Assemblea nazionale UDI 2 dicembre 2017​

Ai Gruppi e Sedi UDI, alle Tesserate ed Amiche UDI L'Assemblea di sabato 2 dicembre scorso, che aveva all’ordine del giorno l’elezione della nuova responsabile nazionale in sostituzione di Vittoria Tola, che aveva chiesto da tempo di essere avvicendata, ha visto l’elezione di Giulia Potenza come nuova responsabile al fianco di Laura Piretti.La candidatura di Giulia Potenza, già membra del Coordinamento e della Segreteria nazionale, proviene da una scelta fatta dall’interno del Coordinamento e dalla Segreteria. In questi organismi è stata rieletta Vittoria e anche questo è garanzia di un impegno di continuità con il lavoro svolto e con le nuove sfide che ci aspettano. Cogliamo l'occasione per ringraziare sentitamente e con affetto Vittoria del lavoro politico svolto in questi anni e dei risultati raggiunti con tutte noi.Per chi non la conoscesse, Giulia è un'avvocata di 33 anni di origine brindisina. Laureatasi in Giurisprudenza a Ferrara, dopo un master in sociologia su Immigrazione, fenomeni migratori e trasformazioni sociali con tirocinio presso l'ufficio migranti dell'INCA CGIL a Ferrara, intraprende la pratica forense presso lo studio legale dell'avv. Stefania Guglielmi, che la introduce nella realtà dell'UDI di Ferrara e da lì inizia la sua partecipazione attiva nell'associazione. Tra le sue esperienze professionali annovera anche la consulenza legale presso il centro antiviolenza Donna Giustizia.Il trasferimento a Roma la porta a impegnarsi nella sede nazionale e nell’UDI Romana La Goccia e a misurarsi con la politica dell'UDI nazionale, che si aggiunge alla libera professione esercitata nel suo studio a Ladispoli (RM).Eletta già al Congresso nel coordinamento e successivamente anche nella Segreteria, negli ultimi due anni ha lavorato all’organizzazione della sede nazionale e ai vari problemi da affrontare, oltre a partecipare ai numerosi impegni ed eventi che hanno visto coinvolta l'UDI sia a Roma che sul territorio nazionale, sia nel movimento che nel rapporti con le istituzioni. Come abbiamo detto in una precedente comunicazione, maggiori informazioni sull’andamento dell’assemblea, le altre candidature, le votazioni e temi del dibattito saranno forniti nel verbale d'assemblea.  ​

L’impegno dell’UDI contro la violenza alle donne non comincia e non finisce il 25/11

Quando le donne vanno in piazza per richieste che condividiamo, noi ci siamo sempre.Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, riconoscendo la vitalità di nuove parole e nuove soggettività che entrano sulla scena della politica che vogliamo. Nell’incessante comporsi scomporsi e ricomporsi del movimento delle donne noi ci siamo, senza dimenticare la lunga storia di cui conserviamo con orgoglio il nome, testimonianza delle conquiste che oggi sostengono i nostri passi, impegnate a lasciarne eredità fruibile da chi verrà dopo di noi, convinte che il cambiamento autentico nasce da ciò che sappiamo conservare e trasformare, come facciamo da sempre noi donne nell’arte di tenere in vita la vita. Sappiamo che ogni anno nuove donne si affacciano al mondo e hanno bisogno di sentire che siamo numerose in cammino, di sapere che molte donne prima di loro hanno aperto le strade che oggi percorriamo con maggiore libertà e identica determinazione, orgogliose di essere figlie di una lunga storia e sempre madri di noi stesse. Ci troviamo continuamente di fronte all’urgenza del rischio, al delitto di femminicidio, alla diffusione dello stupro e della cultura che lo sostiene, all’omertà sulla violenza domestica, all’arroganza delle molestie nei luoghi di lavoro, alla connivenza di chi dovrebbe essere garante del diritto, della giustizia e dell’informazione. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma vediamo ovunque ri-nascere la ribellione delle donne che lottando contro la violenza affermano un altro modo di vivere, la consapevolezza di uomini (ancora pochi!) che cercano altri modi di esistere fuori dai miti e riti della virilità patriarcale, giovani donne e uomini che cercano la propria identità fuori dalle gabbie degli stereotipi e delle convenzioni di genere. I diritti diventano fragili se non sono davvero per tutte e tutti, se definiscono la cittadinanza per esclusione, se non ne viene insegnata la storia, se non costruiscono dialogo politico, e infatti sono stati piano piano disattesi e poi aggrediti con arroganza, nelle strutture sanitarie, nei posti di lavoro, a scuola, nell’immaginario di quell’interazione quotidiana in cui si costruisce l’idea di mondo comune. Oggi, di fronte alla violenza che minaccia le nostre vite imponendo, neppure troppo subdolamente, vecchi stereotipi del femminile a ingabbiare i nostri sogni e mortificare la realtà, vogliamo porre alla politica domande radicali, stabilendo con chiarezza possibili alleanze e differenze ineludibili da portare nel dibattito, per costruire un tessuto di vicinanze non occasionali.Vogliamo moltiplicare le forme della visibilità politica, anche costruendo forme diverse dai tradizionali codici maschili, proseguendo la straordinaria creativa tradizione delle femministe e di tutte le donne che hanno lottato per i propri diritti. Per questo siamo presenti in piazza, nei tribunali, siamo presenti con le donne che hanno subito violenza e che vogliono riprendere in mano la propria vita, siamo presenti in ogni lotta per abbattere le molte barriere costruite intorno alle vite delle donne, confinate nelle case, nei lavori non pagati, nelle tante servitù e schiavitù. Per questo non dimentichiamo le donne che vivono accanto a noi senza cittadinanza, perché per noi i confini, reali e simbolici, sono fatti per essere attraversati liberamente.Per questo siamo presenti nel dialogo con le istituzioni e con le donne che le rappresentano perché sappiamo che solo il riconoscimento reciproco tra istituzioni democratiche e istanze della società civile, di cui le donne sono da sempre maggioranza, può generare il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Noi ci siamo, con le nostre parole, le nostre storie, le nostre vite, le nostre proposte politiche. Le donne dell’Udi​

