16 dicembre 1945: parte il primo treno della felicità

Articolo di Giovanni Rinaldi apparso originariamente su Il Mulino 1945, l’Italia è libera da pochi mesi, dovunque distruzione e macerie. Dalla stazione di Milano, il 16 dicembre parte il primo treno speciale che porta 1.800 bambini a Reggio Emilia, dove altrettante famiglie, per la massima parte composte da militanti comunisti, li ospiteranno fino alla primavera.Teresa Noce  ̶ dirigente comunista, combattente in Spagna con le Brigate internazionali col nome di battaglia Estella, internata dai nazisti nel campo di Ravensbrück   ̶  racconta come si avviò quel progetto: «Sarebbe toccato soprattutto alle compagne lavorare. Ma avremmo fatto in modo di mettere all’opera anche gli uomini. Tutte le compagne di Milano si misero al lavoro. Nel mio piccolo ufficio, che allora era chiamato “della stufa rossa” perché, quando ci davano un po’ di legna, era riscaldato da una stufa di terracotta rossa, era un via vai continuo di donne, uomini, bambini. Arrivavano richieste da ogni parte. I bambini affamati erano tanti. Cominciava il tempo umido e freddo e non c’era carbone. I casi pietosi erano molti, moltissimi. Bambini che dormivano in casse di segatura per avere meno freddo, senza lenzuola e senza coperte. (…) Bambini lerci, pieni di croste e pidocchi».Il movimento “Per la salvezza dei bambini d’Italia”, come verrà poi chiamato nei numerosi comitati organizzatori sparsi per l’Italia, nasce quindi a Milano, dalla fantasia e dalla passione di Teresa Noce, organizzato dalla nascente Unione donne italiane (Udi), erede dei Gruppi di difesa della donna, nati all’interno della lotta partigiana. Non era, del resto, un’assoluta novità, riprendendo l’antica e ripetuta esperienza del solidarismo di classe e del mutuo soccorso.Milano, nella sua periferia, era piena di bambini che soffrivano letteralmente la fame e il freddo. A una prima timida richiesta di aiuto per alcune decine di loro, Teresa Noce invia la compagna Dina Ermini a sondare la disponibilità dei compagni di Reggio Emilia a ospitare in affido un certo numero di bambini nel periodo invernale. Il radicamento e l’organizzazione del Pci nell’Emilia Romagna faceva presagire una buona risposta alla loro richiesta di aiuto. La risposta va al di là di ogni loro legittima speranza: all’ipotesi di ospitalità richiesta per poche decine di loro, Reggio Emilia risponde offrendo accoglienza per duemila bambini, seguita a ruota da Parma, Piacenza, Modena, Bologna e Ravenna. In parallelo avverrà un altro trasferimento: quello dei bambini di Torino verso Mantova.Al V congresso del Pci (Roma, 29 dicembre 1945 - 6 gennaio 1946), dopo pressanti richieste di aiuto all’infanzia da parte dei rappresentanti territoriali, si decise di estendere l’iniziativa e radicarla a favore del Mezzogiorno.Nei primi mesi del 1946 si avviò quindi il trasferimento a scaglioni di migliaia di bambini da Cassino e dal frusinate, terre devastate dalla guerra e dai bombardamenti alleati; e, quasi in contemporanea, altre migliaia da Roma, dalla sua periferia e dalle borgate più popolari. Nel 1947 si replicò con il trasferimento, forse il più imponente, da Napoli verso le regioni del Centro Nord, di circa 10.000 bambini, gli sciuscià sottratti alla strada e allo sfruttamento.Treni speciali continuarono a partire negli anni successivi, dal 1948 fino al 1952, dalla Calabria martoriata dall’alluvione, dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Puglia e dal Polesine.Il Pci e l’Udi, animatori principali dei comitati organizzatori, furono affiancati dai Comuni, dai Prefetti, dal Cln, dalla Cgil, dall’Anpi, dalla Croce rossa, dal Centro italiano femminile (Cif) di ispirazione cristiana, dalle cooperative e da tanti privati cittadini. Aiuti arrivarono anche dalle Ferrovie, dal ministero dell’Assistenza postbellica, dall’United Nations Relief and Rehabilitation Administration (Unrra). Protagoniste principali dell’organizzazione dei viaggi furono le militanti