Quanto è fragile il Presidente?

di Rosangela Pesenti Dopo aver orgogliosamente dichiarato “Sono una donna, sono una madre” e poi “sono una cristiana”, anche per iscrivere la sua esistenza politica in una storia più lunga della cultura d’appartenenza, ora piega simbolicamente il capo al revanchismo patriarcale del terzo millennio dichiarando di essere IL presidente.La sua collocazione simbolica svaluta la sua stessa vittoria e si immette nella storia della sconfitta delle donne fasciste che in Italia si consumò all’interno dello stesso partito con la cancellazione delle personalità più carismatiche, relegando le altre al ruolo che troverà poi nel nome “ausiliarie” il suggello della posizione.Come se Elisabetta prima e seconda o Vittoria avessero rifiutato il titolo di regina e Caterina o Maria Teresa quello di imperatrice.Ripete, in altra storia e contesto (con alcune analogie) la scelta che fu di Teresa Labriola quando ruppe l’articolato mondo femminista degli inizi Novecento dichiarando la sua adesione alla modernità dell’intervento colonialista bellico che guidava l’aggressivo nazionalismo italiano.Quello che è accaduto dopo lo sappiamo e oggi, se vogliamo allungare lo sguardo per immaginare il futuro, non possiamo certo fare riferimento alle sue elaborazioni, ci rivolgiamo invece alle donne che hanno previsto il disastro umano sociale ed economico al quale quel pensiero ha contribuito nei decenni successivi.Per quanto si mostri dura, tenga dritte le spalle, risponda con prontezza agli impresentabili marpioni che si è scelta come alleati, la decisione di quel dettaglio, l’articolo maschile per il ruolo il cui sostantivo vale anche per il femminile, dichiara la visione angusta in cui si inserisce.Non voglio fare previsioni sul futuro ma le sue prime scelte la collocano in linea con tutto il neoliberismo militarista e classista che si sostiene, come sappiamo, sui pilastri del sessismo e della discriminazione come fondamento.La sua presenza di donna potrebbe diventare solo un dettaglio di costume, una nota di passaggio come nel caso di altre allineate al sostegno della politica patriarcale di lunghissima durata.I corpi duri sono spesso molto fragili (mentre i corpi “molli” sono molto più resistenti) e la sua dichiarazione di riconoscimento del maschile come unico genere grammaticale delle istituzioni mostra già quale sia la sua fragilità.Penso che sottovaluti la capacità distruttiva e manipolatoria del patriarcato che ancora domina le istituzioni.Forse lei come politica potrebbe salvarsi, e glielo auguro come persona, del resto ci sono sia donne che uomini capaci di salvarsi dentro i più grandi disastri, ma temo che non fermerà distruzioni già avviate, quelle che molti e molte abitano con cupa rassegnazione e inconsapevole adesione.Non è un caso che la prima donna presidente del Consiglio appartenga a una formazione di destra.L’affermazione delle donne italiane nella storia della Repubblica, leggibile nella sequenza di leggi che hanno costruito, passo dopo passo, lotta dopo lotta, la democrazia in Italia, è stata combattuta in ogni modo da trent’anni a questa parte, e le leggi elettorali sono state uno strumento di distorsione del consenso che, di fatto, ha penalizzato soprattutto quella democrazia delle donne che avevamo appena cominciato a costruire.Una democrazia che disegna spazi di agibilità politica e condivisione abitabili da tutte e tutti.Penso che vadano studiate le donne, come in tutta la storia, perché le donne sono un intero genere discriminato, prima dalle leggi e ancora da ordinamenti e consuetudini,  sono comunque metà o più della popolazione, sono ovunque “fattore riproduttivo” non solo nella funzione biologica, sempre centrale nelle politiche di ogni forma statuale, ma anche nella più vasta e articolata capacità riproduttiva dell’esistenza in tutte le sue forme comprese quelle istituzionali.Il dettaglio del maschile mette Meloni, pur con la sua personale vittoria, nella più generale temporanea sconfitta politica del femminismo e delle donne tutte.Temporanea perché so come si muovono le donne, che appartengono più alla lunga storia delle potenti correnti sotterranee che al breve accadere degli eventi.Ho studiato le donne fasciste e anche le naziste a cominciare dal libro di Maria Antonietta Macciocchi del 1976[1] e da allora parlo della necessità di studiare le donne e le forme del consenso femminile per capire la politica. Mai sottovalutare le idee che avversiamo, vanno conosciute anche per capire se per caso e involontariamente non le stiamo praticando e sostenendo.Senza dimenticare che la vittoria parlamentare della destra è dovuta a una legge-truffa voluta dalla cosiddetta sinistra, favorendo oggi le forze che, diverse ma analoghe, erano state sconfitte nel 1953.Sono convinta che vadano sciolte tutte le organizzazioni politiche fasciste e che il fascismo sia stato una forma di Stato criminale avendo a proprio fondamento quelli che in democrazia consideriamo crimini, anche se siamo ancora molto lontane e lontani da un ordinamento mondiale condiviso che affermi i diritti umani e ne garantisca la tutela in ogni luogo e condizione (compreso il diritto di libera circolazione, ma su questo non mi dilungo). Questo però non è stato fatto e contro la democrazia abbiamo visto trame di tutti i tipi con larghe complicità collusioni connivenze anche istituzionali.Che fare quindi?Per fare è indispensabile l’attenzione ai contesti e la qualità delle relazioni, ripensare l’economia di scambio simbolico del valore che attraversa l’accumulazione delle ricchezze e lo sfruttamento di chi lavora per la concretezza della vita, che è sempre materialmente culturale.Come scriveva dieci anni fa Lidia Menapace, camminando sulle tracce lasciate dalle ultime intuizioni di Rosa Luxemburg, “(…) si palesa impellente il compito di preparare almeno una cultura diffusa che ci spinga a fare lotte, costruire relazioni, ridisegnare la vita quotidiana, insomma a preparare un’alternativa, un antagonismo, che non può essere nemmeno più fatto di grandi o grandissime lotte disarticolate, bensì di un tessuto socioculturale che si incomincia a tessere nelle relazioni, nelle occasioni che si storicizzano memorizzandole, costruendo perciò una teoria concreta, per le occasioni storiche da cui prende il via, e di prospettiva perché misura la propria gittata verso il futuro”.[2]       [1] Maria Antonietta Macciocchi, La donna nera, Feltrinelli, Milano, 1976 [2] Lidia Menapace, … A furor di popolo, Suppl. a Marea 4/2012, p. 21-22​      

