Adesione marcia pace Perugia- Assisi

Condanniamo fermamente l’ingiusta e violenta aggressione dell’Ucraina da parte di Putin e aderiamo con convinzione alla marcia per la pace Perugia-Assisi. L’impegno per il disarmo e per la pace fa parte della storia dell’Unione Donne in Italia e oggi, come nel passato, di fronte all’immane tragedia del popolo ucraino ribadiamo il nostro fermo no alla guerra e all’uso delle armi, convinte che l’unica possibilità, per quanto difficile, sia la strada del cessate il fuoco e della negoziazione.Non ci stancheremo mai di rimarcare che negoziare e trattare sono soluzioni più forti delle armi, cause di morti, esodi e distruzioni.Avvertiamo con timore e sgomento che tende a prevalere la logica della forza, della semplificazione, della cancellazione della storia e del buon senso, della manipolazione dei fatti, della narrazione a senso unico, della colpevolizzazione che non distingue le responsabilità di chi governa dal popolo governato. Tutto ciò non può che alimentare ancora di più la guerra, fomentare l’odio e azzerare l’intelligenza.In occasione della Marcia Perugia Assisi prevista per il 24 aprile prossimo, un evento straordinario che assumerà come sempre una dimensione mondiale, invitiamo tutte a considerare una fattibile partecipazione mettendosi in rete con altre associazioni od organizzazioni del territorio.Soprattutto, riteniamo che sia importante far pervenire al sito ufficiale della marcia  le adesioni di tutte le UDI o gruppi UDI accompagnate dalla motivazione“Niente più armi.Fuori la guerra dalla storia.Sarà un gesto politico importante che caratterizzerà il nostro pensiero sulle inutili guerre di tutti i tempi.UDI nazionale ha già aderito, aderiamo tutte!Segreteria nazionale UDIRoma, 1 aprile 2022    

Fuori la guerra dalla storia!

Ci sono stati e continuano ad esserci guerre e massacri di esseri umani in tutto il mondo. Continua la distruzione di nazioni intere con la loro ricchezza di arte e cultura. Il sistema di potere fa di tutto per convincerci della giustezza degli interventi armati e sono state coniate nuove espressioni, ridicoli ossimori, come guerra per la democrazia, guerra umanitaria. E adesso il conflitto in Ucraina rischia di travolgere l’intera Europa ma, come tutte le guerre, non giunge inaspettato e non era inevitabile. C’è dietro una storia di prove di forza, di un passo dietro l’altro per presidiare territori, secondo la logica del non cedere nulla all’avversario e secondo gli interessi sovranisti del capitale e dell’industria bellica. Ma questo non è tema su cui è consentito il dibattito perché attiene ai potenti decidere dell’ordine del mondo. Di fronte allo scenario di feroce aggressione ci viene imposta un’unica lettura che legittima una risposta ulteriormente aggressiva, senza margini per una valutazione critica delle responsabilità del passato, né delle conseguenze e dei rischi per il futuro. Si alzano i toni perfino nella dialettica interna del nostro paese, riducendo qualsiasi ragionamento allo schieramento a favore o contro Putin. Pur parlando astrattamente di negoziati, non si percorrono adeguate strategie diplomatiche per una mediazione che ponga fine al macello di donne, bambini, uomini e alla distruzione dell’Ucraina. Al contrario aumentano le spese militari, aumenta pericolosamente l’aggressività verbale, in una becera personalizzazione dello scontro che nulla ha a che vedere con la cultura della risoluzione dei conflitti che da decenni viene coltivata dal pacifismo e dal femminismo. Noi donne vogliamo cancellare l’idea stessa di guerra, anacronismo distruttivo che contraddice ogni concezione progressiva e umanitaria. Vogliamo trasformare l’ordine della forza e del dominio, che genera guerra e morte, nell’ordine dell’amore e della cura che genera vita. La nostra passività ha permesso agli uomini di calpestare i nostri valori e di impadronirsi in nome della patria del frutto delle nostre viscere, mandando al macello i figli come bestie per fare gli interessi dei guerrafondai (M. Occhipinti Una donna libera) NON VE LO PERMETTEREMO PIÙ! La storica estraneità delle donne dai luoghi di potere maschile in cui si decidono e si dichiarano le guerre è il punto di forza da cui gridiamo: NO ALLA GUERRA! NO ALLE ARMI! MAI PIU’ CADUTI/MARTIRI EROI DI GUERRA! Lo grideremo OGNI DOMENICA MATTINA DALLE 11,00 ALLE 13,00 PRESSO LA STATUA DELLA LIBERTÀ, monumento dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale, fino a quando non cesserà la follia delle armi, fino a quando i potenti dell’Occidente non si siederanno con i potenti della Russia per avviare seri negoziati di pace. UDIPALERMO - Le Rose Bianche - Donne CGIL Palermo - Coordinamento Donne ANPI - Associazione Donne Islamiche FATIMA - Emily - Donne Caffè filosofico Bonetti - Fidapa sez. Palermo Felicissima - sez. Mondello - Lab Zen 2 - Il femminile è politico - Donne no Muos​