dell’Udi, che si occuparono di curare e vaccinare i bambini, raccolsero fondi e donazioni da privati, enti, commercianti, consigli di fabbrica, distribuirono indumenti e biancheria, calze e scarpe, organizzarono sedute di taglio di capelli e di eliminazione dei pidocchi.Fu un lavoro gigantesco: bisognava selezionare i bambini più bisognosi – non solo quelli provenienti da famiglie ideologicamente “vicine” – andando casa per casa per conquistare la fiducia delle famiglie, verificare le condizioni di salute di ognuno, prepararne le schede personali e i cartellini di riconoscimento, abbinare ogni bambino alla famiglia di accoglienza, accompagnarli nel viaggio fornendo vitto e vestiario, mantenere i contatti tra le famiglie. Le donne dell’Udi furono sostenute dai militanti di tutte le sezioni del Pci, da moltissimi medici volontari, ma trovarono nelle Crocerossine, delegate all’assistenza nei vagoni, le più inaspettate e pragmatiche partner nei lunghi e faticosi viaggi in treno.Decine di migliaia di bambini furono ospitati e accuditi dalle famiglie contadine e operaie della Toscana, delle Marche, dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia, presso le quali vennero rivestiti, curati, mandati a scuola. Ritornava spesso il detto: «Dove si mangia in sette si mangia anche in otto!». Nelle stazioni, a salutarli alla partenza e all’arrivo, c’erano le bande musicali di ferrovieri e tranvieri, i sindaci con intere giunte comunali, i militanti e le militanti dei Comitati di accoglienza che provvedevano alla collocazione dei bambini presso le famiglie ospitanti.Molti bambini viaggiarono però traumatizzati da una propaganda feroce, operata soprattutto dai parroci del Sud, che costantemente facevano circolare voci che evocavano la leggenda dei comunisti “mangiabambini” o il loro trasferimento forzato in Russia, spaventando le famiglie. In Emilia-Romagna e in altre regioni del Centro Nord, invece, altri parroci e qualche vescovo parteciparono bonariamente ai comitati organizzatori. All’arrivo nelle nuove famiglie, la sorpresa dei bambini meridionali spesso fu scioccante, perché scoprivano agi e comodità sconosciuti, una società molto lontana da quella di provenienza. L’incontro tra queste due Italie e il confronto tra queste due culture fu il vero risultato della scelta, politica, della “solidarietà nazionale”.Un’Italia popolare si sostituiva alle istituzioni, organizzando dal basso nuove forme di società solidale e la gestione collettiva della cosa pubblica. La politica diventava lo strumento collettivo, necessario e pragmatico per costruire il bene comune. Si scoprì inoltre «una solidarietà possibile tra Nord e Sud, tra operai e contadini – scrive Miriam Mafai in L’apprendistato della politica – un conoscersi tra gente che aveva vissuto in modo diverso le atrocità della guerra, il superamento da una parte e dall’altra di antiche incomprensioni e diffidenze, un entrare in contatto di mondi diversi: il mezzadro emiliano e il sottoproletario meridionale, con lo stabilirsi di rapporti di fraternità che resisteranno nel tempo».“I treni della felicità”, come oggi chiamiamo quel movimento, non fu mai, in realtà, la sua definizione ufficiale, né una definizione propagandistica. Non la troviamo in discorsi pubblici, né in documenti organizzativi, né sui giornali dell’epoca che titolavano In partenza il treno speciale, Parte il treno dei bambini, In viaggio con il più bel treno del mondo. Una sola volta, viaggiando su uno di questi treni che riaccompagnava a Napoli i bambini ospitati nella sua città, il sindaco di Modena, Alfeo Corassori, rivolgendosi a una delle accompagnatrici Udi, ebbe a definirlo “il treno della felicità”. Sintetizzava, con queste parole, la difficile scelta dell’allontanamento dei bambini dai loro affetti e, insieme, la felicità della loro restituzione alle famiglie, dopo aver conosciuto nuovi affetti e sentimenti. La felicità negli occhi di quei bambini, nel guardare al futuro con minor paura e più fiducia.    