AIFA e la pillola contraccettiva

L’UDI considera pilatesca la decisione presa lo scorso 5 ottobre dall’AIFA- Agenzia Italiana del Farmaco- riguardo alla gratuità della contraccezione per le giovani donne fino a 25 anni. Il ministro della Salute Roberto Speranza da mesi aveva chiesto all’Agenzia di determinarsi positivamente in proposito e persino gli organi di stampa nazionali ne avevano preannunciato la decisione in tal senso. All’ultimo momento l’AIFA ha deliberato di prolungare l’istruttoria, per valutare meglio l’impatto “economico” del passaggio alla gratuità della pillola contraccettiva.Buttarla sui riflessi di tale determinazione sulle casse dello Stato significa solo procrastinare per l’ennesima volta l’effettività del diritto alla contraccezione a carico del sistema sanitario nazionale. Un diritto che, “a carico dell’ente o del servizio cui compete” fu riconosciuto dalla legge 405 /1975, istitutiva dei consultori pubblici, e ribadito alla legge 194/1978, ma che purtroppo ancora oggi rimane privo di norme in grado di renderlo concretamente esercitabile con una” miopia” sconcertante se non ne conoscessimo le cause di sessismo e discriminazione.Così mentre in Francia la gratuità della contraccezione per le donne fino a 25 anni è stata decisa sin dal gennaio 2022 ed in altri Paesi europei sono stati già approntati programmi di rimborso per una ampia categoria di contraccettivi, in Italia si attende ancora di valutare l’aspetto economico di tale scelta. Senza mettere per nulla sul piatto della bilancia che il costo di un’interruzione di gravidanza è di gran lunga più oneroso per il bilancio pubblico.Sembra proprio che non si valuti che nel nostro Paese la maggioranza dei giovani è sessualmente attiva e non intende divenire genitore, come dimostra il dato secondo il quale il 9,43% delle IVG annuali riguarda le giovani tra i 15/24 anni. All’indirizzo di questo parte di persone, per le quali il costo della contraccezione può risultare oneroso, avrebbe dovuto essere rivolta la decisione dell’AIFA, che si attendeva da anni. Si è deciso di non decidere ed il prossimo rinnovo dei componenti di tale Agenzia non consente di sperare in meglio, mentre dovrebbe riprendere un massivo intervento nelle scuole sull’informazione /educazione sessuale.L’UDI esprime viva riprovazione per tale non scelta, che avrebbe reso disponibile direttamente in farmacia la contraccezione gratuita per le giovani fino a 25 anni. Così si sarebbe ovviato anche alle disparità territoriali concernenti la somministrazione gratuita dei presidi contraccettivi. Difatti tre sono le Regioni italiane che la consentono, Puglia, Toscana ed Emilia Romagna, ma solo tramite i consultori pubblici per altro non sufficientemente sostenuti.La mancata decisione dell’AIFA, continua a negare la tutela dei diritti riproduttivi femminili, nonché la salvaguardia del diritto alla salute delle donne che utilizzano la pillola contraccettiva per prevenire eventuali patologie oncologiche uterine. Continueremo a vigilare sul mancato rispetto delle facoltà e dei bisogni delle donne sulla scelta se divenire o no madri e nel contempo continueremo a sollecitare le istituzioni pubbliche (come facciamo da decenni) a porre in essere atti idonei alla difesa del diritto ad una maternità consapevole e responsabile. UDI NAZIONALE Roma 8 ottobre 2022    ​

Fuori la guerra dalla storia

                                                                  Interviste rilasciate per il calendario UDI 2023 "Fuori la guerra dalla storia".   