Non basta indignarsi non basta dire basta

La violenza sulle donne è ormai data per scontata. Questo, in realtà, significano i consigli su come non farsi stuprare, o ammazzare che abbiamo ricevuto in questi giorni e che rimandiamo al mittente. "Attente al lupo", gridano tutti, solo che il lupo viene lasciato libero di muoversi a suo piacimento, perché si veste da nonnina e anche se gli spuntano i peli sulle braccia e le orecchie sotto la cuffietta, nessuno vede o sente. Fuor di metafora ancora e ancora denunce di donne impaurite, di madri angosciate per le figlie, lasciate cadere; morti annunciate, violenze che si ripetono fino a quella fatale, luoghi abbandonati (anche le guardie mediche): dunque mai sole, di notte ma anche di giorno, mai tranquille. L'UDI partecipa e parteciperà a tutto ciò che si muove contro questa deriva, il cui sinistro contorno è l’invito a fare le Cornelie madri dei Gracchi, con i loro figli gioielli, due per donna. Ma prima e durante e dopo fiaccolate, manifestazioni, incontri con le istituzioni, incontri fra noi e altre per dire basta, UDI intende riportare al centro il problema che abbiamo davanti. Non si tratta di numeri, di etnie, di stupri o femminicidi, o acido sulla faccia o botte, dove perché e chi. Continuiamo a pensare, e abbiamo avuto ragione nel dire, che la violenza maschile è innanzi tutto un fatto di potere, costruito culturalmente nei secoli, nel rapporto uomo-donna, con tutte le sfumature etniche o religiose possibili o immaginabili. Ci vuole rigorosa certezza della pena, ci vuole contrasto alla violenza agita, ma ci vuole soprattutto prevenzione di quella futura. Ovviamente non indicandoci i percorsi sì e quelli no, ma prendendo i futuri lupi dall'età scolare, anzi da prima, a partire dalle famiglie spesso indifferenti o persino tolleranti, e costringerli a misurarsi con il genere femminile e rispettarlo, coprire di disapprovazione e ostracismo sociale i violenti e tutti coloro che ne sono complici, ma anche tagliare ogni risorsa a chi usa nei media, nell'informazione, nella formazione stereotipi sessisti e costruisce l’inferiorità delle donne e l’uso del loro corpo senza autodeterminazione. Le istituzioni tutte facciano la loro parte: troppo della Convenzione di Istanbul non è applicato! Le Convenzioni internazionali non basta firmarle ma vanno rese operative. Dunque nuove azioni e nuovi strumenti subito, applicare in fretta e in modo efficace le leggi esistenti e dare un nuovo impulso a tutte le forme di prevenzione, di formazione, anche nei centri di accoglienza (perché no? ci piacerebbe infatti sapere che cosa si dice sulle donne a chi, da uomo, arriva nel nostro paese, forse nulla, visto che al nostro paese delle donne, italiane e straniere, importa davvero poco), certezza della pena, contrasto e sicurezza nelle strade, senza mai dimenticare che i violenti hanno anche la chiave di casa e che troppe donne sono più sicure per strada che a casa loro. Non c'è dunque altra arma che smascherare e indebolire fino a determinarne la scomparsa, la violenza maschile storica, sociale e culturale che tollera, copre, minimizza o peggio del peggio, giustifica dicendo che le donne se lo sono cercata e insegna alle donne come e dove devono essere, camminare e vestirsi per evitare la violenza dei maschi. Che sono provocati dalle donne e li trascinano in istinti più grandi di loro! Questo è indegno di un paese civile e cataloghiamo queste aberrazioni come atti di complicità con violenti e stupratori. UDI è vicina alle donne e ragazze colpite da questa violenza, alle loro famiglie, non smetterà mai di agire perché si renda giustizia alle vittime, perché si creino gli strumenti non solo per fermare i violenti prima che agiscano, ma per cambiare la nostra società prima di fabbricare mostri. Roma 21 settembre 2017Vittoria Tola, Laura PirettiResponsabili nazionaliUDI-Unione Donne in Italia​

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