Ciao Lidia

Partigiana, cattolica, marxista, femminista, pacifista sempre e comunque, ma soprattutto donna libera e di grande pensiero. A lei saremo sempre grate per il suo esempio di vita, per la sua intelligenza politica e mai conformista, per la sua ironia e per il suo impegno nell'Udi profuso per decenni, fino all'ultimo Congresso del 2016. Lidia ci lascia ma non se ne va. Resiste insieme a tutte noi e indica strade che non dobbiamo abbandonare. Grazie per quanto ci hai trasmesso e per quando ci hai fatto sorridere!

Linee di Indirizzo sulla interruzione volontaria della gravidanza in umbria

Finalmente dopo 4 mesi la Regione Umbria recepisce le "Linee di Indirizzo sulla interruzione volontaria della gravidanza con mifepristone e prostaglandine" aggiornate a seguito del parere del Consiglio Superiore di Sanità del 4 agosto 2020. Sarà possibile per le donne umbre scegliere l'IVG farmacologica senza il ricovero e fino alla nona settimana di gestazione. Ora chiediamo:che gli ospedali si organizzino in fretta per applicare le procedure e soprattutto che la pratica dell'aborto farmacologico si possa finalmente fare anche nei 2 principali ospedali della Regione, quello di Perugia e di Terni che oltretutto sono ospedali di insegnamento nei quali gli operatori sanitari in formazione ora NON apprendono le modalità di somministrazione e controllo della pratica sanitaria.Chiediamo inoltre che la Regione aggiorni il nomenclatore tariffario in modo da permettere ai consultori, adeguatamente attrezzati e formati, di praticare l'aborto farmacologico.Infine chiediamo che la Regione Umbria provveda, come già fanno altre regioni, a rendere la contraccezione gratuita per tutt* così come previsto dalla legge 194!Vogliamo scegliere sui nostri corpi sulla sessualità e sulla riproduzione! Non ci fermeremo qui!Vi diamo appuntamento sulla nostra pagina facebook mercoledì 8 dicembre alle ore 18:00 per una diretta con varie operatrici del Centro ItaliA: Giovanna Scassellati LAZIO, Barbara del Bravo TOSCANA, la Marina Toschi UMBRIA; Attiviste delle MARCHE; Lisa Canitano Vitadidonna; con la quale analizzeremo lo stato dell'arte e la lunga strada che bisogna ancora percorrere per vedere rispettate le nostre libertà ed i nostri diritti!   ​

Quel 1° dicembre di cinquant'anni fa​

Oggi si festeggiano i 50 anni dall'approvazione della legge sul divorzio. Una conquista straordinaria dopo molti anni di battaglie per chiedere il pieno diritto di cittadinanza delle donne e che alla fine degli anni ‘60 attraverso i partiti di sinistra, il protagonismo femminile, giovanile e della classe operaia porta ad un cambiamento radicale della società italiana e segna il traguardo per l'affrancamento delle donne dalla cultura patriarcale caratterizzata dall’indissolubilità del matrimonio e dal potere maritale secondo il Codice Rocco. Una lotta che dalla Costituente non si è in realtà mai più fermata per la libertà e autodeterminazione delle donne e per una nuova cultura delle relazioni tra i sessi.Tale merito va riconosciuto nella lotta instancabile delle donne dell'UDI e del femminismo, sia per difendere questa legge quando quattro anni dopo verrà nuovamente messa in pericolo da un referendum abrogativo, con un consenso inaspettato da molti, sia per conquistare il nuovo Diritto di Famiglia. Memorabile la manifestazione nazionale dell’UDI, l’anno dopo, per cambiare il Codice Rocco sul Piano civile e superare il potere maschile su mogli e figli.Le donne agiranno sul piano penale con la legge di Iniziativa popolare contro la violenza maschile con l’MLD, l’UDI e i Collettivi femministi, dimostrando che quello che molti politici ritenevano il “sesso debole” o “secondo sesso”, aveva idee chiare di trasformazione e cambiamento sociale nonostante lo scoppio del terrorismo. Nell’Archivio Centrale dell’UDI esiste un patrimonio documentario notevole e sul sito dell'Archivio digitale dell'UDI è possibile trovare foto e numerosi manifesti che testimoniano le nostre battaglie di quegli anni, spesso dimenticato da molti media anche in questi giorni.Pertanto anche oggi vogliamo ricordare che le conquiste di civiltà, si sono fatte e si fanno ancora grazie alle donne e soprattutto alla politica di donne che non si sono mai rassegnate.Neanche oggi che le forze in campo nazionalmente e internazionalmente per il ”ritorno all’Ordine naturale delle cose” sono in campo ed agguerrite anche in Parlamento, nei tribunali e nei media.    ​

