Comunicato Società Psicoanalitica Italiana

Ill.ma Presidente del Consiglio Giorgia Meloni,l’ esecutivo della Società Psicoanalitica Italiana esprime grande preoccupazione per l’uso di farmaci finalizzato a produrre un arresto dello sviluppo puberale in ragazzi di entrambi i sessi a cui è stata diagnosticata una “disforia di genere”, cioè il non riconoscersi nel proprio sesso biologico.Vanno seriamente considerate le controindicazioni a questo trattamento: La diagnosi di “disforia di genere” in età prepuberale è basata sulle affermazioni dei soggetti interessati e non può essere oggetto di un’attenta valutazione finché lo sviluppo dell’identità sessuale è ancora in corso.Solo una parte minoritaria dei ragazzi che dichiarano di non identificarsi con il loro sesso conferma questa posizione nell’adolescenza, dopo la pubertà.Sospendere o prevenire lo sviluppo psicosessuale di un soggetto, in attesa della maturazione di una sua definizione identitaria stabile, è in contraddizione con il fatto che questo sviluppo è un fattore centrale del processo della definizione.Anche nei casi in cui la dichiarata “disforia di genere” in età prepuberale si confermi in adolescenza, l’arresto dello sviluppo non può sfociare in un corpo diverso, sotto il profilo sessuale, da quello originario. Lo sviluppo sessuale del proprio corpo anche quando contraddice un opposto orientamento interno consente un appagamento erotico che un corpo “bloccato” o manipolato non offre.La sperimentazione in atto elude un’attenta valutazione scientifica accompagnata da un’approfondita riflessione sullo sviluppo psichico e suscita forti perplessità. È importante avviare sulla questione dei ragazzi con problematiche di genere una rigorosa discussione scientifica a cui la Società Psicoanalitica Italiana darà il suo contributo volentieri. A nome dell’esecutivo della Società Psicoanalitica ItalianaIl presidenteSarantis Thanopulos ​  

Petizione donna vita libertà

Firma la petizione NOI SIAMO CON I GIOVANI E LE GIOVANI IRANIANE CHE COMBATTONO PER LA LIBERTÀ’, QUANDO COLPITE UNO DI LORO COLPITE  L’INTERA UMANITA’. MARISA LAURITO, LUCIANO STELLA , TOSCA, EDOARDO BENNATO, NINO DANIELE, ANDREA MORNIROLI, DESIREE KLAIN, ALFREDO GUARDIANO, GIANNI PINTO INSIEME A Un gruppo di artisti, intellettuali e volontari della società civile che hanno a cuore le sorti del popolo iraniano chiediamo: La fine delle esecuzioni capitali e il rilascio dei manifestanti arrestati.   IRAN                                                                                                          Era il 16 settembre 2022 quando Masha Amini, una giovane donna curda, venne uccisa a Tehran mentre si trovava in custodia della polizia morale. Da allora migliaia di persone coraggiose hanno manifestato pacificamente contro il Regime Islamico in Iran. Regime che ha risposto solo con violenza e atrocità. Ad oggi sono oltre 18 mila i manifestanti arrestati e decine di loro rischiano di essere giustiziati a breve. Il mondo è a conoscenza di quello che si sta perpetrando nella Repubblica Islamica e non può più rimanere silente. Vediamo donne e uomini arrestati, violentati, torturati e uccisi solo per avere protestato per la richiesta dei propri diritti basilari. Siamo a conoscenza di numerose mutilazioni, violenze sessuali, stupri collettivi, organi asportati, cadaveri non consegnati ai familiari e sepolti in luoghi sconosciuti. Sappiamo di processi iniqui senza appello, senza avvocati, senza testimoni e senza prove. Giovani dichiarati morti per suicidio, ma con evidenti segni di percosse e fratture delle ossa. Abbiamo visto le foto di minorenni uccisi senza pietà, di ragazzi e ragazze avvelenati nelle mense universitarie, di manifestanti colpiti in volto o ai genitali, di uomini e donne senza occhi, perché colpiti dai proiettili. Sappiamo di funerali non concessi e di numerose persone scomparse solo per aver richiesto notizie dei propri cari. Siamo venuti a conoscenza dell’uso di droghe allucinogene da parte delle forze di sicurezza, con il fine di picchiare più violentemente i rivoltosi.  Alla luce di quanto sopra è evidente che la Repubblica Islamica dell'Iran stia violando tutti i principi della 'Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo' di cui è firmataria e che si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà. Chiediamo al Leader Supremo Ali Khamenei l’immediata fine delle esecuzioni capitali e la fine delle repressioni da parte del regime sul popolo iraniano. Desideriamo che venga data la possibilità a tutte le donne e uomini iraniani di poter manifestare la propria disperazione nei confronti del “sistema iraniano”. Un regime che da circa 44 anni non ha mai concesso il diritto fondamentale di ogni essere umano: la libertà.  In questo appello chiediamo inoltre al Premier Giorgia Meloni e al Ministro degli Esteri Antonio Tajani di prendere una posizione decisa nei confronti del Regime Iraniano; al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella di convocare immediatamente all’atto del suo insediamento l’ambasciatore iraniano, dichiarandolo “persona non grata” e  di richiamare il nostro ambasciatore in Iran per consultazioni. Chiediamo, infine, al presidente della commissione europea  Von Der Leyen  di mettere in campo tutte le iniziative di competenza dell’Unione per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali in Iran.    