Aborto e diritto alla salute

Link alla petizione su Change.org Richieste alle istituzioni a due anni dalle nuove linee di indirizzo sull’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologicoSpett.li Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Consiglio Superiore di Sanità L’interruzione volontaria di gravidanza legale, sicura e gratuita è un obiettivo di salute pubblica oltre che un diritto umano. In Italia, nonostante la legge 194/78, questo diritto è violato quotidianamente per i motivi che elenchiamo in questa petizione. Da Women on Web, organizzazione internazionale che fornisce supporto e farmaci per l’aborto in telemedicina, sappiamo che nei primi quattro mesi di quest’anno sono state ben 142 le richieste dall’Italia, quasi una al giorno. Sono molte altre le persone che non hanno trovato nei servizi del proprio paese una risposta, in spregio all’articolo 32 della Costituzione italiana. Vorremmo porre la vostra attenzione sul fatto che:in Italia abbiamo un sistema di sorveglianza sull’attuazione della legge 194/78 dove, tra l’altro, si monitora il fenomeno dell’obiezione di coscienza e si misura la sua incidenza purtroppo non a livello della singola struttura ma con medie regionalidall’ultima relazione ministeriale sull’applicazione della legge 194 (dati 2020), risulta che il 35% degli ospedali rifiuta di fornire il servizio IVG, e i Dirigenti Sanitari e Amministrativi non sono sanzionati per la mancata applicazione dell’art 9 della legge 194/78le persone che usufruiscono dei servizi legati all’interruzione di gravidanza non riescono ad orientarsi non solo per conoscere con precisione quali sono gli ospedali che forniscono tale servizio ma nemmeno sulle procedure e sulla legislazione in merito, poiché nessun sito regionale o nazionale riporta tali dati sotto forma di informazioni chiare e precisele linee di indirizzo su IVG medica proposte dal Ministro della salute nell’agosto 2020, dopo la pandemia, NON sono recepite dalla maggioranza delle Regioni – con l’eccezione di Lazio, Toscana, Emilia Romagna e parzialmente dall’Umbria. Nelle Marche, addirittura, gli ospedali continuano a somministrare i farmaci fino alla 7 settimana, nonostante le indicazioni dell’Agenzia italiana del farmaco. Tranne il Lazio e l’Emilia Romagna, nessuna Regione ha organizzato i servizi in modo tale da svolgere la IVG medica anche nei consultori, come previstoin altri paesi europei come Irlanda, Regno Unito, Francia e Svezia è possibile praticare l’aborto medico in telemedicina attraverso l’ausilio di medici di famiglia e ostetriche. In Italia solo alcune mediche volontarie di “Pro-choice rete italiana contraccezione aborto” applicano le nuove leggi sulla telemedicina per fornire alle donne almeno la certificazione necessaria per poter accedere in ospedale ad una IVG del primo trimestre Viste le ultime Linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (08/03/2022), dove si raccomanda:la piena depenalizzazione dell’aborto (p. 24)che l’aborto sia disponibile su richiesta della donna, ragazza o altra persona incinta (p.26)evitare periodi di attesa obbligatori per l’aborto (p. 41) Chiediamo quindi:che, nell’ottica di applicazione delle direttive europee in tema di trasparenza e open data, i dati sull’interruzione di gravidanza siano resi disponibili in formato aperto, machine readableche la legge 194/78 sia applicata appieno anche sanzionando le aziende sanitarie  che non forniscono servizi IVG (35% nella relazione ministeriale) che siano trovati meccanismi premianti per i/le dirigenti dei servizi che applicano appieno la legge e/o penalizzanti per chi non la