Report audizione informale Camera dei Deputati -Commissione Affari Costituzionali

del 24 marzo 2026.

Ieri si è tenuta l’audizione informale di UDI Nazionale alla Camera dei Deputati - Commissione Affari Costituzionali sono intervenute Alida Castelli e Vittoria Tola.
Vista la Delega la Governo (1) sul provvedimento di recepimento delle direttive EU 2024/1499 e 2024/1500 il Parlamento può esprimere pareri non vincolanti al Governo.
Quindi anche la nostra audizione si inserisce in questo quadro.
Ho esposto la nostra posizione articolandola secondo i contenuti del comunicato di Udi nazionale e dell’articolo 2 precedentemente scritto sottolineando la gravità dello smantellamento di una rete nazionale così capillare a favore di un unico presidio nazionale, e di come appaiano troppo esili le “possibilità” in futuro di ricostruirle.
Nell’audizione ho sottolineato in particolare in aggiunta a quanto precedente espresso la nostra preoccupazione per l’unificazione di due istituti di diversa organizzazione quali UNAR (organizzazione sulla quale numerose autorità internazionali hanno espresso perplessità per la non indipendenza nel campo della difesa dei diritti umani)3 e le
consigliere di parità per le quali non è stata avanzata nessuna osservazione ad esclusione del fatto che la progressiva riduzione delle risorse ha di fatto ridotto nel tempo le loro potenzialità.
Ho cercato di sottolineare altri punti politici che mi sono sembrati dirimenti prendendo spunto dalla Direttiva che riguarda gli organismi di parità.
In primo luogo la sottolineatura nella Direttiva in questione, sull’opportunità di dare ampia diffusione nei Paesi membri ai contenuti quale occasione di consultazione e conoscenza dei presidi a tutela delle discriminazioni. Metodologia assunta da altri Paesi che poteva aprire un dibattito tra associazioni, organizzazioni dei lavoratori ecc.
Sul secondo punto ho cercato di aprire un’allerta partendo dalle considerazioni iniziali della Direttiva lì dove si afferma che al punto 46- La presente direttiva stabilisce requisiti minimi e offre quindi agli Stati membri la possibilità di adottare o mantenere disposizioni più favorevoli. L'attuazione della presente direttiva non dovrebbe servire per giustificare un regresso rispetto alla situazione esistente in ciascuno Stato membro.​ Concetto ribadito nell’articolo 20 -Requisiti minimi
1. Gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli dei requisiti minimi previsti dalla presente direttiva.
2. L'attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del livello di protezione contro la discriminazione già predisposto dagli Stati membri nelle materie trattate dalle direttive 2006/54/CE e 2010/41/UE.
Saranno quindi da dimostrare per il Governo che il nuovo organismo non contravviene a queste disposizioni: non credo sarà così facile!
Ho concluso affermando che non vorrei che questa “operazione di innovazione obbligatoria” si rivelasse solo una innovazione truccata da vecchio ed un ritorno indietro per le pari opportunità.
Dopo la mia esposizione ho ricevuto alcune domande dai parlamentari presenti che mi hanno permesso di sottolineare la validità delle funzioni attribuite alle consigliere dall’ex dlg 196/2000, in particolare la possibilità di agire in giudizio per conto delle lavoratrici e la possibilità di interventi extragiudiziali per la rimozione delle discriminazioni dirette ed indirette, sia singole che collettive.

                                                                                                                        Alida Castelli

 

 

 

 

 

1) Legge 13 giugno 2025, n. 91, recante «Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea - Legge di delegazione europea 2024» e, in particolare, l’articolo 1 e l’allegato A, numeri 16) e 17);

2) https://giulia.globalist.it/attualita/2026/03/06/tabula-rasa-abolite-le-consigliere-territoriali-di-parita/

3) Le raccomandazioni ricevute dal Comitato CEDAW e dalla prima e seconda Revisione Periodica Universale del Consiglio per i Diritti Umani ONU affermano che l'Italia non ha ancora creato un'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani, nonostante gli impegni assunti dal Paese in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite