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I NOSTRI EVENTI 

Al sindaco di Napoli circa manifesto e raccolta di firme "un cuore che batte"

Al Sindaco di Napoli                           Prof. Gaetano Manfredie p.c. ai componenti della Giunta Gentile Sindaco, in tutta Italia, e purtroppo a Napoli, la raccolta delle firme per la modifica della legge 194, con un articolo che assegna al personale sanitario l’obbligo di imporre l’ascolto, da parte delle utenti, del battito cardiaco prima di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza, l’aborto garantito dalla legge, procede lanciata da una campagna. Abbiamo inoltre notizia di volonterosi che agiscono anticipazioni, illegittime, dell’ascolto del cuore fetale. Prima ancora di segnalare che i manifesti di detta campagna sono affissi in spazi di concessione comunale e nel sito del Comune, le ricordiamo che detti manifesti sono fuori dai canoni dalle raccomandazioni Europee, che fanno capo alla CEDAW, essendo improntati da immagini altamente offensive per la dignità femminile, le ricordiamo la delibera adottata il 25 novembre 2010 dal Comune di Napoli per la quale sono state rimosse immagini propagandistiche lesive, fino a tutta l’ultima consiliatura. Anche il Senato su proposta del 2020, visto il tenore della comunicazione nel nostro paese, ha ritenuto di dover deliberare in materia comunicativo/pubblicitaria, così come prescritto dalla ratifica (anche il nostro comune ha provveduto a ratificarla) della Convenzione di Istanbul. La convenzione è una legge, come quella sull’aborto, che non è mai stata accettata, è anzi osteggiata dal movimento pro-vita, secondo l’orientamento emerso in Turchia, Iran, Russia, Polonia ed altri che postulano la libertà di imporre l’ordine religioso/patriarcale all’interno delle famiglie. Come garante della salute di ogni cittadino sul territorio urbano e sul mantenimento delle garanzie legali, la invitiamo a verificare la tenuta della legge 194 e ad accertare che nei presidi sanitari non vengano svolte pratiche minatorie della salute psicologica e psichica delle donne che accedono a tali servizi. Abbiamo già avuto occasione, in ordine a una delibera dell’ASL 1 di Napoli, di intervenire per abusi progettati dal movimento antiabortista, che intendeva introdursi nei reparti di IVG e nei consultori, e nel caso, come da legge, la direzione sanitaria e quella amministrativa regionali hanno provveduto ad annullare il provvedimento. Chiediamo per questo la rimozione, dal sito del Comune dell’avviso del movimento pro-vita e quella dei manifesti rappresentano il feto simbolico sovrapposto al ventre femminile, ricordando che fino alla nascita la gravidanza è nel corpo femminile, inviolabile e non sottoposta a volontà altre che non siano quelle delle donne. Supportate, se necessario, dalla Costituzione che non permette il governo del ventre, così come vieta l’imposizione di trattamenti in ambito sanitario. UDI di Napoli, Arcidonna, Associazione Salute Donna, Aps Psy.com, la Camera Blu, le Minerve Aps, Donne Medico Napoli, 5/011/23     

