le contaminazioni delle rappresentazioni e delle interpretazioni giudiziarie con visioni stereotipate e discriminatorie della realta’ ai danni della vittima, come spesso succede in ambito giudiziario, in un caso, quello di Atika, che tristemente rappresenta l ‘emblema dell’estremo epilogo della violenza maschile contro le donne, ovvero la soluzione finale, la soppressione fisica e la cancellazione della donna come essere umano dalla faccia della terra, in un olocausto che coinvolge ormai una intera realtà globale. Udi intende essere presente per testimoniare altresì l’attivismo degli scopi statutari associativi con un lavoro piu’ che trentennale sul territorio in prevenzione e a contrasto della violenza di genere, ilcostante impegno a favore del diritto all’accesso di tutte le donne ad una vita libera dalla violenza, per l’uguaglianza di genere, per il rispetto dei diritti umani e fondamentali delle donne, per la loro non discriminazione sociale e lavorativa nonché per l autodeterminazione nelle scelte sul proprio corpo e sulla propria vita. Onore ad Atika, e a tutte le altre donne perite per mano maschile di cui terremo alta la memoria!!!  UDI di Bologna

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