25 novembre dalle UDI

UDI NAZIONALE  "PECHINO +25: DIRITTI, LAVORO, RAPPRESENTANZA, VIOLENZA (PRIMA PARTE)"⠀⠀⠀ PANEL 2 - #FMWJ⠀⠀⠀⠀ 23/11/2020 (dalle 14:00 alle 16:00)⠀⠀⠀⠀⠀Speaker: Simona Lanzoni, Bianca Pomeranzi, Linda Laura Sabbadini, Vittoria Tola, Alida Castelli⠀Modera: Marilù MastrogiovanniLa pandemia ha avuto effetti devastanti su tutti, anche sotto il profilo sociale ed economico e, in particolare, per donne e ragazze. Quale è stata la qualità dell’informazione sui temi della violenza di genere, durante il lockdown? Il 2020, 25esimo anniversario dell’adozione della Piattaforma di azione di Pechino, doveva portare a ulteriori interventi a sostegno delle donne, ma il COVID-19 ha stravolto ogni piano. Lo dice il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres che ha adottato, il 9 aprile 2020, un rapporto per lanciare l’allarme sul rischio che la pandemia può produrre sui risultati raggiunti nella parità di genere e sui diritti delle donne. UDI NAZIONALE    UDI FERRARACarissime, UDI Ferrara sta collaborando ad un ciclo di iniziative proposto da CDS e CDG sul tema centrale della violenza economica. Naturalmente sono tutte on line, causa regole anti pandemiche.Vi segnaliamo quelle di oggi pomeriggio (presentazione libro) e di domani (convegno), allegandovi i programmi.Gli incontri sono in diretta  Facebook sulla pagina /cdscultura.Chi è interessata/o può quindi collegarsi.Successivamente vi informeremo della tavola rotonda del 25 novembre che avrà le stesse coordinate.Seguiranno altri appuntamenti che saranno preventivamente segnalati. Al tal proposito anticipiamo che l'11 dicembre ci sarà un appuntamento tenuto da UDI sullo smart working, che partirà dalla presentazione del nostro sondaggio presentato da Alida Castelli (segreteria nazionale UDI); confronto con esponente unife, psicologa, sindacalista e una dipendente in lavoro a distanza".Un caro saluto.p.s. Il 25 novembre dalle ore 17, troviamoci tutte in piazza T. Trieste in un flash mob e mascherina rossa! Uscirà comunicato. UDI FERRARAGentilissime e Gentilissimi, a nome e per conto dell'Assessore Dorota Kusiak, si inoltra il programma  e l'invito a partecipare alla Tavola Rotonda in oggetto, che si svolgerà MERCOLEDÌ'  25 Novembre in occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Nel corso del confronto, con tema "Valore e ruolo di una rete di contrasto alla violenza sulle donne", interverranno in apertura il sindaco di Ferrara Alan Fabbri, l'assessore alle Pari Opportunità Dorota Kusiak e la Presidente della Commissione Consiliare Pari Opportunità del Comune di Ferrara e coordinatrice degli interventi della giornata Paola Peruffo. Tra i relatori e le relatrici,  spicca il Magistrato Maria Rita Pantani della Procura di Reggio Emilia specializzata nella sezione dedicata alla violenza familiare e sul maltrattamento delle donne. Sarà inoltre presente il dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Ferrara Paolo Pellegatti e non mancheranno le Associazioni e Centri locali che da anni convogliano professionalità esperienza ed impegno nell'ambito della prevenzione /sensibilizzazione e nell'accoglienza e protezione delle donne vittime di violenza:  Centro Donna Giustizia, UDI sezione di Ferrara e CAM Centro di Ascolto degli Uomini maltrattanti (che agisce sul versante del recupero e della rieducazione affettiva degli uomini che riconoscono di avere un problema, e che