Comunicato legge di Bilancio 2024

Il giudizio che l’Unione Donne in Italia esprime nel merito delle misure riguardanti le politiche familiari, previste nella bozza della legge di Bilancio 2024, è sostanzialmente negativo. Se l’obiettivo del governo Meloni è di mettere in campo per il tramite di tali misure un incremento della natalità, esso non sarà raggiunto. Infatti, siamo certe che a tale incremento non si giungerà laddove ancora non si propongano provvedimenti a sostegno del lavoro femminile e al superamento della disoccupazione e del precariato, oggi così  grave in Italia, provvedimenti che si sostanzino in parità salariale adeguata, migliori politiche di conciliazione con i bisogni famigliari, contrasto alle molestie sul luogo di lavoro ed altro ancora. Ci chiediamo il motivo per il quale le misure governative proposte riguardino mamme con due o più figli, e non anche le donne non ancora divenute madri o con un unico figlio. Difatti la decontribuzione per le lavoratrici con più di un figlio, nonché il rafforzamento del fondo asili nido, cosi rovinati in molte regioni, riguarda solo la prima categoria che, come apprendiamo dalla Presidente Meloni, a differenza di tutte le altre ed in particolare di quella rappresentata dalle donne senza figli, hanno offerto “un importante contributo alla società”. L‘eliminazione delle quote dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici per un anno, se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo, e in modo permanente per quelle con tre figli fino ai 18 anni del più piccolo, risponde poi ad una definita impostazione culturale, peraltro illusoria, che vede nelle madri con più figli il motore propulsore per modificare una società malata di denatalità. La gratuità del nido previsto per il secondo figlio, fra l’altro, è poco chiara:  in una nota del ministero dell'Economia si è semplicemente fatto riferimento a un "rafforzamento del bonus asili nido" e anche Palazzo Chigi, nel comunicato del 16 ottobre 2023 seguito al Consiglio dei ministri, parla semplicemente di un “rafforzamento del bonus asili nido” con un aumento del fondo di oltre 150 milioni. Di fatto, non vi è alcun impegno preciso sulla gratuità del nido per il secondogenito. Come nessuna risoluzione concreta è stata prospettata al problema sistemico della inadeguatezza degli asili nido in Italia - che è agli ultimi posti in Europa per strutture pubbliche in grado di accogliere i bambini - con la conseguenza che l'accudimento dei bambini grava ancora interamente sulle famiglie e in particolare su donne e nonni. Esprimiamo inoltre le medesime perplessità manifestate da Chiara Saraceno sull’incentivo per le nuove assunzioni di mamme, giovani sotto i 30 anni: “Intanto non è chiaro per quanto tempo sarà la decontribuzione e inoltre bisognerà stare molti attenti a cosa faranno le imprese, perché nella corsa all’incentivo si rischia di vedere molte donne lavoratrici costrette alle dimissioni con la promessa della ri-assunzione, donne che però in quel modo perderebbero l’anzianità e ripartirebbero da zero”. Infine, l’aumento dell’indennità di congedo parentale, che passa dal 30 al 60 per cento dello stipendio, non risolve il problema a monte: in Italia solo un uomo su tre lo richiede  e  si continua a perpetrare una distribuzione disomogenea dei ruoli di cura tra genitori. Se, come rimarcato dalla Presidente Meloni nella conferenza stampa di presentazione della legge di Bilancio 2024, uno dei suoi obiettivi è anche “smontare il racconto per il quale favorire la natalità è un disincentivo al lavoro delle donne”, l’Unione Donne in Italia giunge alla conclusione che l’attenzione esclusiva per le madri, per di più non con un unico figlio, toglie centralità ai diritti e ai bisogni delle donne, che, solo se davvero sostenute nel lavoro e nelle politiche di welfare, possono pensare di divenire consapevolmente madri. Il giudizio che l’Unione Donne in Italia esprime nel merito delle misure riguardanti le politiche familiari, previste nella bozza della legge di Bilancio 2024, è sostanzialmente negativo. Se l’obiettivo del governo Meloni è di mettere in campo per il tramite di tali misure un incremento della natalità, esso non sarà raggiunto. Infatti, siamo certe che a tale incremento non si giungerà laddove ancora non si propongano provvedimenti a sostegno del lavoro femminile e al superamento della disoccupazione e del precariato, oggi così  grave in Italia, provvedimenti che si sostanzino in parità salariale adeguata, migliori politiche di conciliazione con i bisogni famigliari, contrasto alle molestie sul luogo di lavoro ed altro ancora. Ci chiediamo il motivo per il quale le misure governative proposte riguardino mamme con due o più figli, e non anche le donne non ancora divenute madri o con un unico figlio. Difatti la decontribuzione per le lavoratrici con più di un figlio, nonché il rafforzamento del fondo asili nido, cosi rovinati in molte regioni, riguarda solo la prima categoria che, come apprendiamo dalla Presidente Meloni, a differenza di tutte le altre ed in particolare di quella rappresentata dalle donne senza figli, hanno offerto “un importante