Intervista a Sediqa Moshtaq

Intervista a Sediqa Moshtaq, attivista dell’Afghanistan Women’s Political Participation Network, sulla condizione drammatica delle donne afghane.  ​Da Il paese delle donne online  Sul canale YouTube dell’associazione Il Paese delle Donne Maria Rosaria De Rosa ha intervistato Sediqa Moshtaq, attivista afghana per i diritti delle donne. Fa parte dell’Afghanistan Women’s Political Participation Network. Insieme ad altre 70 persone, è riuscita a sfuggire alle vendette dei talebani e è stata accolta in Italia dalla Rete Umanitaria della società civile, fondata dalla giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola. Fanno parte della Rete Umanitaria: l’Unione Donne in Italia, i Salesiani per il Sociale di Don Francesco Preite, le Chiese cristiane evangeliche Battiste, la cooperativa ‘Una Città non basta’ e l’”Associazione Federico nel cuore”.  Nell’intervista, Sediqa Moshtaq racconta la propria esperienza e spiega in che modo, dopo la caduta di Kabul, le donne afghane sono cadute “in un pozzo oscuro”.  “Tutte le loro libertà – spiega Sediqa – sono state annullate dai talebani”. Lo scorso 6 dicembre, a Roma, nella sede del Parlamento europeo, con una  sono state raccontate le storie delle donne salvate con i loro bambini e accolte in Italia nel corso di un anno.                      

Lettera alla premier Giorgia Meloni

Gentile Presidente del ConsiglioOn. Giorgia MeloniPalazzo Chigi Roma   Forza, tenacia, coraggio: assistiamo ammirate e inorridite alla ribellione delle ragazze che in Iran trascinano in piazza una nuova generazione di donne e uomini, inerme di fronte alla brutale repressione del regime fondamentalista e liberticida. Donne vita libertà sono parole che ci riguardano, che ci chiamano in causa, che si dichiarano anche per noi.Sono i pilastri delle democrazie in cui si è fatta strada la voce delle donne che affermano una nuova umanità.Non è accettabile lo scempio di vite umane a cui assistiamo impotenti. La pacifica rivoluzione delle donne è mondiale e non si può fermare.La libertà di cui godiamo ci impone domande ineludibili. Chi arma la mano degli assassini?Dove si producono armi e proiettili che sfigurano donne e uomini sparando sulle manifestazioni?Quante persone con certezza d’impunità sono coinvolte nel lavoro alla catena dimorte che in Iran, come ovunque nel mondo, uccide? Quali accordi rendono silenziosi i governi democratici?Quali traffici imbrigliano la nostra economia nel sostegno a un regime che usa la condanna a morte per i reati che noi mettiamo a fondamento della democrazia? Quale cultura politica ci rinchiude nella complicità?Quali azioni della società civile possono smuovere i nostri governi?Quali decisioni possono fermare la libera circolazione del denaro che autorizza gli assassini e i carcerieri?Quali azioni di boicottaggio del regime iraniano possiamo condividere? Chi vuole portare il peso dei crimini che non fermeranno la storia? Egregia On. PRESIDENTE GIORGIA MELONI Le nostre non sono domande retoriche e sappiamo che non è in suo potere rispondere a tutte, ma le inviamo a lei per quanto può agire come massima autorità del Governo che presiede.L’UDI – Unione Donne in Italia – condivide appieno la Risoluzione del Parlamento europeo n. 2849 del 6 ottobre 2022 insieme alla condanna esplicita delle Nazioni Unite del crescente livello di violenza che lo Stato islamico dell’Iran attua e perpetua nei confronti delle iraniane e degli iraniani, in aperta violazione dei più elementari diritti umani. Il Parlamento europeo, nella citata Risoluzione, sollecita gli Stati membri, e non solo, ad avviare azioni per la cessazione immediata della violenta repressione delle proteste e la liberazione incondizionata di tutte le persone arrestate.Lei presiede il Governo di uno Stato membro e noi siamo cittadine del paese che sta governando, un paese fondato sulla democrazia che altre donne e uomini hanno costruito anche per noi, una democrazia che vive nel rapporto costante tra le istituzioni e le espressioni della società civile e che oggi ci consente di rivolgerci a lei con fiducia. Noi non possiamo tacere: siamo un’associazione che si occupa da sempre della cittadinanza delle donne affrontando le violenze e le discriminazioni ovunque si presentino e lo facciamo esercitando prima di tutto la nostra cittadinanza, che oggi ci porta a chiedere il Suo intervento. Le chiediamo di fare tutto quanto è in suo potere e di assumere iniziative in linea con le sollecitazioni della risoluzione del Parlamento Europeo e delle Nazioni Unite. per mettere fine alle drammatiche condizioni a cui è sottoposta la popolazione iraniana in lotta per i propri diritti. In attesa di una risposta le inviamo cordiali saluti. Responsabili nazionali Vittoria Tola         Liviana Zagagnoni Roma, 21 dicembre 2022    