applicache il Ministero abbia un sito internet con pagine esplicative chiare e con mappe aggiornate, in più lingue, sui temi e sui servizi per IVG e contraccezione. L’accesso all’informazione ha un ruolo chiave nell’accesso all’aborto legale, sicuro e gratuitoche vi sia un numero verde per le richieste di IVG (ne esistono già vari su Aids o ludopatie) che risponda almeno 12 ore al giorno per orientare con urgenza chi cerca una IVG. Ne esistono simili in Irlanda o Francia gestiti da associazioni e finanziati dallo Statoche chiunque lo necessiti possa sapere dove si praticano Ie IVG chirurgiche, farmacologiche e ITG (interruzioni terapeutiche di gravidanza)che le Regioni siano obbligate a fornire dati sui servizi IVG, se aperti/non aperti/medici/chirurgici, in tempo reale e che non sia una caccia al tesoroche le Regioni abbiano un sito sempre aggiornato in cui siano presenti indirizzi, orari e telefoni cellulari dei consultori.che la salute sessuale e riproduttiva sia insegnata, praticata e diffusa tra il personale socio-sanitario e che vi sia formazione corretta sin dalle scuole dell’infanzia e dell’adolescenzache la contraccezione sia gratuita per tuttз (art. 2 legge 405/75 sui consultori), che i LARC (long acting reversibile contraceptives) siano incentivati, presenti ed applicati in tutti i consultoriche le linee di indirizzo siano mandatorie per le Regioni che possano essere sanzionate se non le recepiscono ed attuanoche, in ottemperanza alle Linee di indirizzo 2020, la gestione ambulatoriale e consultoriale dell’ ivg farmacologica preveda, per chi lo desidera, la somministrazione del farmaco abortivo a casa, garantendo la sorveglianza del processo abortivo in telemedicinache anche l’intera procedura dell’IVG farmacologica, se richiesto, possa essere gestita in telemedicina, come dimostrato dalle recenti esperienze del Regno Unito e della Francia e sostenuto dalle Linee Guida 2022 dell’ OMSche vengano pienamente assunte le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità come premessa per l’autodeterminazione delle persone che possono rimanere incinte, quindi: piena depenalizzazione dell’aborto; abolire regolamenti che limitano l’aborto in base a determinate condizioni; far sì che l’aborto sia disponibile su richiesta della donna, ragazza o altra persona incinta; abolire leggi (o parti di esse) che prevedono periodi di attesa obbligatori per l’abortoche siano riviste le convenzioni con enti privati, per consentire la necessaria privacy alle persone che accedono, quindi abolizione della impegnativa per l’esecuzione dell’aborto, e nel caso di diagnosi prenatale che si tolga la convenzione a quelle strutture che fanno diagnosi prenatali, ma non eseguono aborti, affinché sia assicurata la continuità assistenzialeche siano riviste le indicazioni sui farmaci per le IVG da AIFA attualmente vetuste e contraddittorie (Cervidil è fuori commercio!)  Siamo disponibili a partecipare a un tavolo di confronto al Ministero che cerchi le soluzioni e le risposte a queste nostre richieste data: 10/8/22 FirmePro-choice Rete italiana contraccezione abortoUDI-Unione Donne in ItaliaSenonoraquando? Coordinamento nazionale comitatiLAIGA Libera Associazione Italiana Ginecologi per Applicazione legge 194CGIL Politiche di genereAssociazione Vox-dirittiTorino città per le donneIVG – Spazio alle Donne, gruppo telegram di auto-mutuo aiutoRete + di 194 voci TorinoRete delle donne AntiViolenza Aps OnlusAssociazione Vita di Donna OdVFərociaNon Collettivo QueerPeriod Think Tank ApsRu2020 – Rete Umbra per l’AutodeterminazioneUDI Perugia – Unione Donne in ItaliaMujeres Libres Bologna      