contributo alla società”. L‘eliminazione delle quote dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici per un anno, se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo, e in modo permanente per quelle con tre figli fino ai 18 anni del più piccolo, risponde poi ad una definita impostazione culturale, peraltro illusoria, che vede nelle madri con più figli il motore propulsore per modificare una società malata di denatalità. La gratuità del nido previsto per il secondo figlio, fra l’altro, è poco chiara:  in una nota del ministero dell'Economia si è semplicemente fatto riferimento a un "rafforzamento del bonus asili nido" e anche Palazzo Chigi, nel comunicato del 16 ottobre 2023 seguito al Consiglio dei ministri, parla semplicemente di un “rafforzamento del bonus asili nido” con un aumento del fondo di oltre 150 milioni. Di fatto, non vi è alcun impegno preciso sulla gratuità del nido per il secondogenito. Come nessuna risoluzione concreta è stata prospettata al problema sistemico della inadeguatezza degli asili nido in Italia - che è agli ultimi posti in Europa per strutture pubbliche in grado di accogliere i bambini - con la conseguenza che l'accudimento dei bambini grava ancora interamente sulle famiglie e in particolare su donne e nonni. Esprimiamo inoltre le medesime perplessità manifestate da Chiara Saraceno sull’incentivo per le nuove assunzioni di mamme, giovani sotto i 30 anni: “Intanto non è chiaro per quanto tempo sarà la decontribuzione e inoltre bisognerà stare molti attenti a cosa faranno le imprese, perché nella corsa all’incentivo si rischia di vedere molte donne lavoratrici costrette alle dimissioni con la promessa della ri-assunzione, donne che però in quel modo perderebbero l’anzianità e ripartirebbero da zero”. Infine, l’aumento dell’indennità di congedo parentale, che passa dal 30 al 60 per cento dello stipendio, non risolve il problema a monte: in Italia solo un uomo su tre lo richiede  e  si continua a perpetrare una distribuzione disomogenea dei ruoli di cura tra genitori. Se, come rimarcato dalla Presidente Meloni nella conferenza stampa di presentazione della legge di Bilancio 2024, uno dei suoi obiettivi è anche “smontare il racconto per il quale favorire la natalità è un disincentivo al lavoro delle donne”, l’Unione Donne in Italia giunge alla conclusione che l’attenzione esclusiva per le madri, per di più non con un unico figlio, toglie centralità ai diritti e ai bisogni delle donne, che, solo se davvero sostenute nel lavoro e nelle politiche di welfare, possono pensare di divenire consapevolmente madri. Il giudizio che l’Unione Donne in Italia esprime nel merito delle misure riguardanti le politiche familiari, previste nella bozza della legge di Bilancio 2024, è sostanzialmente negativo. Se l’obiettivo del governo Meloni è di mettere in campo per il tramite di tali misure un incremento della natalità, esso non sarà raggiunto. Infatti, siamo certe che a tale incremento non si giungerà laddove ancora non si propongano provvedimenti a sostegno del lavoro femminile e al superamento della disoccupazione e del precariato, oggi così  grave in Italia, provvedimenti che si sostanzino in parità salariale adeguata, migliori politiche di conciliazione con i bisogni famigliari, contrasto alle molestie sul luogo di lavoro ed altro ancora. Ci chiediamo il motivo per il quale le misure governative proposte riguardino mamme con due o più figli, e non anche le donne non ancora divenute madri o con un unico figlio. Difatti la decontribuzione per le lavoratrici con più di un figlio, nonché il rafforzamento del fondo asili nido, cosi rovinati in molte regioni, riguarda solo la prima categoria che, come apprendiamo dalla Presidente Meloni, a differenza di tutte le altre ed in particolare di quella rappresentata dalle donne senza figli, hanno offerto “un importante contributo alla società”. L‘eliminazione delle quote dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici per un anno, se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo, e in modo permanente per quelle con tre figli fino ai 18 anni del più piccolo, risponde poi ad una definita impostazione culturale, peraltro illusoria, che vede nelle madri con più figli il motore propulsore per modificare una società malata di denatalità. La gratuità del nido previsto per il secondo figlio, fra l’altro, è poco chiara:  in una nota del ministero dell'Economia si è semplicemente fatto riferimento a un "rafforzamento del bonus asili nido" e anche Palazzo Chigi, nel comunicato del 16 ottobre 2023 seguito al Consiglio dei ministri, parla semplicemente di un “rafforzamento del bonus asili nido” con un aumento del fondo di oltre 150 milioni. Di fatto, non vi è alcun impegno preciso sulla gratuità del nido per il secondogenito. Come nessuna risoluzione concreta è stata prospettata al problema sistemico della inadeguatezza degli asili nido in Italia - che è agli ultimi posti in Europa per strutture pubbliche in grado di accogliere i bambini - con la conseguenza che l'accudimento dei bambini grava ancora interamente sulle famiglie e in particolare su donne e nonni. Esprimiamo inoltre le