Mostra OLTRE DAFNE FERMARE APOLLO​

Bergamo  11-19 novembre 2022La Mostra Oltre Dafne fermare Apollo a Bergamo è stata organizzata da otto associazioni:Aiuto Donna-Uscire dalla violenza,Donne per Bergamo, Bergamo per le donne,Unione Donne in Italia ‘Velia Sacchi’,Casa delle donne di Treviglio,Associazione Italiana Educazione Demografica,Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Comitato Provinciale di BergamoIstituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea,Fondazione Serughetti La Portain collaborazione con la Provincia di Bergamo,in collaborazione con il Comune di Bergamoe con il contributo del Consiglio delle donne di Bergamo,con il supporto per la guardiania a cura della Rete delle Banche del tempo della LombardiaL’inaugurazione, venerdì 11 novembre alle ore 17, aperta dalla musica del quartetto di fiati delle allieve del Conservatorio di Bergamo, ha visto una grande partecipazione di pubblico, continuata con presenze crescenti fino alla chiusura di sabato 19.Per accogliere le 31 classi e i 7 gruppi di associazioni che hanno prenotato la visita guidata abbiamo dovuto prolungare l’orario del mattino e, ciò nonostante, abbiamo dovuto respingere alcune prenotazioni.Le classi sono arrivate sia dalla città che dalla provincia con autobus organizzati dalla scuola di appartenenza.Studenti e insegnanti hanno ascoltato con grande interesse scoprendo una storia quasi del tutto sconosciuta.Con la mostra abbiamo rilanciato il concorso, per la provincia di Bergamo, e la premiazione dei lavori sarà il prossimo 8 marzo.Molte adulte e adulti hanno ripercorso, con partecipazione e qualche nostalgia, la strada dei diritti conquistati in settant’anni di lotte: il racconto storico è stato occasione preziosa di incontro.           Tra scuole, associazioni e visite libere abbiamo avuto più di mille presenze in 8 giorni.Si è trattato del buon esito di un grande lavoro di coordinamento al quale hanno partecipato le donne delle associazioni e delle istituzioni. La parte organizzativa è stata seguita da Maddalena Cattaneo, vicepresidente dell’associazione DonneperBergamo e del Consiglio delle donne.La parte amministrativa è stata seguita dalla tesoriera di DonneperBergamo e, grazie all’assessora del Comune Marzia Marchesi, alla consigliera provinciale Romina Russo e all’autotassazione di tutte le associazioni, la spesa è stata interamente coperta. Le donne di AIED hanno seguito la parte relativa alla comunicazione.Oltre all’informazione delle due testate bergamasche, della provincia e del comune, come potete vedere dai link, è stato fatto un lavoro di diffusione capillare da Aiuto Donna, che ha una rete di 5 centri antiviolenza, dalla Fondazione Serughetti-La Porta e dall’Istituto bergamasco per la storia della resistenza e dell’età contemporanea, che ha accompagnato la mostra con alcuni post utilizzando i materiali dell’archivio Udi depositato.Come potete immaginare si è trattato di un lavoro di delicata tessitura politica intorno alla storia dell’UDI, inizialmente non scontato, anche per la mia oggettiva distanza dalla città che non rende agevole essere presente.Ho comunque garantito la mia presenza per tutta la durata della mostra e potete capire il motivo per il quale non sono riuscita a inviare subito una relazione e la documentazione.Comunque, è stata una bella esperienza.Rosangela Pesenti           ​

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