Lettera ai Direttori di SkyTG24 e Rainews​

Gentili Direttori, in questi giorni abbiamo letto sconcertate gli articoli da Voi pubblicati relativi alla strage di Rende, dove più volte l'autore del massacro veniva dai Vostri giornalisti definito 'capofamiglia'.Lo sconcerto deriva dal fatto che testate del Vostro calibro utilizzino ancora termini desueti in un contesto di violenza di genere per evocare figure patriarcali del tutto anacronistiche come questa, decaduta a seguito della riforma del diritto di famiglia del 1975 che cambiava il codice Rocco che ancora la prevedeva.Ci sono tanti modi per definire un uomo che uccide la propria moglie e i propri figli: assassino, criminale, autore della strage, o semplicemente uomo violento o femminicida e figlicida; il termine "capofamiglia", utilizzato in tale contesto, oltre ad essere di per sé errato, risulta oltretutto inquietante poiché evoca lo spettro dell'antica concezione del pater familias, figura di un'epoca non troppo remota, ribadita dal fascismo, in cui il capofamiglia aveva potere di vita e di morte sulla sua famiglia; un potere di vita e di morte legittimato dall'ordinamento stesso e dunque indiscutibile.Contro questo noi abbiamo tanto lottato e cambiato codici e cultura.In un momento in cui il femminicidio e, più in generale, il corpo delle donne è frutto di strumentalizzazioni di ogni genere, risulta ancora più importante il ruolo dei mass media nel fornire un'informazione corretta, critica, rispettosa e consapevole del fenomeno della violenza maschile e delle sue origini e implicazioni culturali, sociali, giuridiche, proprio come molte delle Vostre firme si erano già impegnate a fare sottoscrivendo il Manifesto delle giornaliste e dei giornalisti per il rispetto e la parità di genere nell'informazione del 25 novembre scorso.Vi chiediamo dunque di rispettare gli impegni presi e non cadere più in errori che, a voler pensar bene, richiamano alla mente quel giornalismo sciatto e superficiale, misogino anzichenò, di cui siamo quotidianamente inondate e di cui non abbiamo affatto bisogno, e che certo a tutto serve meno che a combattere la violenza e la sopraffazione sulle donne di cui tanto si parla.Non vorremmo che mentre il mondo tenta di cambiare l’Italia continui a rimanere com’è! ​

Condanna, senza se e senza ma, al rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III

Ci associamo alle parole della Presidente dell'ANPI, Carla Nespolo, e a quelle della Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello nella condanna, senza se e senza ma, del rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III a bordo di un volo militare.E' inaccettabile che venga utilizzato un aereo dello Stato e venga concesso tanto clamore mediatico ad un re che ha agevolato l'ascesa del fascismo, che ha approvato le leggi razziali, che si è macchiato di colpe gravissime nei confronti del nostro Paese.Pertanto riteniamo una provocazione grave anche la richiesta di chi ha chiesto che quest'uomo venga tumulato al Pantheon, luogo che raccoglie figure emerite della storia d’Italia.Il segno indelebile che il fascismo e la guerra hanno lasciato nella storia del nostro Paese agli italiani e alle italiane deve restare tale e non devono essere dimenticati i responsabili.Noi donne dell'UDI, associazione nata dalle donne che si mobilitarono proprio per superare e sconfiggere la tragedia nazionale prodotta dalla connivenza di Vittorio Emanuele III con il fascismo e il nazismo, conosciamo bene l'importanza della memoria storica. Solo attraverso la memoria storica può impedire che gli orrori del passato si ripropongano di nuovo. ​