medesime perplessità manifestate da Chiara Saraceno sull’incentivo per le nuove assunzioni di mamme, giovani sotto i 30 anni: “Intanto non è chiaro per quanto tempo sarà la decontribuzione e inoltre bisognerà stare molti attenti a cosa faranno le imprese, perché nella corsa all’incentivo si rischia di vedere molte donne lavoratrici costrette alle dimissioni con la promessa della ri-assunzione, donne che però in quel modo perderebbero l’anzianità e ripartirebbero da zero”. Infine, l’aumento dell’indennità di congedo parentale, che passa dal 30 al 60 per cento dello stipendio, non risolve il problema a monte: in Italia solo un uomo su tre lo richiede  e  si continua a perpetrare una distribuzione disomogenea dei ruoli di cura tra genitori. Se, come rimarcato dalla Presidente Meloni nella conferenza stampa di presentazione della legge di Bilancio 2024, uno dei suoi obiettivi è anche “smontare il racconto per il quale favorire la natalità è un disincentivo al lavoro delle donne”, l’Unione Donne in Italia giunge alla conclusione che l’attenzione esclusiva per le madri, per di più non con un unico figlio, toglie centralità ai diritti e ai bisogni delle donne, che, solo se davvero sostenute nel lavoro e nelle politiche di welfare, possono pensare di divenire consapevolmente madri. Il giudizio che l’Unione Donne in Italia esprime nel merito delle misure riguardanti le politiche familiari, previste nella bozza della legge di Bilancio 2024, è sostanzialmente negativo. Se l’obiettivo del governo Meloni è di mettere in campo per il tramite di tali misure un incremento della natalità, esso non sarà raggiunto. Infatti, siamo certe che a tale incremento non si giungerà laddove ancora non si propongano provvedimenti a sostegno del lavoro femminile e al superamento della disoccupazione e del precariato, oggi così  grave in Italia, provvedimenti che si sostanzino in parità salariale adeguata, migliori politiche di conciliazione con i bisogni famigliari, contrasto alle molestie sul luogo di lavoro ed altro ancora. Ci chiediamo il motivo per il quale le misure governative proposte riguardino mamme con due o più figli, e non anche le donne non ancora divenute madri o con un unico figlio. Difatti la decontribuzione per le lavoratrici con più di un figlio, nonché il rafforzamento del fondo asili nido, cosi rovinati in molte regioni, riguarda solo la prima categoria che, come apprendiamo dalla Presidente Meloni, a differenza di tutte le altre ed in particolare di quella rappresentata dalle donne senza figli, hanno offerto “un importante contributo alla società”. L‘eliminazione delle quote dei contributi previdenziali a carico delle lavoratrici per un anno, se hanno due figli fino all’età di 10 anni del più piccolo, e in modo permanente per quelle con tre figli fino ai 18 anni del più piccolo, risponde poi ad una definita impostazione culturale, peraltro illusoria, che vede nelle madri con più figli il motore propulsore per modificare una società malata di denatalità. La gratuità del nido previsto per il secondo figlio, fra l’altro, è poco chiara:  in una nota del ministero dell'Economia si è semplicemente fatto riferimento a un "rafforzamento del bonus asili nido" e anche Palazzo Chigi, nel comunicato del 16 ottobre 2023 seguito al Consiglio dei ministri, parla semplicemente di un “rafforzamento del bonus asili nido” con un aumento del fondo di oltre 150 milioni. Di fatto, non vi è alcun impegno preciso sulla gratuità del nido per il secondogenito. Come nessuna risoluzione concreta è stata prospettata al problema sistemico della inadeguatezza degli asili nido in Italia - che è agli ultimi posti in Europa per strutture pubbliche in grado di accogliere i bambini - con la conseguenza che l'accudimento dei bambini grava ancora interamente sulle famiglie e in particolare su donne e nonni. Esprimiamo inoltre le medesime perplessità manifestate da Chiara Saraceno sull’incentivo per le nuove assunzioni di mamme, giovani sotto i 30 anni: “Intanto non è chiaro per quanto tempo sarà la decontribuzione e inoltre bisognerà stare molti attenti a cosa faranno le imprese, perché nella corsa all’incentivo si rischia di vedere molte donne lavoratrici costrette alle dimissioni con la promessa della ri-assunzione, donne che però in quel modo perderebbero l’anzianità e ripartirebbero da zero”. Infine, l’aumento dell’indennità di congedo parentale, che passa dal 30 al 60 per cento dello stipendio, non risolve il problema a monte: in Italia solo un uomo su tre lo richiede  e  si continua a perpetrare una distribuzione disomogenea dei ruoli di cura tra genitori. Se, come rimarcato dalla Presidente Meloni nella conferenza stampa di presentazione della legge di Bilancio 2024, uno dei suoi obiettivi è anche “smontare il racconto per il quale favorire la natalità è un disincentivo al lavoro delle donne”, l’Unione Donne in Italia giunge alla conclusione che l’attenzione esclusiva per le madri, per di più non con un unico figlio, toglie centralità ai diritti e ai bisogni delle donne, che, solo se davvero sostenute nel lavoro e nelle politiche di welfare, possono pensare di divenire consapevolmente madri.      