Il coraggio della Corte di Cassazione

XIX Biennale Donna A Ferrara

OUT OF TIME Ripartire dalla natura Mónica De Miranda, Christina Kubisch, Diana Lelonek, Ragna Róbertsdóttir, Anaïs Tondeur  XIX Biennale Donna PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, Ferrara 27 marzo - 29 maggio 2022  A cura di Silvia Cirelli e Catalina Golban  comunicato stampa  La Biennale Donna torna per la sua XIX edizione: dal 27 marzo al 29 maggio il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara ospita la mostra OUT OF TIME. Ripartire dalla natura – una collettiva che presenta opere di cinque artiste internazionali: Mónica De Miranda (Portogallo/Angola, 1976), Christina Kubisch (Germania, 1948), Diana Lelonek (Polonia, 1988), Ragna Róbertsdóttir (Islanda, 1945) e Anaïs Tondeur (Francia, 1985). L’esposizione è organizzata da UDI – Unione Donne in Italia e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, ed è curata da Silvia Cirelli e Catalina Golban.OUT OF TIME illustra la necessità di ripensare le strutture radicate, riorganizzare le pratiche consolidate in ambito sociale ed economico e mostrare i legami con il dibattito ecologico in corso. Da qualche decennio, e ultimamente in maniera più marcata, si sta consolidando una consapevolezza diversa rispetto all’ambiente naturale che ci circonda. La nostra epoca antropocentrica ha bisogno di essere ripensata tramite nuovi paradigmi, che potrebbero prefigurare un modo altro di essere al mondo.È quindi inevitabile che l’arte affronti attraverso i propri strumenti e linguaggi le questioni ecologiche più pressanti. Le riflessioni che ne derivano da ambiti differenti confluiscono, attraverso una poliedricità di linguaggi artistici (installazioni, fotografie e video) in una mostra che intende esplorare il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente, ed esaminare le interazioni tra entrambi i soggetti. Un altro obiettivo di questo progetto è porre l’attenzione sulle modalità di appropriazione dell’ambiente come conseguenza drammatica dello sfruttamento delle risorse naturali.  Le cinque artiste indagano l’interazione e la possibile alleanza tra tutti gli esseri viventi ospitati da questo pianeta. Differenti modelli di lettura e varie prospettive richiamano l’attenzione sui modi in cui la natura è stata stravolta nella ricerca dell’egemonia da parte dell’essere umano, mettendone in luce le ripercussioni sia sull’ambiente sia sul tessuto sociale. L’intreccio tra le varie sperimentazioni artistiche si inserisce in un più ampio e proficuo dialogo con varie scienze, a dimostrazione di come la cooperazione e la ricerca socio-economico ed ecologica siano essenziali per allenare un pensiero comune che scardini la visione antropocentrica. La mostra si apre con l’opera dell’islandese Ragna Róbertsdóttir, artista il cui lavoro è caratterizzato da una forte cifra minimalista, che proietta la propria grammatica stilistica con l’impiego di componenti dall’evidente potenza materica. Lava, vetro, pomice, ossidiana, rocce vulcaniche, sale, o conchiglie caratterizzano una personale impronta espressiva che sfocia in un legame viscerale con il mondo naturale. Oltre ad alcune delle sue opere più significative, come la serie Saltscape, realizzata con sale marino e sale di lava nero, o View, dove domina la lava rossa del vulcano Seydisholar, la Biennale Donna ospiterà anche due lavori site specific: interventi di inconfondibile valenza tattile che rievocano al contempo la magnificenza e la fragilità dell’universo naturale.Di differente sintesi poetica è invece l’approccio della francese Anaïs Tondeur, la cui ricerca si concentra su una pratica artistica di derivazione scientifica, frutto di studi realizzati con la collaborazione di geologi, oceanografi, fisici e antropologi. Le due installazioni multidisciplinari presentate in mostra sono, infatti, la traduzione visiva di indagini scientifiche rispettivamente dedicate