recentemente ha inaugurato il primo centro di documentazione culturale maschile a Ferrara).Non mancheranno interventi da parte delle Scuole e di  una rappresentanza di studentesse e studenti del Liceo di Scienze Umane G.Carducci, con la prosecuzione del  progetto "La forza e il coraggio delle donne”  promosso dalla Fidapa BPW Italy - Sezione di Ferrara   e l'IIS Copernico-Carpeggiani con la canzone rap "Non è normale che sia normale".L'evento sarà visibile  in streaming  YOUTUBE sul canale "Consiglio Comunale di Ferrara".Si prega di darne la massima divulgazione presso tutti coloro i quali possono essere interessati.Ringraziando si inviano i migliori saluti.ASSESSORATO ALLE PARI OPPORTUNITA’  UDI CODIGORO  UDI GENOVAE’ davvero con dispiacere che dobbiamo rinunciare alla presenza in piazza per manifestare contro la violenza sulle donne.Considerando questa evenienza, abbiamo dato il via al Ciclo di letture sulla pagina FB Biblioteca Margherita Ferro, invitando donne, anche di diversi ambiti e associazioni a lanciare un messaggio attraverso la nostra pagina. Avremo letture da parte di rappresentanti di Centri Antiviolenza (Centro per non subire violenza e Pandora), di due Associazioni culturali, e di alcune Consigliere di Municipio e di altre volontarie dal 10 novembre al 30.Le letture saranno tematiche. Nel mese di dicembre dedicheremo le letture alle donne che sono state premiate con il Nobel, e via via per 6 mesi cambieremo il tema delle letture.Partecipiamo al video-flash mob “Spezza le catene” a cura del Centro per non subire violenza con una foto e/o video .Abbiamo partecipato al video laboratorio, (concluso 17/11/2020, con un gruppo di studenti del 3° anno del Dipartimento Scienze della Formazione UNIGE, sul tema: “Alleanza tra i generi contro la violenza sulle donne”. Al laboratorio hanno partecipato: UDI, CIF, SENONORAQUANDO,  CGIL, CISL,UIL, Centro per non subire violenza, Cooperativa la Comunità, riunite da anni per riflettere su alcune tematiche.Cordiali saluti.UDI Genova  UDI MODENAA seguito della nostra recente esperienza nel processo per stupro in cui siamo state costituite parte civile, vogliamo imbastire un ragionamento generale su quanto il pregiudizio manometta il giudizio nelle aule di tribunale e che cosa si può fare per scalfire il problema. Introduce: Serena Ballista -  Presidente UDI Modena Modera: Giovanna Ferrari Intervengono: Elvira Reale - Psicologa- Dirigente Centro prevenzione mentale donna ASL Napoli 1  Silvana Borsari -  Direttrice sanitaria dell’Azienda USL di Modena Dopo il pluripremiato "Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo"presentiamo il nuovo libroLe conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta(edito da Settenove, già vincitore del Premio Letterario Essere Donna Oggi)Un reportage lungo tre anni che racconta, attraverso le parole di chi sopravvive al femminicidio, gli esiti drammatici della violenza sulle donneIntroduce Serena Ballista - Presidente UDI Modenadialoga con l'autrice Giovanna Ferrari  PER SEGUIRE L'EVENTO E' OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE:TEL. 0592153122   UDI CADONEGHECarissime, non potendo organizzare altri tipi di iniziative, abbiamo pensato il.manifesto che vi alleghiamo e che da oggi è stato affisso alle bacheche comunali. Abbiamo anche stampato le locandine, uguali, che abbiamo portato nei negozi del nostro territorio. Come potete vedere hanno aderito numerose associazioni. Buon lavoro a tutte e cari saluti da U.D.I. Cadoneghe PD Gigliola Longo. UDI LUCCA        UDI CARPICarissime,vi allego la cover dell'evento facebook che UDI Carpi APS e Vivere donna onlus organizzano per il 25 novembre 2020. UDI Carpi e Vivere donna onlus hanno in programma, per mercoledì 25 novembre 2020 alle ore 18:30, una diretta streaming su Facebook per parlare di violenza contro le donne, in particolare di come essa sia cambiata a seguito del lockdown. Oltre a ciò si toccheranno i seguenti temi: diritti riproduttivi, body shaming, educazione all'affettività. L'evento social ha come titolo 25 novembre 2020. La violenza contro le donne non va in lockdown. Interverranno anche portavoci di due realtà giovanili (u.ni.cum e react).       