Comunicato sull'ammissione al RUNTS

Siamo consapevoli del fatto che l'attenzione che ci viene riservata in questo momento, a proposito dell'imminente cancellazione dal RUNTS delle UDI emiliano- romagnole tra le più storiche e radicate del Paese (UDI Ferrara, Modena e Ravenna), dipende dall'esposizione mediatica non troppo lusinghiera della Regione Emilia-Romagna a guida DEM e l'opportunità che la controparte politica ha intravisto nello screditare l'avversario sguinzagliando un giornale come Libero, che non hai mai perso l'occasione per ridicolizzare le nostre lotte per la piena cittadinanza delle donne, e che ora ha la presunzione di pensare che UDI non sia in grado di distinguere tra un'autentica manifestazione di solidarietà e una becera strumentalizzazione. A questo proposito, vogliamo rassicurare Libero della nostra capacità di raziocinio e far sapere che UDI è autonoma da qualunque partito e che non accetta che sulla propria pelle venga fatta campagna elettorale. Il problema che UDI sta facendo rilevare è molto serio perché la posta che le istituzioni locali e nazionali sono disposte a mettere in gioco è da capogiro: in ballo c'è la sopravvivenza stessa dell'associazionismo femminista separatista, quello che in 80 anni di storia - per quel che concerne l'UDI - ha lavorato strenuamente nottetempo nel solco dell'articolo 3 della Costituzione per una sua piena applicazione. Da oltre un anno, infatti, contestualmente alla trasmigrazione delle realtà del Terzo Settore al Registro Unico Nazionale, alcune UDI, non solo emiliano romagnole, sono alle prese con una situazione umiliante e dai tratti tragicomici: ci viene notificato dagli uffici regionali del RUNTS che, sulla base del decreto legislativo 117/2017 (evidentemente interpretato in modo discutibile), discrimineremmo gli uomini non consentendo loro l'affiliazione alla nostra associazione, e dunque in nome del carattere di apertura e non discriminazione che devono avere tutte le APS, pena la perdita di status e non ammissione/estromissione dal RUNTS, dovremmo farci carico di modifiche statutarie al fine di ammettere anche gli uomini fra le iscritte all'Unione donne in Italia preliminarmente passando all'uso del maschile non marcato "iscritti". Vani fino a ora i tentativi informali di spiegare che l'affiliazione esclusivamente femminile non è un dettaglio per le associazioni femminili, né una svista statutaria a cui porre con solerzia rimedio con una banale revisione di editing, ma il presupposto stesso della nostra costituzione, la ragione intrinseca e sostanziale della natura del nostro agire politico, che elaboriamo e mettiamo in atto con l'obiettivo di colmare lo svantaggio sociale che, da sempre, grava sulle donne a causa della normalizzazione secolare della disparità di potere fra i sessi definita dal Patriarcato e che solo le lotte dell’ultimo secolo delle donne hanno rilevato, tematizzato e denunciato creando mobilitazione attorno alla costruzione di una cultura e una società diversa da quella che conosciamo con le donne protagoniste. Poi cosa è successo? Anziché vedere la Regione Emilia-Romagna raccogliere la sfida con il Ministero preposto, quest'ultima ha perseverato nel comunicare il proprio dietrofront alle UDI già ammesse al RUNTS (UDI Ferrara, Modena e Ravenna) ribadendo i motivi ostativi al mantenimento della propria registrazione, già espressi ad altre UDI, e ponendo la scadenza dei 60 giorni per modificare lo Statuto e includere finalmente gli uomini, pena l'avvio della procedura di cancellazione. Così le tre UDI emiliano romagnole, di concerto con UDI Nazionale, hanno posto un quesito interpretativo del decreto 117/2017 direttamente al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e chiesto alla Regione Emilia-Romagna di sospendere la scadenza del 21 ottobre in attesa della risposta del Ministero. A dieci giorni dalla imminente cancellazione, non abbiamo ancora avuto rassicurazioni di nessun tipo, solo dichiarazioni a mezzo stampa da parte della Ministra Roccella, alla quale a questo punto chiediamo di lavorare congiuntamente alla Ministra Calderone, in modo da essere responsabilmente conseguente a quanto da lei stessa dichiarato. Non vogliamo concessioni, né la benevolenza di qualche benefattrice o benefattore che sia: pretendiamo piuttosto il riconoscimento che ci spetta, quantomeno nel non essere umiliate da interpretazioni ottuse della legge, senza una "visione" che tenga conto della complessità, e al contempo della ragionevolezza, delle cose.     