Assemblea nazionale UDI 2 dicembre 2017​

Ai Gruppi e Sedi UDI, alle Tesserate ed Amiche UDI L'Assemblea di sabato 2 dicembre scorso, che aveva all’ordine del giorno l’elezione della nuova responsabile nazionale in sostituzione di Vittoria Tola, che aveva chiesto da tempo di essere avvicendata, ha visto l’elezione di Giulia Potenza come nuova responsabile al fianco di Laura Piretti.La candidatura di Giulia Potenza, già membra del Coordinamento e della Segreteria nazionale, proviene da una scelta fatta dall’interno del Coordinamento e dalla Segreteria. In questi organismi è stata rieletta Vittoria e anche questo è garanzia di un impegno di continuità con il lavoro svolto e con le nuove sfide che ci aspettano. Cogliamo l'occasione per ringraziare sentitamente e con affetto Vittoria del lavoro politico svolto in questi anni e dei risultati raggiunti con tutte noi.Per chi non la conoscesse, Giulia è un'avvocata di 33 anni di origine brindisina. Laureatasi in Giurisprudenza a Ferrara, dopo un master in sociologia su Immigrazione, fenomeni migratori e trasformazioni sociali con tirocinio presso l'ufficio migranti dell'INCA CGIL a Ferrara, intraprende la pratica forense presso lo studio legale dell'avv. Stefania Guglielmi, che la introduce nella realtà dell'UDI di Ferrara e da lì inizia la sua partecipazione attiva nell'associazione. Tra le sue esperienze professionali annovera anche la consulenza legale presso il centro antiviolenza Donna Giustizia.Il trasferimento a Roma la porta a impegnarsi nella sede nazionale e nell’UDI Romana La Goccia e a misurarsi con la politica dell'UDI nazionale, che si aggiunge alla libera professione esercitata nel suo studio a Ladispoli (RM).Eletta già al Congresso nel coordinamento e successivamente anche nella Segreteria, negli ultimi due anni ha lavorato all’organizzazione della sede nazionale e ai vari problemi da affrontare, oltre a partecipare ai numerosi impegni ed eventi che hanno visto coinvolta l'UDI sia a Roma che sul territorio nazionale, sia nel movimento che nel rapporti con le istituzioni. Come abbiamo detto in una precedente comunicazione, maggiori informazioni sull’andamento dell’assemblea, le altre candidature, le votazioni e temi del dibattito saranno forniti nel verbale d'assemblea.  ​

Ci ha lasciate Zanette Chiarotto dell'Udi La Mimosa di Trieste​

Zanette: allegra ironica attenta precisa discreta onesta. Alta, scattante, sbarazzina, pacata, capace di vicinanza discreta nelle relazioni umane e soprattutto di straordinaria onestà umana e intellettuale. Così la ricordo nei lunghi anni di amicizia, quando eravamo insieme dirigenti dell’Udi nel Coordinamento nazionale e poi, dopo che lei ha scelto di occuparsi solo dell’Udi triestina, in attività e incontri che organizzava per me e altre. Pranzi, cene e qualche passeggiata, molte chiacchiere telefoniche e un impegno reciproco per un viaggio insieme a Parigi che non potremo mai più realizzare. Le piaceva insegnare il francese, la lingua madre che amava, da figlia di migranti italiani, perché era l’attività scelta per stare con le donne alla Casa di Trieste. Chi l’ha conosciuta conserva il senso di vicinanza affettuosa e leggera, di quella leggerezza che sa tracciare segni indelebili nella memoria, con il gesto di un linguaggio dei corpi che sa dare forma alle storie migliori. Ci lascia prima di inoltrarsi nella vecchiaia, per la quale aveva ancora progetti che avremmo potuto condividere ed è uno dei tanti rimpianti ai quali non riusciamo a dare nome in questo momento di profonda tristezza. Vogliamo ricordare Zanette come una delle tante donne che hanno fatto la differenza in questo paese perché ha scelto quale storia costruire con la propria vita. Grazie per aver camminato insieme per un lungo pezzo di strada. Continueremo pensandoti e per dirti, con l’ultimo saluto, che la terra ti sia lieve, possiamo a ragione augurarci che la terra ti assomigli almeno un po’. Rosangela PesentiCon Vittoria Tola e Laura Piretti, responsabili nazionalie tutta l’UDI

#inquantodonna

Ieri il parlamento ha aperto le porte alle donne vittime di violenza, alle associazioni e alle professioniste che lavorano sul tema. Abbiamo ascoltato testimonianze di sopravvissute allo stupro, alla violenza domestica, alla tratta, ma anche le testimonianze delle donne vittime di figlicidi e delle madri di donne vittime di femminicidio. Una condivisione corale delle diverse esperienze ci ha unite in un unico intento, quello di dire basta alla violenza sulle donne. Ancora oggi le donne sono testimoni coraggiose (oltre che vittime) di una cultura patriarcale di sopraffazione e coercizione, testimoni di una società che nega piena cittadinanza al 51% della sua popolazione, che rifiuta di riconoscere il danno terribile, grave e gravoso che un maschile violento e prevaricatore continua ad infliggere a tutti, donne, bambini e uomini minando il vivere civile.Giornate come queste, che uniscono le differenze dei nostri vissuti e dei percorsi politici, hanno il merito di ricondurre le istituzioni al proprio ruolo di garanti del diritto di cittadinanza, delle leggi e della legittimità umana nel vivere comune e di porle di fronte alla necessità ed urgenza di trattare il contrasto alla violenza di genere come un tema imprescindibile della governance attuale e della democrazia.Le donne dell'UDI sono state e continueranno ad esserci, prima e oltre il 25 novembre, al fianco di tutte le donne.​

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