UDI BOLOGNAEcco qui allegato il volantino che riassume i vari appuntamenti on line che termineranno a dicembre. -in date in corso di definizione -  con due appuntamenti legati ai percorsi di giustizia .I link di collegamento o direttamente dal pdf o dal sito o facebook.IL COVID NON CI FERMA       UDI RAVENNAv. allegato     UDI FORLìv. comunicato allegato   UDI TORINO​ UDI NAPOLIContro la violenza economica, reddito di libertàQuante sono le donne uccise in questo tragico anno 2020? E quante erano nel 2019? Non si sa bene perché ognuno fa il suo conto. Eppure, è sui presunti dati che vengono valutati i “lievi miglioramenti” che le istituzioni si apprestano a presentare nell’annuale celebrazione della giornata internazionale contro il femminicidio.Non si tratta di numeri ma del modo di contare, perché è probabile che le vittime della tratta e della prostituzione siano escluse dal conteggio. Ed è probabile che anche le vittime dei figli, fratelli e padri instabili accuditi per le carenze del welfare non vengano conteggiate.Si tratta anche di ciò che si intende per violenza perché è risaputo che la violenza viene considerata solo quando si chiude il circolo delle persecuzioni e si arriva all'uso delle armi, proprie e improprie, mani e piedi compresi.Gli stupri, le percosse date sapientemente, gli insulti e la segregazione psicologica anche quando individuabili, sembra che avvengano in una terra sconosciuta e sfuggente, e lo stato che pure ammette le falle del sistema, se così vogliono dirsi, continua a praticare nella piena legalità tutte le precondizioni che garantiscono la sottomissione effettiva e potenziale delle donne.È la violenza istituzionale, a volte perpetrata attraverso l'espropriazione dei diritti materni con l'applicazione della cosiddetta PAS, mai abbastanza smentita, oppure esercitata con la privazione dei servizi essenziali.Dopo tanti risultati del movimento antiviolenza femminista, uno degli espedienti più diffusi è quello di suggestionare la politica e l’opinione pubblica asserendo che violenza, prostituzione, dominio degli uomini sulle donne siano le realtà più antiche del mondo e quindi incoercibili. Di fronte a una sfida rappresentata come irrimediabilmente persa, il suggerimento è quello di accontentarsi del troppo poco che viene fatto da chi ne ha la responsabilità.Le donne, che non sono affatto rassegnate, invece hanno pensato, fatto e dettato regole, come la Convenzione di Istanbul, e questo è stato ed è insopportabile per il movimento di conservazione dei privilegi maschili. Nel tessuto politico è diffusa la tendenza a vanificare, ridicolizzare il femminismo e, come stiamo osservando, neutralizzare la presenza delle donne come sesso, accomunando la loro condizione a quella degli oppressi e dei discriminati a vario titolo.Apparentemente nessuno sembra voler avversare o contrastare le conquiste femministe, ma in molti propagandano la pericolosa visione di una violenza indifferenziata e neutra che si sfoga su qualsiasi individuo in posizione di debolezza. Si trascura così, volutamente, l'aspetto essenziale del femminicidio, e cioè che esso sostanzia l’espressione affermativa del potere maschile, sostenuto da poteri e istituzioni.Nella pandemia Covid, si è in particolare evidenziata, tra le altre afferenti all’isolamento domestico, quella forma di violenza che più ha a che fare con la povertà femminile: la violenza economica.Le donne, non per fatalità, ma per l'enfatizzazione della divisione del lavoro domestico, sono diventate più povere, si è accentuata la dipendenza economica dai capifamiglia. Nell'emergenza si è rafforzato il principio della sostituzione del welfare, e perfino della scuola, con