La via Maestra, manifestazione e appuntamento

Appuntamento UDI del 7 prossimo davanti a Palazzo Massimo Largo di Villa Peretti, Museo nazionale di arte romana. Orario 12,30. La via Maestra?  Con le donne e il loro coraggio. Risorsa forte di una democrazia debole.Ci siamo sempre state e anche il 7 ottobre saremo a Roma alla manifestazione perché tutte le questioni e i problemi, posti in modo neutro dall’appello nazionale, hanno invece una ricaduta differente sulla vita delle donne e degli uomini. La rivoluzione non violenta grazie a cui le donne hanno conquistato la cittadinanza avrebbe richiesto un’organizzazione totalmente diversa della società. E invece non solo non si sono rimossi gli ostacoli che limitano la libertà e impediscono alle donne il pieno sviluppo della loro persona ma si è proceduto soprattutto nel Sud a smantellare lo Stato sociale e questo nonostante le donne con il loro lavoro di cura gratuito, non riconosciuto, contribuiscano per circa il 30% al PIL. Abbiamo tra le più basse percentuali di occupazione femminile il 51,9 di contro al 67,6% Europeo e le misure decise da questo governo tra cui l’aumento del lavoro a tempo determinato e l’abolizione del reddito di cittadinanza aumentano precarietà e povertà che è soprattutto femminile. Ancora oggi la maggior parte delle donne non può decidere in piena libertà se essere o non essere madre. La 194 funziona male a causa soprattutto della altissima obiezione di coscienza e c’è un preoccupante e vergognoso attivismo dell’associazione Pro Vita contro l’autodeterminazione delle donne, favorito dal governo di destra. È stata perfino presentata una proposta di legge raccapricciante in base a cui le donne che chiedono di abortire debbono prima obbligatoriamente ascoltare il battito cardiaco del feto! Riguardo alla denatalità di cui si straparla inutilmente da anni, è evidente che nella situazione italiana mettere al mondo una creatura per una giovane donna è un atto di grande coraggio o d’incoscienza, se non ha alle spalle una famiglia che possa sostenere il suo progetto. Basti ricordare che una donna su 5 è costretta a lasciare il lavoro dopo il primo figlio e che gli asili nido sono del tutto insufficienti. La particolare attenzione nei confronti della vita e degli esseri umani che spinge le donne a farsi carico dei familiari fa sì che il cattivo funzionamento della sanità, a causa ad esempio delle lunghe liste d’attesa, gravi soprattutto su di loro. Sono ancora le donne che in misura maggiore suppliscono alle carenze di una scuola non adeguata ad una società sempre più complessa che richiede un di più di sapere e di capacità critica, una scuola che tra l’altro continua a cancellarle dal patrimonio culturale che viene trasmesso. Le donne insomma pur essendo la maggioranza che tiene in vita questo paese vengono penalizzate o dimenticate dalla politica istituzionale e non si fanno neppure leggi, come quella sulla trasmissione del doppio cognome, che non avrebbero alcun costo ma servirebbero a ripristinare la giustizia, dando finalmente il legittimo riconoscimento alle donne madri.La politica istituzionale dimentica le donne, l’organizzazione sociale non le prevede e per finire gli uomini le ammazzano. Le donne devono stare sempre in guardia, difendersi dalla violenza sessuale e fare fronte anche all’incapacità maschile di confrontarsi con la libertà femminile che può sfociare in tremendi femminicidi. Si continua a fare poco e male per prevenire e contrastare efficacemente questo grave fenomeno strutturale in una società ancora per molti aspetti patriarcale. La scuola potrebbe fare molto non aggiungendo inutili e quanto mai discutibili discipline ma con una seria formazione rivolta alle/ai docenti di tutte le materie per metterli in grado di riconoscere e svelare l’autorizzazione alla violenza sulle donne che attraversa l’intera cultura patriarcale e che si trasmette senza neppure rendersene conto alle giovani generazioni. Occorre smascherare la falsa neutralità e universalità del pensiero maschile e fare conoscere le donne che hanno prodotto pensiero. Per costruire una convivenza fondata sul rispetto della differenza i ragazzi devono assumere consapevolezza della loro parzialità e le ragazze devono acquistare maggiore senso di sé e sicurezza anche attraverso l’acquisizione di una tradizione culturale femminile. Invece di investire in tutti i settori fondamentali per difendere la vita sul pianeta - la famosa/fumosa transizione ecologica - e per assicurarne a tutte/i una buona qualità, in direzione di una maggiore giustizia sociale, aumentano le spese militari e nelle scuole in modo subdolo si reintroduce una cultura militarista. Di fatto, nonostante l’art. 11 della Costituzione esplicitamente lo vieti, partecipiamo ad una guerra, inviando ormai da quasi 2 anni armi all’Ucraina, che servono ad ammazzare e a distruggere e non certo, come vorrebbero farci credere, alla pace. L’eredità che facciamo nostra è quella delle donne cancellate dalla storia che non hanno dichiarato guerra, rimediandone anzi ai mali e delle donne, come le madri costituenti, che si sono battute per affermare il valore della pace.È arrivato il momento di voltare pagina.Vogliamo, pretendiamo un’altra storia!  