alle tracce del petricore, l’inconfondibile odore della pioggia sul suolo asciutto, e all’analisi dei cicli oceanici, di vitale importanza per una maggiore comprensione dei cambiamenti climatici terrestri.La Biennale prosegue poi con il mondo visionario di Mónica De Miranda, portoghese ma di origini angolane, la cui eredità culturale ha fortemente influenzato il suo percorso artistico, portandola all’esplorazione dell’evoluzione ambientale da un punto di vista antropologico. Confrontandosi con le ferite di un colonialismo violento, De Miranda si sofferma sulle convergenze fra stratificazione sociale e il cambiamento dell’ecosistema, proponendo “geografie emozionali” – come lei stessa le definisce – cioè narrazioni urbane che seguono intimi processi identitari.La prevaricazione dell’uomo sulla natura torna baricentrica anche nel percorso creativo della polacca Diana Lelonek, che offrendo una visione critica sui processi di sovrapproduzione, focalizza la sua parabola espressiva sulla possibilità di soluzioni alternative di convivenza e coesione fra mondo naturale e mondo umano. Questo approccio empatico detta le basi di un’interdipendenza fra specie e l’accettazione di uno scenario trasversale di chiara rottura rispetto a quello attuale.Chiude il percorso espositivo, il lavoro di Christina Kubisch, una delle più incisive figure della sound art tedesca. Attingendo a un’estetica inedita, Kubisch è riuscita nell’intento di proiettare “paesaggi acustici” attraverso l’esplorazione del potere del suono. Le sue polifoniche installazioni sonore indagano il cosiddetto inquinamento acustico silenzioso, esperienza sensoriale fondamentale per poter comprendere lo stato di saturazione elettromagnetica diffusa intorno a noi. La mostra è organizzata dal Comitato Biennale Donna dell’UDI (composto da Lola G. Bonora, Silvia Cirelli, Ada Patrizia Fiorillo, Catalina Golban, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Dida Spano, Liviana Zagagnoni) e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea. In occasione dell’esposizione sarà edito un catalogo bilingue italiano e inglese che contiene le riproduzioni di tutte le opere esposte e apparati biografici, unitamente a contributi critici di Silvia Cirelli, Maura Gancitano e Catalina Golban. OUT OF TIME. Ripartire dalla naturaMónica De Miranda, Christina Kubisch, Diana Lelonek, Ragna Róbertsdóttir, Anaïs Tondeur A cura di Silvia Cirelli e Catalina Golban Date27 marzo – 29 maggio 2022 Inaugurazione sabato 26 marzo ore 18.00 Sede espositivaPAC – Padiglione d’Arte ContemporaneaCorso Porto di Mare 5, Ferrara OrganizzatoriGallerie d’Arte Moderna e Contemporanea UDI – Unione Donne in Italia Orari di aperturaDa martedì a domenica, dalle 10.00 alle 18.00 Prenotazioni  InformazioniT. 0532 244949diamanti@comune.fe.it  UDI – Unione Donne in ItaliaT. 0532 206233udi@udiferrara.it  Ufficio stampaSara ZollaT. 346 8457982press@sarazolla.com     

Guerre da fermare una pace da abitare

Care compagne, questa nuova guerra ci lascia sgomente e non è facile trovare parole per dire sentimenti e convinzioni di pace anche se la nostra associazione ha una lunga storia di riflessione e di azione. In questi giorni abbiamo letto e ascoltato molto cercando di trovare parole da condividere con voi. Sentiamo di riconoscerci pienamente nel documento scritto dalle donne di Bergamo che vi trasmettiamo. Un documento che non parte da un'associazione chiedendo adesione e non è nemmeno frutto di mediazioni tra associazioni ma nato dall'incontro tra donne e parole, che ognuna sottoscrive specificando professione, associazione, istituzione d'appartenenza, esponendo se stessa prima del proprio ruolo. Come donne, quindi, vi invitiamo a sottoscriverlo e diffonderlo conservando lo stesso stile politico  di adesione. - Potete inviare le vostre firme qui.- Leggi il documento delle donne di Bergamo.​

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