il lavoro gratuito di cura prestato in massima parte appunto dalle donne. Questo ha molto a che fare con la violenza maschile contro le donne, come recitano i protocolli internazionali e la Convenzione di Istanbul. La povertà femminile è il terreno del principio ricattatorio per il quale la violenza sarebbe la contropartita del mantenimento.Eppure, le donne non vengono mantenute, anche quando sono private del lavoro o lo perdono: producono una ricchezza che viene loro sottratta sistematicamente. Questo significa per molte la privazione della libertà in assoluto e della libertà di prendersi cura di sé stesse, delle bambine e dei bambini. Per le vittime della violenza maschile è quindi indispensabile la restituzione del reddito prodotto, in termini strettamente economici, per concretizzare il percorso di liberazione dalle violenze familiari.Il reddito di Libertà, che la Regione Sardegna ha adottato da tre anni, è lo strumento che, in questo momento drammatico, deve testimoniare la volontà delle istituzioni, in particolare delle Regioni, di contrastare la violenza maschile e sostenere la libertà femminile.Le donne elette in Campania abbiano l’autorevolezza per l’affermazione di questo traguardo e la forza del sostegno femminista per un provvedimento più che urgente.UDI di Napoli  UDI CATANZARO25 NOVEMBRE 2021 IN ZONA ROSSA MA PRESENTI!Carissime, l’essere zona rossa ci costringe ancora alla distanza, quindi saremo presenti sul web attraverso le nostre pagine, insieme ai tanti eventi delle altre Udi.Abbiamo prodotto e fornito alle scuole che ci hanno contattato un video inedito:L'attrice e regista Cinzia Maccagnano sarà la voce di Giulia da: Sarà trasmesso domani sulla nostra pagina insieme ad altri video tematici sui tanti aspetti che assume la violenza contro le donne; Pubblicheremo e ripubblicheremo anche  quanto ha prodotto l’Udi in questo anno tanto doloroso per la pandemia, ma altrettanto ricco di eventi e comunicazione. Attraverso la potenza del web, siamo riuscite a raggiungerci ed a intensificare la nostra comunicazione.Come sapete l’Udi aderisce alla “Rete 25 novembre e oltre” costituita da associazioni ed istituzioni e da domani l’assessora alle Pari Opportunità ha preso in carico il progetto della Rete per l’istallazione delle Panchine parlanti che dovranno portare nei quartieri l’informazione sui temi della violenza di genere e diffonderanno i Vademecum Come fare se….. .   UDI CATANIAUDI GRADISCA D'ISONZOCarissimevi inoltro il programma che come Circolo UDI di Gradisca d'Isonzo abbiamo elaborato assieme all'Amministrazione Comunale -Assessorato alle Pari Opportunità-e diversi altri partners.    Purtroppo tante cose non siamo riuscite a concretizzare causa Covid o abbiamo realizzato on line.Interessante è stato il progetto #vetrineperilrispetto.      40 esercizi commerciali di Gradisca d'Isonzo hanno risposto all'invito a mettere a disposizione una vetrinache gli artisti di street art Fabio Babic e Massimo Racozzi hanno dipinto avendo come tema il rispetto di genere.Maggiori informazioni si possono trovare sul sito del Comune di Gradisca d' Isonzo: Un caro salutoMariarosa Marcuzzi(v. due allegati)UDI CATANZAROCare tutte, noi dell'UDI di Catanzaro abbiamo realizzato una video narrazione per il 25novembre, nel link qui sotto. Sono estremamente felice del risultato, perchè se vi dicessi in quali tempi è stato realizzato non mi credereste e i mezzi non ne parliamo neppure, quelli sono evidenti. Eppure, eccoci qua! Nel video parliamo di lavoro, ma sappiate che anche quest'anno la prima cosa che abbiamo fatto a mezzanotte è stata accendere una candela per Lea Garofalo, per non dimenticare com'è stata sottratta all'amore di sua figlia nella notte tra il 24 ed il 25 novembre del 2009.Un caro saluto a tutte voi!Dorianahttps://udicatanzaro.wordpress.com/2020/11/25/riusciamolibere-riusciamo-a-lavorare/   

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