crowdfunding "mettiamo al sicuro la sede nazionale e l'Archivio Centrale dell'UDI"

Care tutte,La sede dell'UDI è stata negli anni spesso bersaglio di attacchi (furti, tentati furti con conseguente danneggiamento). Dal 4 giugno scorso, in particolare, la sede nazionale-Archivio Centrale dell'UDI ha subito numerosi e reiterati tentativi di furto con scasso che, in alcuni casi, si sono tradotti anche in una sottrazione di piccole somme di denaro e alcuni beni, oltre alla rottura dell’allarme e delle telecamere;  tutto regolarmente denunciato più volte ai Carabinieri  e notificato al Comune di Roma. Tali effrazioni non solo hanno comportato dei danni materiali, con relativo dispendio di risorse per la  riparazione delle porte dell’Archivio e dell'Amministrazione, ma hanno compromesso anche la sicurezza del nostro Archivio Centrale. Siamo sempre più preoccupate che il responsabile di questi atti, un soggetto che vive nei paraggi dell'edificio Buon Pastore, per sfregio o per dispetto, possa arrecare ulteriore danno ai documenti (svuotare i faldoni, bagnarli, strapparli, bruciarli,ecc..).   Per essere più sicure tutte - sia chi quotidianamente lavora in amministrazione, sia chi fa ricerca e si occupa dell’Archivio - considerata anche la responsabilità nei confronti di un bene documentario riconosciuto dalla Soprintendenza di notevole interesse storico, siamo costrette ad adottare ulteriori misure di protezione, in particolare a dover installare alle nostre porte delle grate di ferro per evitare qualsiasi sfondamento e intrusione. Come potete immaginare, il costo di tale operazione non è alla portata delle nostre casse, ma è ormai diventato ineludibile e necessario. Pertanto, abbiamo deciso di utilizzare il metodo del crowdfunding per raccogliere la somma di euro 5000,00 che coprirebbe i costi di messa in sicurezza dei nostri ambienti che già ora siamo chiamate a sostenere. Sulla piattaforma Produzioni dal Basso trovate il progetto Mettiamo al sicuro la Sede Nazionale e l'Archivio Centrale dell'UDI ( http://www.produzionidalbasso.com/project/mettiamo-al-sicuro-la-sede-e-l-archivio-nazionale-dell-udi/ ).  Una volta aperto il sito basta cliccare a destra sul tasto verde “SOSTIENI QUESTO PROGETTO”, a quel punto potrete fare una donazione della cifra che preferite utilizzando la carta di credito o effettuando un bonifico. Vi chiediamo di diffondere e condividere il più possibile questo progetto per poter arrivare all’obiettivo dei 5000,00 euro. Se il passaggio dal sito del progetto ti risultasse complicato, c’è sempre la possibilità di donare tramite bonifico bancario al seguente IBAN IT34C 056 9603 2270 0000 3145 X65 intestato a UDI-Unione Donne in Italia. Grazie per il vostro aiuto, il futuro dell’Archivio Centrale della sede nazionale dipende da ognuna di noi!    

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