Calendario UDI 2024

Il CORAGGIO delle donne è il denominatore comune che accompagna le pagine di questo calendario. Verte, infatti, sul coraggio di donne o movimenti che nel contrastare dittature, governi, criminalità, per avere libertà, diritti, cultura, parità, senza esitazione hanno messo a rischio la vita. Azioni e modelli che hanno avuto eco nel mondo e sono di esempio a tutte/i noi, anche oggi. La premessa dà seguito ad immagini, didascalie, citazioni, che mese dopo mese, in un percorso storico e globale, dicono di tante donne straordinarie, che non dobbiamo dimenticare. Loro non hanno taciuto e questo è il primo atto di coraggio, spesso il più difficile.  Non si sono fermate e non si fermano le rivolte delle donne iraniane a fronte di impiccagioni e torture; le donne afghane che il potere talebano ha rese invisibili; la lotta MeToo in USA contro le molestie e stupri nei luoghi di lavoro; la cancellazione dell’autodeterminazione delle polacche; il “femminicidio” coniato e combattuto dalle messicane; la difesa della propria terra, quale valore di esistenza delle donne amazzoniche; il bisogno di diritti delle yemenite; la richiesta di giustizia e verità delle argentine di Plaza de Maio e delle donne contro la mafia in Italia; gesti di pace, di parità e riconoscimento dei propri territori delle curde e palestinesi; la rivolta delle “spose bambine” della Guiana…, sono alcuni esempi di coraggio e lotte di oggi e di ieri, che danno credito al nostro presente e ci fanno guardare avanti.  A fianco di queste donne e delle loro organizzazioni, UDI ha lavorato, in questi anni, dando sostegno politico e materiale, mettendo in campo azioni e mobilitazioni verso i governi e le istituzioni internazionali, voci di protesta, ma anche di ricostruzione e speranza.         

Manifestazione "la strada maestra"

"(...) La Costituzione antifascista nata dalla Resistenza – nel riconoscere il lavoro come elemento fondativo, la sovranità del popolo, la responsabilità delle istituzioni pubbliche di garantire l’uguaglianza sostanziale delle persone, i diritti delle donne, il dovere della solidarietà, la centralità della tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali – ha delineato un assetto istituzionale che, attraverso la centralità del Parlamento, fosse il più idoneo ad assicurare questi principi costitutivi e a realizzare un rapporto tra cittadini/e e istituzioni che non si esaurisce nel solo esercizio periodico del voto ma si sviluppa quotidianamente nella dialettica democratica e nella costante partecipazione collettiva della rappresentanza in tutte le sue declinazioni politiche, sociali e civili. Per contrastare la deriva in corso e riaffermare la necessità di un modello sociale e di sviluppo che riparta dall’attuazione della Costituzione, non dal suo stravolgimento, ci impegniamo in un percorso di confronto, iniziativa e mobilitazione comune che – a partire dai territori e nel pieno rispetto delle prerogative di ciascuno – rimetta al centro la necessità di garantire a tutte le persone e in tutto il Paese i diritti fondamentali e di salvaguardare la centralità del Parlamento contro ogni deriva di natura plebiscitaria fondata sull’uomo o sulla donna soli al comando.PER QUESTE RAGIONI E A SOSTEGNO DELL’INSIEME DELLE PROPOSTE INDICATE, CI IMPEGNIAMO A REALIZZARE Il 7 OTTOBRE UNA GRANDE MANIFESTAZIONE A ROMA per il lavoro, contro la precarietà, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, contro l’autonomia differenziata e lo stravolgimento della nostra Repubblica parlamentare".ACLIACTION AIDALI - AUTONOMIE LOCALI ITALIANEALLEANZA PER LA RIFORMA DELLE CURE PRIMARIE IN ITALIAANPIANTIGONEAOI - COOPERAZIONE E SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALEARCIARTICOLO 21ASSOCIAZIONE LAUDATO SI'- UN'ALLEANZA PER IL CLIMA, LA TERRA E LA GIUSTIZIA SOCIALEASSOCIAZIONE AMORE E PSICHEASSOCIAZIONE LA BOTTEGA DEL POSSIBILEASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRAASSOCIAZIONE PROTEO FARE SAPEREASSOCIAZIONE SALUTE DIRITTO FONDAMENTALEASSOCIAZIONE SALUTE INTERNAZIONALEASSOCIAZIONE VICENTINA CILLSA (CITTADINI PER IL LAVORO, LA LEGALITÀ, LA SALUTE E L’AMBIENTEAUSERCAMMINARE INSIEME ODVCAMPAGNA PHC PRIMARY HEALTH CARE NOW OR NEVERCGILCIPESCIPES - CENTRO INIZIATIVE PROMOZIONE DELLA SALUTE E L'EDUCAZIONE SANITARIACITTADINANZATTIVACNCACOMITATO DI QUARTIERE CONA,FONTE BAIANO E PIANO SOLARE-CENTRALE TERAMOCOMUNITÀ SAN BENEDETTO AL PORTOCOORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALECOORDINAMENTO SALUTE MENTALECOPERSAMMCRSEMERGENCYEUROPE FOR PEACEFAIRWATCHFEDERCONSUMATORIFONDAZIONE ALESSANDRO E TULLIO SEPPILLI  E.T.S.FONDAZIONE FRANCA E FRANCO BASAGLIAFONDAZIONE GIMBEFONDAZIONE NILDE IOTTIFORUM DISEGUAGLIANZE DIVERSITÀFORUM DROGHEFORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUAFORUM PER IL DIRITTO ALLA SALUTEFORUM SALUTE MENTALEGREENPEACEGRUPPO ABELEGRUPPO SOLIDARIETÀISTITUTO FERNANDO SANTIISTITUTO GRAMSCI DI FERRARALEGAMBIENTELIBERALIBERTÀ E GIUSTIZIALINKLISBON INSTITUTE OF GLOBAL MENTAL HEALTMEDICINA DEMOCRATICAMOVIMENTO PER LA SANITÀ PUBBLICANONNA ROMAOSSERVATORIO STOP OPGPRIMA LA COMUNITÀPSICHIATRIA DEMOCRATICARETE ITALIANA PACE E DISARMORETE NUMERI PARIRETE SALUTE WELFARE TERRITORIORETE STUDENTI MEDISALUTE DIRITTO FONDAMENTALESALVIAMO LA COSTITUZIONESBILANCIAMOCISIEPSOLARIS ODVSOS SANITÀSUNIATAVOLO INTER ASSOCIATIVO SALTAMURITAVOLO NO AUTONOMIA DIFFERENZIATAUDI - UNIONE DONNE IN ITALIAUDSUDUUISPUNASAMVE.R.SO VENETO RICERCA SOCIALEWWF  Link manifestazione: https://www.collettiva.it/copertine/lavoro/2023/08/04/news/la-via-maestra-insieme-per-la-costituzione-7-ottobre-cgil-appello-3298933/    

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Attraverso l’azione politica, culturale e sociale, lavoriamo da ottant'anni per l'autodeterminazione della donna, per affermare il rispetto e l’inviolabilità dei corpi, contro ogni forma di sfruttamento e mercificazione. Crediamo che i diritti delle donne siano una misura fondamentale dei diritti umani e una condizione indispensabile per una società più giusta. Riaffermiamo con immutata convinzione il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali e promoviamo la pace tra i popoli, la nonviolenza e la difesa non armata. 

 

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